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Bando da un milione e mezzo di euro

La Raggi 'scarica' i rom fuori Roma. Arriveranno ad aprile e resteranno due anni

Campo nomadi di Castel Romano, sulla Pontina in direzione Roma
Campo nomadi di Castel Romano, sulla Pontina in direzione Roma

Roma Capitale sta cercando un tetto per i rom degli insediamenti di Castel Romano, Candoni, Salviati 1 e 2, Monachina, Lombroso, La Barbuta, Salone e Giordano anche fuori Roma. La gara, pubblicata gli ultimi giorni del 2020, non è di certo passata inosservata e ha scatenato una serie di polemiche soprattutto dalle forze politiche di opposizione. C'è da dire, però, che è solo l'ultimo atto di un processo chiamato “Piano rom” avviato nel 2017 e che punta alla «fuoriuscita dai campi villaggi attrezzati di Roma Capitale».

QUANTI, QUANDO E  DOVE
Quello che ha creato scalpore è il fatto che adesso la Sindaca Virginia Raggi, tramite la dirigente Barbara Luciani, ha intenzione di trovare destinazione ai rom che al momento si trovano nei campi nomadi del territorio della provincia di Roma anche fuori Roma. Il bando di gara è infatti diviso in tre lotti e l'importo posto a base di gara di ognuno è 595.242,00 euro. L’importo complessivo stanziato da Roma Capitale per l’appalto è 1.785.726,00 euro.  Il primo lotto comprende il territorio dei municipi I, II, III, IV, V di Roma e l'are regionale Rieti-Tivoli; il secondo i municipi VI, VII, VIII, IX, X di Roma e l'area regionale Latina-Frosinone e il terzo i municipi XI, XII, XIII, XIV, XV e l'area regionale Civitavecchia-Viterbo. In ognuno di questi lotti potranno essere ospitati massimo 20 persone, per un totale di 60 ospiti. La durata dell'affidamento è di 24 mesi a partire – orientativamente – dal primo aprile 2021 fino al 31 marzo del 2022. L'ufficio, però, si riserva la facoltà di prolungare i contratti per il tempo necessario a terminare la procedura in essere. La data non è casuale. È infatti importante sottolineare un passaggio, presente nella determina di approvazione del bando di gara. Nella premessa in cui viene riassunto il “Piano rom”, avviato nel 2017, per la fuoriuscita degli ospiti dai campi rom di Roma Capitale, viene sottolineato che il Villaggio attrezzato di Castel Romano dovrà essere inderogabilmente chiuso entro il 18 giugno del 2022, «in corrispondenza con la data di cessazione della deroga alle misure di salvaguardia ambientali autorizzate con decreto del presidente della Regione Lazio dell'8 maggio 2018». L’affidamento, infatti, prevede di durare proprio fino a quel trimestre del 2022.

A CHI È RIVOLTO IL BANDO
Possono farsi avanti entro il 29 gennaio gli operatori economici operanti nel settore sociale in grado di garantire un servizio di accoglienza temporanea in alloggi o appartamenti in immobili a destinazione d'uso ordinario che rispettino i requisiti previsti da bando. Tra questi, l'ente gestore dovrà assicurare personale qualificato per il raggiungimento degli obiettivi educativi, reperibilità di un operatore h24 con un cellulare dedicato, utenze, servizio di lavanderia e sanificazione, fornitura di vestiario e calzature, beni alimentari o buoni pasto, kit di igiene personale, sostegno alla responsabilità genitoriale mediante lo svolgimento di compiti, medicinali generici e dispositivi di sicurezza.

GLI OBIETTIVI DEL “PIANO ROM”
L'idea della Raggi è di far accedere coloro «che hanno espresso la volontà di avviare un percorso di autonomia sottoscrivendo il Patto di Responsabilità Solidale e hanno necessità di un periodo di accompagnamento verso l’autodeterminazione e l’autonomia» ad un «servizio sperimentale di accoglienza diffusa in favore di persone e nuclei rom, sinti e caminanti» che, secondo quanto si legge nella determinazione dirigenziale dell'indizione della gara, «rappresenta l'unico modo per sostenere processi di inclusione sociale attiva realistici, limitando le possibilità di recidiva o fallimento». Ancora, si legge che «esperienze su scala ridotta e diffuse sul territorio cittadino hanno infatti dimostrato di essere efficaci favorendo il contatto con persone di diversa provenienza, inclusa la popolazione autoctona, fornendo modelli e occasioni per il superamento delle condizioni di emarginazione socio-economica». Numeri a dimostrazione che il sistema funziona non ce ne sono.

Insurrezione politica: le reazioni
Politici e associazioni non hanno mancato di commentare la decisione di Virginia Raggi di trovare alloggi agli ospiti dei campi rom anche fuori Roma. L'associazione 21 luglio, che si batte per i diritti della comunità rom, ha commentato il bando descrivendolo «tra il drammatico e il farsesco, si va avanti così in un film già visto: politiche speciali fallimentari, denaro pubblico sperperato, campi che restano dove già si trovano. Un bando scandaloso anzitutto per il chiaro approccio rieducativo e poi per lo sperpero di denaro pubblico. Ma soprattutto un atto che riconosce finalmente in maniera esplicita il fallimento del Piano rom». Polemici anche i politici locali. A Latina, ad esempio, non l'hanno mandata a dire il portavoce comunale Gianluca Di Cocco e il viceportavoce regionale di Fratelli d'Italia che hanno chiesto al Sindaco Damiano Coletta di intervenire. Con dure parole hanno commentato: «La Raggi si assuma le responsabilità del proprio fallimento e non scarichi sulle altre province e quindi su quella Latina i risultati del proprio fallimento. Il tentativo della grillina Raggi è quello di usare anche le province del Lazio per portare a termine prima della scadenza del mandato elettorale, quel Piano rom varato nel 2017 e che prevedeva lo sgombero e la chiusura di tutti i campi presenti sul territorio di Roma. Visto che quel piano, negli anni, è fallito adesso la Raggi tenta disperatamente di spostare il problema sulle province, tra cui quella di Latina e conseguenzialmemte sul nostro capoluogo. Come Fratelli d'Italia ci chiediamo e a tal proposito presenteremo tramite i nostri consiglieri apposita interrogazione, cosa ne pensa in proposito il sindaco di Latina Damiano Coletta e cosa intende fare per scongiurare tale situazione». Attacchi anche da parte di esponenti di Lega e Fratelli d'Italia romani e delle altre città interessate dal bando.  Il Movimento Cinque Stelle ha risposto tramite il capogruppo Giuliano Pacetti: «Tra campi e insediamenti abbiamo già chiuso Camping River, Foro Italico e Schiavonetti. Siamo in dirittura d'arrivo per Barbuta e Monachina. I soldi investiti per la chiusura dei campi serviranno a mettere definitivamente fine a questa pagina buia e comunque rappresentano una goccia nell'oceano rispetto agli sprechi causati dalla Lega per aprirli e mantenerli».
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