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Ignorato il maxi-rogo del 30 giugno 2016

Discarica di Albano, i Vigili del Fuoco: “Progetto di riavvio è un colabrodo”

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Incendio alla discarica di Albano-Roncigliano, 30 giugno 2016
Incendio alla discarica di Albano-Roncigliano, 30 giugno 2016
La nuova nota del Comando dei Vigili del Fuoco dell'11 febbraio 2021
La nuova nota del Comando dei Vigili del Fuoco dell'11 febbraio 2021

Una nuova (e seconda) relazione tecnica redatta dal Comando dei Vigili del Fuoco di Roma ha stroncato il progetto di riavvio della discarica di Albano-Roncigliano e, in particolare, il mega-biogas da 120mila tonnellate all’anno di pattume (il 400% in più di quello prodotto annualmente dai 10 comuni del bacino) che gli affittuari del monopolista dei rifiuti di Roma e dintorni, Manlio Cerroni, vorrebbero realizzare all’interno dell’ex immondezzaio classe 1979, dentro cui si trovano otto gigantesche buche (da quella Zero al VII invaso) ancora mai chiuse in via definitiva e soprattutto ancora mai bonificate. “Le informazioni riportare nella relazione tecnica antincendio e nei relativi elaborati grafici (redatti dalla società Colle Verde srl, che per l’appunto ha affittato circa un anno fa dal Gruppo Cerroni una parte dell’ex immondezzaio, ndr) – così si legge nella nota che il nostro giornale ha potuto consultare - risultano avere per lo più carattere generico e spesso non consentono una accurata e precisa valutazione non solo di dettaglio, ma anche di insieme, relativamente agli aspetti oggetto dell’istanza”.

MALE LA PRIMA, MA MALE ANCHE LA SECONDA

La nota dei Vigili del Fuoco porta la data dell’11 febbraio scorso, si aggiunge a quella precedente del 31 dicembre 2020, fa riferimento alle integrazioni progettuali che la società ha inviato il 26 gennaio 2021 ed è stata appena inviata all’Area Rifiuti della Regione Lazio, per la precisione il 15 febbraio. Dal 27 novembre 2020, proprio in Regione-Area Rifiuti è in corso una istruttoria burocratica per il riavvio dell’ex immondezzaio che sta facendo storcere il naso a cittadini, associazioni e comitati territoriali e comuni che ora, dopo una recente video-assemblea pubblica, stanno promuovendo una ‘Conferenza dei Sindaci di Bacino’.

“PROGETTO COLABRODO”

Tornando alla nuova relazione tecnica ed entrando nel dettaglio, i Vigili del Fuoco sono a dir poco insoddisfatti sia del progetto originario, depositato dagli affittuari del Gruppo Cerroni in Regione Lazio il 27 novembre 2020, che delle successive integrazioni progettuali del 26 gennaio 2021, integrazioni redatte su richiesta di vari Enti pubblici, tra cui anche quelle dello stesso Comando dei Vigili del Fuoco. La “Preliminare valutazione del rischio” incendi, le “Caratteristiche costruttive” del progetto del mega-‘bio’gas, la “Compartimentazione” degli ambienti chiusi ed all’aperto, le “Soluzione progettuali” prescelte, le “Vie di esodo” (ossia di fuga), addirittura la scelta dei “Mezzi e impianti di estinzione degli incendi”, nonché gli “Impianti di rivelazione, segnalazione ed allarme” non sono considerati dal Comando dei Vigili del Fuoco (che costituisce un Dipartimento dell’Ministero dell’Interno) sufficienti a rispettare le prescrizioni minime imposte dalla legge.

“LA STRAORDINARIA CATENA DI INCENDI”

Un dirigente del settore antincendi– che preferisce non comparire – definisce il progetto originario e le successive integrazioni come “un vero e proprio colabrodo”. “A maggior ragione - aggiunge il dirigente pubblico - dopo quanto accaduto all’interno della discarica di Albano il 30 giugno 2016. Per spegnere le fiamme le nostre squadre hanno impiegato oltre una settimana. Senza contare poi, più in generale – scandisce - la straordinaria catena di incendi dai contorni mai veramente chiariti che ha letteralmente falcidiato l’area sud di Roma negli ultimi anni”.

“BASTA CAMBIALI IN BIANCO AI GRANDI SIGNORI DEI RIFIUTI”

Oltre all’incendio di Albano-Roncigliano del 30 giugno 2016, basta difatti ricordare il caso eclatante della Eco-X di Pomezia di maggio 2017, quello del centro di stoccaggio della Loas di Aprilia di agosto 2020, quello del maxi-deposito di Pneumatici di Ardea-zona Valle Caia sempre di agosto 2020, o i casi di Roma-centro Ama zona Salaria di dicembre 2018 e Roma-centro Ama zona Rocca Cencia di marzo 2019, etc. “L’unica cosa che possiamo fare ora – conclude il dirigente pubblico – è fare un esame ai raggi X dei progetti preliminari: basta concedere cambiali in bianco ai soliti Gruppi industriali, spesso nascosti dietro opportuni prestanome!”.

I PROCESSI E LE INCHIESTE GIUDIZIARIE

Senza considerare, poi, che molto spesso i processi giudiziari si risolvono con un nulla di fatto. Basta pensare all’assoluzione (e in parte alla prescrizione dei reati di cui era accusato il patron dei riifuti Manlio Cerroni) di maggio 2019 per tutto il Gruppo Cerroni su presunte malefatte accadute proprio all’interno della discarica di Albano-Roncigliano. Cerroni era finito sul banco degli imputati a causa delle accuse sostenuto da cittadini, associazioni e comitati territoriali, ma anche dei 10 comuni del bacino: Albano, Ariccia, Genzano, Castel Gandolfo, Marino, Rocca di Papa, Genzano, Lanuviop, Nemi, Ardea e Pomezia. Nella maggior parte dei casi, inoltre, anche le imputazioni giudiziarie sono di poco conto rispetto alla gravità dei fatti accaduti e imputate, tra l’altro, a carico delle sole ‘teste di legno’ e non dei veri e propri titolari del business, ossia dei ‘signori’ dell’immondizia. Per finire, pure le inchieste giudiziarie avviate dalle varie procure territoriali si risolvono spesso con un nulla di fatto, come dimostrano i casi di Albano-Roncigliano, Roma-Ama-Salario, Roma-Ama-Rocca Cencia, etc.

 

 

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