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Metro: si può sciogliere il contratto

Non è affatto vero che Latina deve per forza realizzare la metro

Lo spauracchio di dover pagare risarcimenti da capogiro ai privati? Non esiste. Il Comune e la gente di Latina hanno serie possibilità di vincere la partita Metrolatina.
Quella della cosiddetta metropolitana leggera di Latina (un ibrido tra un tram su monorotaia e un autobus su gomma), era, è e resterà per sempre una gigantesca presa in giro. A prescindere da come vada a finire la storia. A certificarlo per il momento è stata la perizia tecnica voluta dal Commissario Straordinario al Comune di Latina Guido Nardone, dalla quale è emersa la sostanziale evidentissima inutilità dell'opera. 
Un'opera incongrua nel contesto dei trasporti locali, costosa, mai chiesta dai cittadini, che nessuno sa a cosa serva e che nessuno sa quale impatto ambientale e sociale avrà. Opera che comunque dovrebbe essere realizzata, dice il Commissario, poiché incombe enorme il rischio economico-finanziario sulle casse comunali. Tracollo che deriverebbe dal contratto firmato tre anni fa tra la società Metrolatina SpA e l'allora Sindaco di Latina, senza alcuna autorizzazione preventiva da parte del Consiglio Comunale e ratifica solo due anni dopo (novembre 2009), ma in un'altro bilancio di esercizio.
La realizzazione dovrebbe andare avanti anche se non si ha idea, neanche dopo la perizia, di quanto costerà effettivamente ai contribuenti, questo gigantesco papocchio. E spieghiamo subito perché usiamo termini così perentori, avendo studiato, ristudiato e scritto a proposito di quelle carte. Lo facciamo ponendo le stesse domande, integrate da altri approfondimenti, che abbiamo posto in passato. Ma non sulle note questioni ambientali, architettoniche ed ingegneristiche, bensì solo su quelle che appaiono più delicate in questa fase: quelle finanziarie. Ed indicheremo anche le nostre risposte. Poi vedremo se quel contratto è o non è rescindibile. E chi debba pagare.

Sede fantasma e malloppo di contributi regionali
Prima questione. Perno dell'operazione sono i contributi regionali, attraverso giochi societari. Vediamo perché. Una volta persa l'eventuale causa giudiziaria, a quale indirizzo l'amministrazione comunale di Latina dovrebbe spedire le eventuali penali per il mancato ottemperamento di quel contratto? Ovviamente alla sede sociale della Metrolatina Spa, in via Ofanto senza numero civico a Latina. Vale a dire presso l'attuale deposito del Cotral, l'azienda regionale dei bus. Cosa c'entra il Cotral? Semplicemente perché è azionista al 70% dell'ATRAL, la ditta dei bus nel capoluogo, società nella quale a sua volta l'altro 30% è in mano alla società del vicepresidente di Metrolatina, la Schiaffini Travel Spa. Quest'ultima società si è aggiudicata, circa una decina di anni fa, la privatizzazione dei trasporti extra-urbani del Comune di Latina. E con un passaggio amministrativo ancora poco chiaro, la concessione di quel servizio è passata nel 2007 dalla Schiaffini Travel alla stessa ATRAL. Guarda caso questa società pubblico-privata, avendo come azionista di maggioranza la Regione Lazio, automaticamente accede ai contributi che la Regione stessa è obbligata ad erogare ad ogni gestore di tali servizi.
Ecco perché quei contributi pubblici (circa 7,5 euro a Km) sono il perno finanziario dell'intera operazione. E l'ATRAL possiede il 10% delle azioni di Metrolatina Spa; l'altro 90% è in mano ad altri azionisti privati. I quali, oltre a non averci messo i soldi per pagarsi una sede propria, non hanno neppure versato l'intero capitale sociale inizialmente sottoscritto. Cosa, quest'ultima, perfettamente legale. Ma che comunque dà un'idea di quanto certi imprenditori credano nella fattibilità dell'impresa del tram chiamato “metro”: prima si misura la disponibilità, l'ampiezza e la consistenza della torta dei fondi pubblici, poi (eventualmente) i privati ci mettono la loro parte. È la sceneggiata tipica che si è venuta a creare con i cosiddetti “project financing”.

