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Missiva inviata a numerose autorità

Aprilia, 143 cittadini scrivono una lettera sulle 'puzze' della Rida Ambiente

In rosso, l'area della società Rida Ambiente
In rosso, l'area della società Rida Ambiente

Una lettera firmata da 143 cittadini di Aprilia che denuncia le molestie olfattive persistenti e ripetute in tutta l'area circostante la società del settore rifiuti Rida Ambiente(in via Valcamonica) è stata inviata ieri, 23 marzo, al sindaco di Aprilia, Antonio Terra, alla Provincia di Latina. all’Arpa Lazio (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale), alla Regione Lazio, al Ministro della Transizione Ecologica, alla Procura di Latina, al Commissario ad acta per i rifiuti del Lazio e al Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti e alla Commissione Europea. La lettera contiene una dettagliata storia dell’impianto e riporta la testimonianza di diversi cittadini.

Qui di seguito il testo integrale della lettera:

“Oggetto: Rida ambiente e il diritto alla salute.

Complesso impiantistico di RIDA Ambiente Srl Aprilia (LT) composto da: impianto di trattamento biologico della potenzialità di 1320 ton/giorno e di una capacità annua di 410.000 tonnellate per la produzione di Combustibile Solido Secondario; impianto di depurazione biologico e chimico-fisico per lo smaltimento di rifiuti liquidi non pericolosi, con una capacità di trattamento di 15 mc/h per il trattamento chimico fisico e 20 mc/h per quello biologico e una potenzialità giornaliera di 480 mc/g e di 175.200 mc/annui. Nel corso del 2020 viene presentata “Istanza di modifica non sostanziale alla determinazione B0322 del 9/2/2009 e successive varianti nell’area identificabile come particelle 42, 52, 652, 653 del foglio catastale 139, in territorio del Comune di Aprilia (LT) con variante urbanistica. Necessità urgente di ampliamento degli stoccaggi a causa dell’impossibilità di esportazione causata dalla Pandemia da Covid-19“. Un’immagine allegata nella lettera dai 143 cittadini di Aprilia: raffigura l’area dell’impianto di Rida Ambiente. In sintesi, nell’ordinanza G07906 del 06/07/2020, l’ing. Tosini considera variante non sostanziale l’intervento urbanistico che include la sottrazione di quasi 3 ettari di suolo agricolo vincolato in mezzo ad abitazioni rurali, l’aumento della capacità di stoccaggio del 30%, l’aumento delle quote di stoccaggio da 2,5 a 4 m e il divieto di realizzare una superficie pavimentata nella fascia sottostante l’elettrodotto (in realtà completamente impermeabilizzata). E con un’abile manovra, sottrae dalla procedura VIA (troppo lunga e partecipata) la valutazione di un progetto di cui non ha nemmeno visto la documentazione progettuale e di cui chiede l’integrazione a posteriori dell’ampliamento e a posteriori dell’autorizzazione. In stretta analogia a quanto avvenuto per Monte Carnevale.

L’ing. Tosini, oggi, è sottoposta a misure cautelari personali a seguito dell’Ordinanza del Tribunale di Roma (GIP Annalisa Marzano), nella quale si riporta anche che: “Le intercettazioni telefoniche originariamente avviate per il traffico illecito dei rifiuti (in data 24/10/2019), svelavano il coinvolgimento della Tosini, la quale non solo agevolava i titolari degli impianti di T.M. ove venivano effettuati i preliminari trattamenti da destinare allo smaltimento…”.

