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A 10 anni dal voto popolare

Acqua Bene Comune, grande manifestazione a Roma: "Si rispetti il referendum!"

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Gli attivisti per l'acqua Bene Comune manifestano sotto la sede Acea a Roma
Gli attivisti per l'acqua Bene Comune manifestano sotto la sede Acea a Roma

Grande manifestazione nazionale per l'acqua Bene comune sabato 12 giugno a Roma, una delle città che più hanno contribuito a promuovere il referendum del 12 e 13 giugno 2011, insieme ad altre realtà come Latina, Aprilia, Anzio e Nettuno, Pomezia, Castelli Romani e dintorni. Un referendum che ha chiesto a gran voce una gestione sana, trasparente delle risorse idriche, affinché siano trattate non come merce su cui speculare ma come patrimonio di tutta l'umanità. I cittadini hanno stabilito che l'acqua va gestita come risorsa universale, senza lucro e in mano a soggetti totalmente pubblici. Naturalmente senza clientelismi e partitocrazia e nell'interesse di tutti, anziché in mano a società basate sul (legittimo) guadagno e su speculazioni finanziarie. La consultazione referendaria ribadì anche il “No” forte alle centrali nucleari, che oggi rischiano di tornare di moda attraverso personaggi come Bill Gates. Il celebre fondatore di Microsoft, insieme agli Ogm oggi propone piccoli reattori nucleari come soluzione ai problemi energetici…

L'appuntamento per la manifestazione è a piazza dell'Esquilino, alle ore 15,30.

BOLLETTE LIEVITATE, MA MINERALI REGALATE ALLA LOBBY

Tutti i governi e i parlamenti da allora ad oggi hanno affossato, o quanto meno ignorato, quella decisione democraticamente espressa. È stato il referendum con più firme e più votanti di tutta la storia della Repubblica italiana: circa 27 milioni di persone, quasi metà dell'intera popolazione nazionale. Un vero plebiscito, tradito da chi comanda il Paese. E la teoria secondo cui il problema è che gli utenti pagano tariffe troppo basse, si scioglie come neve al sole di fronte a un altro dato: chi le preleva e imbottiglia le acque minerali fa incassi da capogiro, ma paga letteralmente quasi zero alle pubbliche istituzioni competenti (Stato e Regioni). A fronte di un fatturato di 2 miliardi e 750 milioni di euro in un anno, i primi 10 imbottigliatori nei quali si concentra il grosso del business in Italia, pagano solo 18,4 milioni di euro per i canoni di concessione. Cioè 0,68% di quel che incassano… In altri termini, su ogni euro che versano alle casse pubbliche per i canoni, lucrano il 19mila percento. Lo spiega un Rapporto del Ministero dell'economia, su dati del 2015. In media, per ogni litro di acqua pregiata emunta, pagano alle casse pubbliche solo 1,16 millesimi – sì millesimi, è scritto bene. Il mercato avrebbe come pilastro la concorrenza e lo scambio. Tutte le concessioni sono state date con affidamento diretto, senza gara pubblica (a parte un caso in Liguria) quindi senza vera concorrenza né possibilità di scegliere il miglior offerente per far avere qualche soldino in più alle casse pubbliche. E poi in molti casi le istituzioni non misurano i reali volumi di acqua prelevati e imbottigliati. Invece l'utente del servizio idrico che magari ha pagato tariffe gonfiate, se non paga la bolletta si vede staccare l'acqua. Caso unico, visto che negli altri contratti il creditore, per ottenere i suoi soldi o beni, deve prima andare davanti al giudice e avere almeno una ingiunzione di pagamento per l'esecuzione forzata. Se servono quattrini per adeguare gli acquedotti italiani, perché non si fanno pagare le pregiate acque minerali anziché tartassare solo i cittadini? LEGGI INCHIESTA QUI

