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A 7 anni dall'ispezione ministeriale

Incarichi facili e stipendi d'oro, Pomezia si prepara a chiedere soldi indietro

Tra incarichi "facili" e stipendi d'oro, durante la consiliatura del sindaco dem Enrico De Fusco, il Comune di Pomezia avrebbe sperperato una valanga di denaro. Già sette anni fa all'ente locale è arrivato un primo rapporto sulla vicenda da parte del Ministero dell'economia e finanze e ora a Palazzo si sono decisi ad attivarsi per cercare di recuperare quelle somme. Temendo di dover affrontare numerose cause e di mettere a rischio somme importanti, il Comune ha però stabilito, prima di avviare le eventuali azioni di recupero, di chiedere una consulenza legale, dando l'incarico a un avvocato esterno e chiedendo allo stesso di seguire anche gli eventuali contenziosi. Il Mef ha eseguito una verifica amministrativa-contabile tra il 22 novembre 2012, l'anno prima della caduta anticipata della giunta De Fusco, e il 15 gennaio 2013, inviando infine una relazione all'ente locale su irregolarità nell'erogazione di compensi, indennità e retribuzioni a vario titolo nei confronti del personale dipendente e chiedendo il recupero degli indebiti pagamenti. Un rapporto a cui è seguita il 9 luglio 2018, poco dopo l'insediamento del sindaco Adriano Zuccalà, un'altra nota, con cui sono state circoscritte le contestazioni sui pagamenti indebiti alla "illegittima corresponsione dell'indennità di staff nel periodo dal 2008 al 2012", all'"illegittimo compenso per la partecipazione a commissione di concorso per le progressioni verticali nell'annualità 2008", all'"illegittima corresponsione della retribuzione di posizione dal 2007 al 2012 ai dirigenti in misura superiore a quella prevista dalla normativa contrattuale", all'"illegittima erogazione dei compensi ai dirigenti in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale dal 2007 al 2012", all'"illegittimo affidamento di incarichi dirigenziali ex art. 110, comma 2, del TUEL con indebito pagamento dei relativi corrispettivi nel periodo dal 2007 al 2012", e all'"illegittima corresponsione dei compensi al segretario comunale relativamente alla retribuzione di risultato e per violazione del principio di onnicomprensività nel periodo dal 2007 al 2012". Ma nessuna azione di recupero a quanto pare sarebbe stata avviata. Dopo oltre due anni, precisamente il 17 novembre scorso la segreteria generale Nadia Iannotta ha quindi invitato "senza indugio" il dirigente del servizio affari generali, personale e contenzioso, Giovanni Ugoccioni, "a porre in essere ogni attività necessaria e propedeutica all'auspicato recupero delle somme contestate". Ugoccioni ha dei dubbi. Si tratta di "questioni particolarmente complesse sotto il profilo giuridico" e le "questioni oggetto dell'accertamento del Mef", per lui, hanno "natura controversa". "Controversa" sarebbe l'intera questione, che assume per il Comune di Pomezia "una particolare rilevanza economica per l’entità dei compensi oggetto dell'accertamento effettuato dal Mef e per le eventuali iniziative giudiziali da assumere per la ripetizione dei pagamenti indebiti nei confronti di un numero considerevole di dipendenti comunali". Da lì la decisione di chiedere assistenza a un legale, "per una valutazione preventiva sui presupposti di fatto e di diritto a fondamento dei crediti" accertati dal Ministero, "nell’ottica di una ponderata introduzione delle azioni giudiziarie nei confronti dei dipendenti o di altre iniziative previste dalla legge al fine di recuperare le somme indebitamente corrisposte". Il dirigente Ugoccioni ha così affidato l'incarico all'avvocato Donato D'Angelo per "l’attività di assistenza e consulenza legale, con redazione del relativo parere in merito alle singole fattispecie di indebiti compensi erogati dal Comune in favore del personale dipendente, come contestati dal Mef, sulla base della documentazione afferente l’erogazione di detti compensi, della disciplina contrattuale e della normativa vigente in materia, e tenuto conto delle controdeduzioni formulate dal Comune in riscontro alle riferite contestazioni, al fine di individuare per ogni singola posizione le eventuali iniziative giudiziali o stragiudiziali necessarie per il recupero dei crediti nell'interesse dell'ente". E lo stesso è stato incaricato di introdurre "delle azioni giudiziarie nei confronti dei dipendenti interessati dal recupero degli indebiti compensi percepiti all'esito delle risultanze dell’attività di consulenza legale". Trascorsi sette anni dalla richiesta del Ministero dell'economia e finanze di recuperare ingenti risorse, il Comune ha dunque dato il via alla spesa di oltre 23mila euro per l'incarico dato al legale ed è solo l'inizio. L'ente infatti si riserva di determinare le competenze professionali "per l’introduzione dei giudizi per il recupero dei compensi indebitamente percepiti dai dipendenti comunali".

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