Tale ampliamento, in piena asimmetria con le denunce dei cittadini, non accompagnato dal dovuto processo informativo e partecipativo della società attiva e residente, tanto da domandarsi se trattasi di procedure non supportate dalle dovute autorizzazioni, non riguarda solo le capacità di trattamento dei rifiuti (che la Regione Lazio, nella persona dell’ing. Tosini ha autorizzato 3 mesi dopo che la vegetazione era stata eliminata, gli sbancamenti realizzati e lo stendimento di cemento già gettato), con l’aumento del 30% della quantità dei rifiuti stoccati, (cioè alle 22.500 ton in R13 già autorizzate, sono state concesse + 6.000 ton di CSS EER 191210 e/o di EER 191212 + 750 ton di EER 191212 in D15), ma anche l’ampliamento dell’impianto su quasi 3 ettari di terreno con destinazione d’uso agricolo, avvenuto tra aprile e giugno 2020, prima di ricevere l’autorizzazione regionale, in un periodo di lock down totale, in cui nessuno poteva immaginarsi quello che stesse avvenendo, se non il comune di Aprilia, che nemmeno aveva autorizzato la SCIA, e se non a cose fatte e decorsi i termini per ricorrere; sempre rincorrendo l’emergenza rifiuti nell’emergenza covid, che combinati con il passe-partout della “indifferibilità e urgenza”, vede come unici perdenti solo e sempre la giustizia, i cittadini, l’ambiente e il territorio.

Premettiamo che il preoccupante deterioramento della qualità ambientale, paesaggistica, territoriale del Comune di Aprilia che si è venuto a determinare da oltre 10 anni a questa parte nei pressi di via Gorgona/via Valcamonica in Aprilia (LT), Loc. Sacida-Campoverde e parte di Genio Civile, ha trasformato la vita di circa 5000 abitanti della zona, originariamente a carattere rurale, in un incubo più volte segnalato – ma ignorato.

Per dare il quadro della situazione riportiamo di seguito, tra virgolette, alcuni frammenti di riflessioni di residenti in Zona Sacida-Campoverde (ex Bosco di S. Antonio), che non si sono lasciati ammutolire neanche da atteggiamenti intimidatori, come querele o diffide di cui sono stati oggetto, poiché da qualche tempo, qui ad Aprilia, la libertà di manifestare il proprio pensiero (sui social) è appannaggio solo dei grossi imprenditori, benefattori dell’umanità (https://www.facebook.com/watch/?v=221186752695625).

A: “Forse la foto non rende l’idea: quelle nuvole sono emissioni in atmosfera, al cui palesarsi si diffonde un odore nauseante. Noi non possiamo dimostrarlo, perché non vi sono strumentazioni degli enti atte a rilevarlo, così come non esistono rilevatori per il rumore notturno. Anche esprimere il disgusto per quanto respiriamo, che procura conati di vomito e continui mal di testa, è divenuto difficile, poiché alcuni di noi sono stati querelati e diffidati.”

B: “Ci stanno avvelenando con miasmi e polveri sottili (ndr: questo impianto, tra l’altro, brucia 11.000 litri di gasolio l’anno, secondo i dati AIA). Abbiamo chiamato i servizi di controllo, ma non vengono o, se vengono, ciò accade giorni dopo e combinazione vuole che tutto sia normale! Le emissioni gassose, i miasmi, i deodoranti artificiali che spruzzano per coprire le rivoltanti esalazioni, che bruciano la gola e gli occhi; i rumori insopportabili specialmente di notte, le scie di percolato che lasciano i camion che trasportano a casa nostra tonnellate di rifiuti da ogni dove, anche queste puzzolenti e attiranti mosche, ratti e scarafaggi… Tutto regolare! Ci siamo documentati: ARPA fa i controlli annualmente (quelli acustici ogni biennio) e programmati. Per quel giorno qui chiudono tutto, capannoni, valvole, sfiati, puliscono alla meglio, deodorano, spengono i motori e poi… si ricomincia. Per tutto il resto dell’anno, soprattutto la notte, è l’inferno.”

C: “Stiamo in campagna, ma dobbiamo vivere barricati dentro per non vomitare. D’estate non possiamo mai mangiare fuori o invitare amici per il rumore, il fetore e le mosche. Siamo costantemente avvolti in una nube maleodorante, insalubre, circondati da insetti infestanti. Viviamo in una discarica. I nostri panni non possono essere stesi all’esterno, sarebbero indecenti. Ci hanno reso la vita un inferno di rumori e molestie…non ci sono barriere acustiche, sistemi di abbattimento degli odori, non ci sono quinte vegetali, dei fari spropositati illuminano a giorno tutte le nostre infernali notti”.

