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Le versioni dei medici e dei cittadini

Asl di Latina: migliaia di casi al giorno. Ma il tracciamento funziona davvero?

Fila per fare i tamponi al drive-in di Latina. Foto di repertorio
Fila per fare i tamponi al drive-in di Latina. Foto di repertorio

Il tracciamento sta diventando una delle operazioni più difficili e lunghe per sbrogliare la matassa del Covid. La provincia di Latina viaggia sui mille contagi al giorno ma l'ufficio del contact tracing della Asl è comunque uno e pur con tutte le tecnologie a disposizione, fatica a restare al passo con numeri simili. All'inizio della pandemia, quando il numero dei contagi non era così elevato, la Asl contattava direttamente via telefono tutti gli interessati. Oggi deve ricorrere a più sistemi e un ruolo fondamentale lo ricoprono i medici di base, ai quali spetta già da tempo il monitoraggio e la certificazione di fine quarantena.

LA VERSIONE DELLA ASL E DEI MEDICI DI BASE DI LATINA


Come si svolge, nel dettaglio, oggi, l'attività di tracciamento? «La Asl tutte le mattine ha a disposizione i dati del giorno precedente, aggiornati alla sera - spiega il dottor Antonio Sabatucci, responsabile del dipartimento di prevenzione della Asl - Abbiamo i dati di tutti i contagiati e contattiamo loro e i relativi contatti». La ricostruzione dei contatti di una persona positiva al covid inizia con i familiari. Com'è noto, la maggior parte dei contagi avviene in ambito domestico e quindi le prime persone da avvisare e controllare dovranno essere i conviventi e quindi i parenti più stretti, che vivono con la persona contagiata. In questo caso, spesso ci si affida al passaparola da parte della persona contagiata, che avverte il gruppo familiare. Molti contatti vengono raggiunti al telefono, via sms, via email. Ogni mezzo è buono per comunicare l'inizio di una quarantena. La Asl si avvale di tutta la tecnologia possibile, anche incrociando dati. Poi la palla passa ai medici di medicina generale. «Un ruolo chiave è svolto dai medici di base – sottolinea il segretario della Fimmg, il dottor Giovanni Cirilli – Siamo noi a dare le indicazioni di comportamento ai pazienti che risultano positivi e a certificare le quarantene. A tutti diciamo di chiamare coloro con i quali sono stati a contatto nelle ultime 48-72 ore, spieghiamo di isolarsi e come comportarsi a casa e con i familiari. In tutto questo il sistema è bloccato, e noi dobbiamo delle risposte anche ai malati non covid. Per noi il lavoro è dieci volte tanto rispetto a prima della pandemia, siamo distrutti». Da qualche giorno proprio i medici di famiglia possono finalmente verificare direttamente nel database se un loro paziente è positivo. E sempre da qualche giorno convergono nella stessa piattaforma anche i dati delle farmacie, per cui i dati che prima dovevano essere sommati quotidianamente, oggi si vedono già aggregati e questo facilita le operazioni.

Stefania Belmonte

 

il "buco nero" del sistema: contatti stretti avvisati solo tramite passaparola e non ufficialmente

Le testimonianze: «Nessuna chiamata ricevuta»

Secondo quanto segnalano alcuni utenti al Caffè, in alcuni casi le cose si sarebbero verificate in maniera diversa. Sono in molti i cittadini risultati positivi al Covid-19 che raccontano di non aver ricevuto alcuna chiamata e che nessuno ha domandato loro chi sono stati i contatti stretti. Per procedere con ordine, succede sempre più spesso che un cittadino scopre di essere positivo al Covid-19 facendo un tampone rapido in farmacia. A quel punto il farmacista invita l'utente a contattare il medico di famiglia per avere tutte le informazioni necessarie. Non potendo andare di persona dal dottore, questo consulto avviene via telefono e il medico di medicina generale spiega al paziente come deve comportarsi, quanti giorni deve rimanere isolato a seconda della propria condizione e quando dovrà effettuare il tampone per uscire dalla quarantena se negativo. Fin qui tutti i contagiati raccontano che queste fasi si sono effettivamente verificate, sebbene se di mezzo ci sono dei giorni festivi o un weekend devono attendere il lunedì per conoscere la giusta trafila da seguire e in quel lasso di tempo nessuno li avvisa telefonicamente. Se i più coscenziosi si informano per fatti propri, non si può dire lo stesso di tutti. Il “buco nero” del sistema, comunque, avviene nel momento in cui il paziente entra in contatto con il medico di medicina generale. Se è vero che è lui ad aprire la procedura burocratica che fa risultare ufficialmente l'avvio della quarantena, non corrisponde sempre al vero il fatto che il medico gli domanda chi sono i contatti stretti, ovvero le persone con cui è stato a contatto per più di quindici minuti in un ambiente chiuso e senza mascherina. È qui che si impalla il sistema, perché in questo modo non ci saranno chiamate da parte della Asl ai contatti stretti, che agiranno di nuovo a loro coscienza. Insomma, se nel periodo più triste della pandemia il sistema del tracciamento era quasi svizzero e ogni contatto stretto riceveva istruzioni precisi su come muoversi, oggi il passaparola portato avanti dal positivo al  Covid-19 ha reso tutto molto meno affidabile. A testimoniare che il problema è comune e non si verifica solo in provincia di Latina è il 1500, numero di pubblica utilità attivato dal Ministro Roberto Speranza il 27 gennaio 2020 per rispondere alle domande sul nuovo Coronavirus. «Non credo che riceverà telefonate – dichiara il medico a cui è stata girata una telefonata da parte del 1500  ad un contatto stretto che ha chiesto informazioni -. Il tracciamento con 200.000 casi positivi al giorno è sbriciolato. Statisticamente l'indagine epidemiologica non è più come prima, ma ha fatto bene a chiamare e a chiedere come muoversi in base alla sua particolare situazione».

Bianca Francavilla

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