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Albano confuso con Giuliano in Campania

Discarica, Gruppo Cerroni punta solo sul 'bio'gas. Nuove osservazioni entro 15.2 FOTO

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Una veduta aerea della discarica di Albano Roncigliano.
Una veduta aerea della discarica di Albano Roncigliano.
Il clamoroso errore nel progetto in cui si scambia Albano Laziale con Giuliano in Campania
Il clamoroso errore nel progetto in cui si scambia Albano Laziale con Giuliano in Campania

C’è un colpo di scena nel tentativo di riavvio della discarica di Albano-Roncigliano, l’immondezzaio situato a ridosso dei comuni di Ardea e Pomezia chiuso dal 30 giugno 2016, giorno in cui uno spaventoso incendio dai contorni mai chiariti ha devastato il sito industriale. Lo scorso 26 gennaio (quindi tre giorni fa) la società Colle Verde srl ha inviato in Regione una richiesta di variazione al progetto di riavvio dell’ex immondezzaio, già consegnato agli Enti pubblici il 23 novembre 2020. Il progetto ‘originario’ prevedeva – giova ricordarlo - la costruzione di un mega-’bio’gas da 120mila tonnellate l’anno più un centro di produzione di ‘eco’balle per cementifici da 65mila tonnellate annue. In buona sostanza, i proponenti rinunciano a costruire il centro di produzione di ’eco’balle per cementifici da 63mila tonnellate e puntano a realizzare ‘solo’ ed esclusivamente il ‘bio’gas da 120mila tonnellate all’anno di rifiuti organici, frazione del pattume conosciuta anche come ‘umido’, che dovrebbe sorgerebbe al posto dell’attuale capannone verde.

PER LE NUOVE INTEGRAZIONI, C’È TEMPO FINO AL 15 FEBBRAIO

Alla luce di questa modifica dell’ultima ora la Regione – di solito lenta come una lumaca, ma che stavolta procede veloce più di un fulmine - ha concesso alle “Amministrazioni ed Enti coinvolti nel procedimento” - così scrive la Regione stessa in una nota di chiarimento - ulteriori “20 giorni di tempo”, quindi fino al prossimo 15 febbraio, per l'invio all'Area di Valutazione di Impatto Ambientale regionale di ulteriori richieste di integrazioni e/o osservazioni al progetto.

“QUELLA DI CERRONI È UNA SCELTA ‘POLITICA’ E STRATEGICA”

“Questa variazione progettuale ‘in extremis’ – attacca Andrea, primo firmatario del ricorso al Tar (ancora pendente) e delle recenti osservazioni tecniche presentate dai residenti contro il riavvio della discarica – non costituisce un tentativo di ‘fare pace’ con il territorio o con i cittadini, ma solo una mossa ‘politica’ che permetterà alla Colle Verde di presentarsi al tavolo regionale con un solo impianto industriale altamente inquinante da farsi approvare, anziché due. Nel loro progetto, gli affittuari del Gruppo Cerroni parlano di Roncigliano come si trattasse di una sottospecie di paradiso terrestre incontaminato in cui realizzare il loro ‘bio’gas, senza mai fare nemmeno un accenno alla salute umana e all’ambiente. Né tantomeno alla gestione degli otto invasi precedenti, compresa la buca zero, situata proprio nei pressi del capannone verde che intendono riattivare, sotto cui sono interrati rifiuti indifferenziati nella nuda terra da decenni. Quelle buche verranno mai bonificate? Quando? A spese di chi? L’incendio del 30 giugno 2016, tra l’altro, ha avuto luogo proprio mentre era in corso in Regione una approfondita revisione dei titoli Autorizzativi (A.I.A.) che avrebbe dovuto tener conto proprio dello stato epidemiologico dei residenti e, più in generale, dello stato ambientale dell’area situata tra tre comuni: Albano, Ardea e Pomezia. Poi è arrivato il misterioso incendio: la Regione riprenderà il filo del discorso da dove lo aveva interrotto o farà finta di nulla come succede troppo spesso quando si parla degli interessi dei grandi signori dei rifiuti?”.

“CERRONI NON CI TRASFORMERÀ  NELLA PATTUMIERA DI ROMA”

“Il punto della questione, al netto di questa strana modifica dell’ultima ora, resta sempre e comunque uno – ringhia Filippo, altro residente – i dieci comuni ex storici utenti e clienti della discarica di Roncigliano, ossia Ardea, Ariccia, Pomezia, Albano, Genzano, Castel Gandolfo, Marino, Nemi, Lanuvio e Nemi, producono non più di 30mila tonnellate l’anno di umido. Da dove verranno le restanti 90mila tonnellate l’anno di pattume? Nessuno lo sa. Nel progetto non c’è scritto. Nessuno di noi ha intenzione di concedere ulteriori ‘cambiali in bianco’ agli affittuari del Gruppo Cerroni. Una cosa è certa: Roncigliano non diventerà l’immondezzaio di Roma o del Lazio. Siamo pronti a far valere le nostre sacrosante ragioni in ogni sede, non solo istituzionali, ma se necessario anche giudiziarie: penali, civili e amministrative. Dovranno passare – tuona - sui nostri corpi prima di riattivare il sito!”.

“BARUCHELLO SCAMBIA ALBANO CON GIULIANO IN CAMPANIA”

“L’approssimazione del progetto – aggiunge Amadio, storico presidente dell’associazione Salute e Ambiente di Albano - è a dir poco sconcertante, specie in tema antincendio, come dimostra la tirata di orecchie che il Comando dei Vigili del Fuoco ha fatto alla società Colle Verde il 31 dicembre 2020 in una nota che andrebbe incorniciata e appesa nei muri di tutti gli Uffici pubblici di Albano. Per tutta risposta, gli affittuari del Gruppo Cerroni - nella ‘Relazione Tecnica Antincendio’ depositata in Regione il 27 gennaio 2021 e predisposta dall’ingegner Gian Mario Baruchello - hanno scambiato il comune di Albano Laziale con quello di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli. È questa la serietà con cui gli affittuari di Cerroni intendono affrontare le tematiche antincendio, per di più dopo quanto accaduto a Roncigliano il 30 giugno 2016? È questo il loro biglietto da visita per tornare ad operare ai Castelli Romani? La Regione, la Città Metropolitana di Roma, i comuni circostanti, la Asl Roma 6 avranno qualcosa da dire in proposito con le loro nuove osservazioni da depositare entro il 15 febbraio?”

 

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