D: “Abbiamo visto conferire rifiuti di qualunque tipo, inclusi rifiuti da Roma e liquami di autospurgo.

Nel giro di 10 anni qui la gente si è ammalata e, coincidenza, è morta di malattie oncologiche; nascono bambini con malattie respiratorie. Ci procura una infinita indignazione la pubblicità ingannevole che martella radio o media sul magnanimo benefattore di Aprilia, che sponsorizza, acquisendone consenso e benevolenza, le associazioni sportive e qualche media. Chi prova a dirlo finisce in guai seri”.

A: “Abbiamo perso il diritto alla salute e al paesaggio. Le nostre case non hanno più un valore commerciale. E pensare che, fino a pochi anni fa, i nostri figli andavano a giocare sulle grandi querce, gli eucalipti, gli olivi. Tutti spariti nel giro di pochi anni! E poi la strage definitiva durante il lockdown. E la Regione, dai piani alti di Roma, acconsente all’ampliamento di un inferno in assenza di adempimento delle precedenti prescrizioni autorizzative? Nel frattempo, Rida si è espansa proprio a ridosso di serre e abitazioni. Anche noi avevamo orti, ma come si fa a mangiare quello che cresce su questa terra inquinata? E come è ammissibile che un impianto industriale così molesto (privo di quinte alberate, barriere antirumore, dispositivi per abbattere le emissioni odorigene), sia stato autorizzato in mezzo a case, su terreni agricoli, lungo un corso d’acqua pubblico nel quale sversa liquidi maleodoranti (in assenza di un monitoraggio in continuo), distruggendo l’economia locale, fondata sulla vocazione agricola (e anche la destinazione da PRG) del territorio?”

C: “Crediamo che i controlli devono esserci, sulle emissioni dei vapori che esalano le 3 vasche, sui rumori insopportabili, specialmente notturni, e sui terreni stessi; e poi dovrebbe funzionare solo ed esclusivamente sulle quantità di materiali per cui è stata progettata. Potrebbe non essere tutto regolare? A volte viene da pensare che si chiuda un occhio, perché, dopotutto, RIDA risolve non pochi problemi, con le montagne di rifiuti indifferenziati che i romani producono”.

D: “Come è possibile che sia stata rilasciata l’autorizzazione ad un impianto tanto molesto in mezzo ad abitazioni e colture, in assenza di verifiche sulle emissioni odorigene prodotte, senza barriere antirumore e senza quinte alberate? Come è possibile che nel 1999 sia stata approvata una variante al PRG cambiando destinazione d’uso da “E Agricolo” a “zona D Rida” per effettuare una “sperimentazione temporanea” (sulla base di un documento catastale vecchio di 40 anni) e con obbligo di ripristino a fine esperimento (fine che non è fissata da nessuna parte, per una clausola artatamente inserita nell’originaria autorizzazione: RINNOVABILE)? Qui stanno contaminando, cementificando e impermeabilizzando ettari di terreno agricolo, acque superficiali e falde acquifere, senza traccia di bilanciamenti ambientali quali boschi, quinte vegetali, filtri ad emissioni zero, depurazione, barriere antirumore, eliminazione dell’inquinamento luminoso notturno (e, tra l’altro, senza abbattere l’edificio preesistente, come da prescrizioni)?”

B: “La legge non prevede sanzioni e fermo impianti se essi producono molestie? Chi tutela la nostra salute fisica e psichica? Qui la gente si sta ammalando e morendo. Ma il sindaco, che rappresenta la comunità locale, non è autorizzato ad esercitare una serie di poteri, anche molto incisivi, per garantire il benessere e la salute dei suoi cittadini? Ci chiediamo quali provvedimenti particolari sono stati mai presi di fronte a situazioni gravi che interessano l’igiene e la sanità pubblica o la sicurezza in tanti anni che segnaliamo il problema? È lecito o siamo di nuovo di fronte ad interessi che travalicano il rispetto delle norme, il diritto alla salute, il benessere collettivo?”

