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Vera emergenza sono i gestori

Acqua: stato di calamità naturale. C'è, ma si perde. Per Zingaretti colpa meteo

Ancora una volta, e zitti zitti, è “emergenza” idrica nel Lazio: una calamità naturale. Lo ha deciso il governatore Nicola Zingaretti, anche se però la Regione da lui guidata nell'arco di un intero anno non ha partecipato alle riunioni dell'Osservatorio Permanente Utilizzi Idrici, importanti appuntamenti sul tema. Si dà la colpa alle scarse piogge e al coronavirus. Questa la versione ufficiale. In realtà, a ben guardare, l'acqua nella nostra regione basterebbe per tutti. Ma se ne perde ancora troppa, circa la metà con Acea Ato 2 e circa il 70% con Acqualatina. E in tutti questi anni, invece di riparare come si deve le reti, si è tirato a campare pompando una mole impressionante di acqua senza risolvere il problema alla radice. 

In media per ogni abitante, Acea Ato2 (Roma e provincia) immette nelle condotte ben 253 litri. Ma ne arrivano ai rubinetti degli utenti solo 134 pro capite. Il resto si perde per strada. Ancora più grave quanto accade con Acqualatina: 499 litri pro capite immessi nei tubi, dei quali arrivano ai rubinetti solo 141 (fonte Istat 2017). In entrambi i casi, meno di quelli garantiti dalla normativa nazionale, allegato 1/8, punto 8.2.1, lettera del Dpcm del 4/3/1996.

Si corre dunque ai ripari con vecchio metodo emergenziale, stressando sempre più i fiumi e le falde acquifere. Assente, opaca e “complice” risulterebbe la Regione Lazio secondo il Coordinamento Romano Acqua Pubblica, che in una dettagliata nota fa il punto della tragica situazione, con particolare riferimento ad Acea Ato2. Di seguito pubblichiamo per intero il comunicato.

Il presidente della Regione Lazio Zingaretti, nel silenzio generale, ha proclamato il 24 luglio scorso (n. 94/2020) lo stato di calamità naturale fino al 31/11/2020 a causa della grave crisi idrica, spianando di fatto la strada ad Acea SpA per aumentare la captazione dalle sorgenti del Pertuso.

Una scelta che Zingaretti giustifica sulla base delle scarse precipitazioni, unita all’emergenza COVID-19. Alcuni elementi fanno invece pensare che il quadro sia più articolato e che dietro alla scelta della Regione Lazio ci sia soprattutto la pressione esercitata da ACEA nel richiedere l’aumento dell’attingimento dalla sorgente del Pertuso di 190 l/s; arrivando ad una portata totale di 550 l/s.

La prima “stranezza” è il silenzio nel quale il decreto presidenziale è stato emesso: non un comunicato stampa, non una news sul sito della Regione, non una notizia sui media. Eppure parliamo di calamità naturale!

La risposta è forse nel curioso rapporto tra Regione Lazio e Acea, dove la prima sembra delegare completamente alla seconda le scelte e gli indirizzi da fornire sulla gestione della risorsa idrica, quando il rapporto dovrebbe essere esattamente l’opposto.

Ne è una prova lo svolgimento delle riunioni dell’Osservatorio Permanente Utilizzi Idrici (http://www.autoritadistrettoac.it/le-azioni-contratti-di-fiume/osservatorio-permanente), che il decreto di Zingaretti richiama più volte a supporto della sua scelta.

Nelle 5 sedute ordinarie tenutesi tra il febbraio 2019 e il febbraio 2020, la Regione Lazio non è mai intervenuta, al contrario di funzionari o dirigenti dell’area risorsa idrica delle altre regioni coinvolte (Abruzzo, Marche, Umbria). Ad intervenire sono stati invece i gestori: ACEA (ATO2 e ATO5) ed Acqualatina, in alcune occasioni pubblicamente presentati in qualità di “delegati” dalla Regione stessa. Nelle ultime tre sedute ACEA ha ribadito in maniera martellante proprio la necessità di aumentare il prelievo dalla sorgente del Pertuso, con una voluta e ripetuta associazione tra la situazione meteo climatica del 2020 a quella estremamente siccitosa del 2017, (situazioni invece molto diverse) e minacciando la turnazione idrica per alcuni comuni dei Castelli Romani in caso di mancato aumento del prelievo.

In quella sede (né in altre) non sono invece mai stati chiesto ad Acea dettagli sui valori, sugli investimenti, sugli obiettivi relativi alle perdite idriche delle reti di Acea, ancora a livelli insostenibili ben oltre il 40%: un volume d’acqua potabile impressionante, che potrebbe senz’altro mitigare il rischio di turnazione idrica, senza ricorrere al sovrasfruttamento delle sorgenti. Né è stato trattato il cruciale tema del minimo deflusso vitale dell’Aniene, alimentato proprio dal Pertuso, il valore che dovrebbe costituire il limite inferiore di portata del fiume e dunque vincolare la possibilità di aumenti di attingimento dalle sorgenti a monte. Un aumento che, stando alle portate attuali, rischia di assorbire quasi completamente la portata della sorgente, lasciando il fiume in sofferenza, come avviene già per altre captazioni di Acea nella Regione Lazio.

Un filo rosso che attraversa questa storia, come quella ben nota storia dell’attingimento di ACEA dal lago di Bracciano nell’anno 2017, o la situazione del fiume Farfa: la mancanza del monitoraggio idrologico/idrogeologico da parte della Regione Lazio e l’uso strumentale e fazioso dei dati idrologici e di utilizzo della risorsa idrica da parte dei gestori, Acea in primis, e la totale mancanza di trasparenza sugli stessi.

Ad oggi, 2020, la Regione Lazio non ha un sistema trasparente, aperto, aggiornato, di consultazione dei dati idrologici (precipitazioni, temperature…), ma anche delle portate erogate dalle sorgenti e delle portate captate dai gestori dalle sorgenti e dai pozzi, che renda possibile monitorare e valutare effettivamente se si tratti di stato di calamità naturale o invece di stato di “calamità gestionale”.

La Regione, invece, di rendersi complice dello sperpero dell'acqua operato quotidianamente da Acea, dovrebbe agire per imporre ai gestori di effettuare quegli investimenti necessari per ammodernare le reti e ridurre drasticamente le perdite.

Non ci stancheremo mai di ricordare che esiste uno strumento molto efficace a riguardo ed è la legge regionale per l'acqua pubblica (n. 5/2014) che attende da oltre 6 anni di essere attuata.

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