SEMPRE PIÙ SPECULAZIONI FINANZIARIE

Intanto alle Nazioni Unite è scattato l’allarme per l'acqua quotata in Borsa. L’11 dicembre il Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua, Pedro Arrojo-Agudo, ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, verrà scambiata nel mercato dei “futures” di Wall Street. Il Relatore ONU ha ricordato come l’acqua, bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per la salute pubblica, è un bene pubblico da mettere a disposizione di tutti, e come tale non può essere trattato come un qualsiasi altro articolo commerciale, come fosse oro, petrolio o altra merce quotata in Borsa. Come spiega il movimento ambientalista americano Down to Earth, «si potrà fare scommesse sul prezzo dell’acqua, una risorsa che sta rapidamente diventando scarsa nel mondo». Non solo: il prezzo di questa indispensabile risorsa sarà sempre più esposto alle logiche affaristiche anziché al sacrosanto diritto-dovere di garantirla a ogni essere umano. Come del resto sancisce l’Onu. Aver aggirato la volontà popolare referendaria a cosa ha portato? Le cronache di giorni scorsi aiutano a capire...

PROCESSI PENALI... ED EUROPEI

A fine maggio la Procura della Repubblica di Frosinone ha chiesto il processo penale per personaggi di vertice, tra manager, professionisti e altre figure di Acea Ato5 e Segreteria tecnico operativa, contestando falso in bilancio e frode nelle pubbliche forniture. Al centro delle accuse, le bollette lievitate e i cronici disservizi cronici per 86 comuni della Ciociaria. I reati contestati sono falso in bilancio e frodi nelle pubbliche forniture. Il 9 giugno scorso, la Commissione europea rinviato l’Italia alla Corte di Giustizia per inadempienza alla Direttiva europea sull’acqua potabile. La nuova procedura d’infrazione riguarda anche alcune aree del Lazio, come la provincia di Viterbo, dove l’acqua fornita alla popolazione ha livelli di fluoro e arsenico molto al di sopra dei parametri minimi di legge. Stesso problema scoperto e denunciato a Latina a provincia e ai Castelli Romani con anni di inchieste giornalistiche dal giornale Il Caffè, tra minacce, pressioni di vario tipo e querele (sempre miseramente fallite). Questo rinvio alla Corte di Giustizia europea è il terzo e ultimo cartellino rosso. Se l’Italia non mostrerà di essersi adeguata davvero nei tempi richiesti, la Commissione potrebbe chiedere l’applicazione di una sanzione. Ovviamente pagata dai cittadini.

Di fronte a questo incredibile scenario, si leva la voce di moltissimi cittadini, comitati e associazioni che hanno a cuore la tutela del Creato e i diritti, anche per le generazioni future. Di seguito pubblichiamo il comunicato del Forum nazionale dei movimenti per l'acqua.

*** * ***

IL NUOVO APPELLO POPOLARE

10 anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro Paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare abbiamo costretto ad un passo indietro chi per decenni ha imposto privatizzazioni e estrattivismo.

10 anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tutti sui profitti di pochi, ha un significato ancora più attuale. Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.

Inoltre, la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno. L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario: un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare.

È una risposta del tutto errata alla crisi sindemica (due o più epidemie o fattori negativi insieme o sequenziali, ndr), riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla.

La crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un'efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tuttə i diritti fondamentali, a partire dal diritto all'accesso all'acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa.

Oggi più di ieri è importante riaffermare il valore universale dell'acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa come argine alla messa sul mercato dei nostri territori e delle nostre vite, contrastare il rilancio dei processi di privatizzazione attuato mediante il PNRR e le riforme che lo accompagneranno.

Chiediamo di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l'eredità radioattiva di una stagione infausta.

Denunciamo l'ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’idrogeno.

Continuiamo a batterci contro il nucleare civile e militare in ogni sede europea e internazionale.

Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa è stata organizzata un grande mobilitazione che si sviluppa tanto a livello locale quanto a livello nazionale.

 

Aderiscono:

ISDE Italia – Medici per l’Ambiente; Associazione Costituzione Beni Comuni di Milano; WWF Italia; Movimento Consumatori; Medicina Democratica Onlus; CCA dbr Coordinamento dei Comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico di Massa Carrara; Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana Aps; Partito della Rifondazione Comunista; Giuristi Democratici; Associazione Laudato Si'; ARCI; Unione Sindacale di Base – USB; Legambiente; Movimento per il diritto all’abitare; Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, COBAS - Confederazione dei Comitati di Base; ATTAC Italia.

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