“Ci stanno seppellendo con i rifiuti. Siamo proprio sicuri che questo ampliamento che RIDA sta completando, dopo aver abbattuto alberi di olivo di 70-80 anni anziché ripiantumarli, sia in regola e non sia uno dei mille aborti partoriti dall’emergenza? Oltre 410.000 tonnellate di immondizia in mezzo alle case, alla gente, ai bambini, ai terreni e alle colture? Su un corso d’acqua, il Rio Torto, senza rispetto delle distanze, delle acque pubbliche, delle emissioni odorigene, delle contaminazioni di suolo, falde e aria?”Abbiamo raccolto in poche righe le sconcertanti narrazioni di cittadini che nessuno ha mai voluto ascoltare. E spesso vittime di intimidazioni da parte dei legali di Rida. Ci risultano pervenute numerose diffide, in cui i cittadini, che lamentavano i danni e i disagi procurati dall’impianto, sono stati costretti a pagare per aver leso l’immagine dell’intoccabile. Gli importi pretesi oscillano tra i 150.000 € e i 400.000 €.

Perché, dunque, il sindaco, a fronte di tante denunce e al perdurare nel tempo del fenomeno della diffusione di miasmi in tutta la zona circostante l’impianto, in base all’art. 217 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265 “…quando vapori, gas o altre esalazioni … omissis…possono riuscire di pericolo o danno per la salute pubblica”, non ha prescritto le norme da applicare per prevenire e impedire il danno e il pericolo e non si è assicurato della loro esecuzione ed efficienza?

E perché, a fronte del rigetto della SCIA di Rida per l’ampliamento, il sindaco non ha sequestrato il cantiere abusivo realizzato su area ancora Agricola vincolata e senza autorizzazioni?

Perché malgrado il sindaco in un’intervista si faccia vanto di aver sospeso i lavori della Rida ma non si dettaglia l’esito del sopralluogo effettuato dalla Polizia locale sul cantiere ed il verbale dell’intervento non è mai stato fornito ai consiglieri/commissari comunali o reso pubblico?

E perché in base all’art. 50 del D. Lgs. 267/00, che giustifica l’intervento con ordinanze contingibili e urgenti “in casi di emergenze sanitarie o di igiene pubblica”, non ha emesso alcuna ordinanza, a tutela della salute dei cittadini e a fare fronte alle situazioni contingenti segnalate, dalle quali potrebbe derivare un pericolo concreto ed imminente, che potrebbe minare il bene fondamentale della salute stessa e della qualità della vita?

E la Provincia, a cui sarebbe demandata la competenza ad accertare la regolarità dell’impianto e la sua corretta gestione, non effettui appositi sopralluoghi e verifiche, nonché sanzioni per eventuali comportamenti non conformi alla legge e alle autorizzazioni iterativamente concesse dalla Regione Lazio, non proprio secondo procedure ortodosse.

Qualcosa nelle procedure autorizzative, di monitoraggio e di valutazione chiaramente non sta funzionando. Chiediamo, pertanto, l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo, con evidenze pubbliche in tempo reale, degli scarichi in acqua, degli scarichi in aria, delle emissioni acustiche, delle emissioni odorigene e verificare se l’inquinamento luminoso notturno, sull’intera campagna circostante, prodotta dai due fari da aeroporto installati all’inizio dell’anno 2021, sia conforme.

E in generale, chiediamo al governo perché in Italia, oltre a non affrontare MAI il problema cruciale della riduzione dei rifiuti, si continui ad implementare insostenibili impianti TMB o TBM, che hanno gravissime ricadute ambientali, sia perché necessitano di INCENERITORI e DISCARICHE, banditi dal “green new deal”, sia perchè producono tantissimo sovvallo e solo materia da incenerire, anziché obbligarli a riconvertirsi in “impianti separatori” sul modello londinese, con sovvallo pressoché zero e nessun incenerimento? Dov’è la coerenza?”

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