L’ombra della “cricca”
Seconda questione: chi sono gli altri azionisti di Metrolatina Spa? Sono società e personaggi che negli ultimi tempi stanno avendo molti problemi con la giustizia. La SACAIM di Venezia e la Gemmo Spa di Vicenza, entrambe azioniste della società che vuole “attaccare” al tram le casse del Comune e i cittadini di Latina, sono coinvolte nelle inchieste sulla famosa “cricca degli appalti”. Pur non risultando indagate, numerose intercettazioni telefoniche dimostrano che l'aggiudicazione dell'appalto per la realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema a Venezia (una delle opere per il 150° dell'unificazione dell'Italia) è avvenuto in modo strano: come se si sapesse in partenza chi avrebbe vinto quella gara da 72 milioni di euro. Anche in quell'appalto veneziano (tuttora fermo) a coordinare il tutto era quell'Angelo Balducci che insieme all'allora sindaco Vincenzo Zaccheo sponsorizzava i progetti dell'ex Icos e della Cittadella Giudiziaria a Latina. Non vogliamo insinuare nulla, ma è certo strano che il Presidente della SACAIM, Alessandri, che è anche Presidente di Metrolatina, abbia presenziato e sia intervenuto nella seconda inaugurazione “farsa” del cantiere della “metro”, il 23 dicembre scorso nel quartiere Q4-Q5. Va da sé, inoltre, che la Gemmo Spa abbia finanziato in passato il partito di Forza Italia.

Conflitti d’interessi... a vagonate
La terza, grossa questione, riguarda due aspetti rimasti finora ignoti a Latina. Il primo è relativo alla condanna ad un anno e mezzo di reclusione inflitta dal Tribunale de L'Aquila a due funzionari di quel Comune. Avrebbero realizzato una turbativa d'asta per permettere ad una sola cordata di partecipare alla relativa gara per l'appalto. La società in questione è la Iannini Costruzioni (altra società finanziatrice di partiti – in questo caso dell'ex PDS). Ha sede nel capoluogo abruzzese ed è anche il terzo maggior azionista di Metrolatina SpA. Il titolare però (Eliseo Iannini), non è stato condannato perché non è stata provata la sua implicazione nei vari passaggi di quest'altro “project financing”, procedura che risulta identica a quella avvenuta a Latina. Non ci sarebbe nulla da dire, se non fosse per un altro aspetto: il gruppo di professionisti, che ha redatto il progetto della tramvia di Latina, è guidato dall'Ing. Sergio De Paulis dipendente della Iannini Costruzioni; lo stesso tecnico che ha redatto anche il progetto de L'Aquila. Lo stesso soggetto era il responsabile del consorzio di imprese (tra le quali c'era la ditta francese che costruisce i convogli), che ha proposto e fatto accogliere all'amministrazione comunale aquilana il progetto di finanza per il tram chiamato metro. Guarda caso, in quel tempo la stessa persona era anche Assessore al Traffico (nel senso forse di renderlo più caotico) in quel Comune. Là in Tribunale ci si sono trascinati a vicenda un po' tutti e non è affatto detto che a rimetterci saranno i cittadini. Anche gli amministratori, i progettisti e i promotori del progetto (tre figure rappresentate a L'Aquila dallo stesso De Paulis) hanno di che preoccuparsi.

Dove erano i tecnici comunali?
Ma anche i dirigenti degli Uffici preposti e,  soprattutto, i consulenti esterni strapagati per produrre pareri rivelatisi poi sbagliati mi sa che qualche grattacapol’avranno. Così a Latina, per fare bene i conti, prima bisognerebbe chiedere spiegazioni ad un sacco di gente: ad iniziare da Giovanni Pascone, consulente del Sindaco Zaccheo, dirigente a Pomezia (dov'è finito iin una storia gudiziaria per affidamento della gestione di campi da tennis), già consulente ad Aprilia, ad Ostia e nel Consorzio GAIA che gestivava il termoinceneritore di Colleferro finito in due scandalose agghiaccianti inchieste per traffico illecito di rifiuti, frode allo Stato,  con decine e decine di indagati e arresti in varie regioni, ecc, ecc. (leggi su  www.ilcaffe.tv numeri 196, 197 e 198). Lo stesso soggetto accusato recentemente di evasione fiscale per fatture mai emesse. Anche per “prestazioni” rese alle amministrazioni pubbliche e pagate in nero con i soldi dei cittadini. È tempo che il treno carico di prese in giro e fregature si fermi qui.
 
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