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Due gare deserte, e i prezzi salgono

Rifiuti, a Pomezia il solito copione a discapito dei cittadini: rincari in vista

Sembra un mercato alla rovescia quello che si realizza da decenni per il trattamento e smaltimento dei rifiuti nel Lazio. Il prezzo non lo decidono i Comuni, obbligati per legge a garantire l’igiene urbana nel proprio territorio, ma i proprietari degli impianti dove i rifiuti stessi, siano questi differenziati o indifferenziati, debbono essere conferiti. È un mercato che di fatto rallenta sistematicamente l’evoluzione della raccolta domiciliare (in particolare con il metodo porta a porta) e che comunque non la fa decollare nei Comuni più popolosi della nostra regione. L’esemplificazione di questo strano meccanismo è quanto sta avvenendo al Comune di Pomezia, dove nelle settimane scorse è andata di nuovo deserta la gara per l’appalto triennale del servizio di conferimento e trattamento della frazione organica umida proveniente da raccolta differenziata.

GARE DESERTE MALGRADO LA CRISI
In una situazione ordinaria la cosa dovrebbe funzionare così: sulla base dei volumi derivanti dall’incremento della differenziata, ogni Comune attraverso il gestore del servizio programma quante tonnellate di umido dovrà smaltire per l’anno in corso e per il successivo triennio. Si effettua a questo scopo anche una stima del prezzo che in prospettiva si dovrà pagare. La frazione organica della raccolta differenziata infatti è l’unica a non avere nel nostro Paese un Consorzio obbligato a ritirarla e pagarla a chi gliela conferisce, come invece avviene per la carta, la plastica, il vetro, etc. Questo prezzo viene stimato da ogni Comune soprattutto in base ai costi medi affrontati negli ultimi anni e diventa così l’altro riferimento, insieme ai volumi da smaltire, per il bando di gara. Nelle condizioni normali e in una situazione economica di buio pesto come quella attuale ci si attenderebbe una folta partecipazione di ditte. Ma anche dei ribassi rispetto al prezzo indicato dal bando, visto che aumentando la quantità di umido, in teoria dovrebbero diminuire i relativi costi di smaltimento. Invece da queste parti succede l’esatto contrario e con una serie di paradossi che vanno tutti a discapito, guarda caso, degli ignari utenti.

IL GIOCO AL RIALZO DEI SOLITI NOTI
Nell’esempio specifico, il Comune di Pomezia aveva affidato questo particolare servizio, nel 2016 e per tre anni, alla Kyklos Srl di Aprilia (poi messa in liquidazione e incorporata nella Acea Ambiente Srl) ad un prezzo di 100,84 euro a tonnellata. Il costo totale a carico dell’Amministrazione comunale per il triennio era previsto in 2 milioni di euro. In vista della scadenza del contratto era stata poi espletata una prima gara alla fine del 2019 con un prezzo base di 120 euro a tonnellata, ma nessuno si era presentato. Al fine di invogliare le aziende del settore, il Comune ha poi effettuato un secondo tentativo innalzando la cifra messa a base di gara a 150 euro a tonnellata, con un aumento del 50% rispetto al precedente affidamento a Kyklos. Anche stavolta però non ha risposto nessuno. Ciò malgrado il fatto che la nuova aggiudicazione avrebbe fatto incassare alla ditta vincitrice oltre 3 milioni.

COME TI COSTRINGO A FARE TUTTO TRA POCHI
Visto l’esito sterile delle due gare, l’Amministrazione comunale è così stata costretta ad effettuare una “procedura negoziata” dove sono state invitate a partecipare 5 società con offerte libere. Di sicuro tali offerte saranno superiori ai 150 €/ton della seconda gara andata deserta. Visto inoltre che l’altro principale criterio selettivo della procedura è quello della vicinanza più prossima dell’impianto di trattamento a Pomezia, non ci vuole molto ad immaginare chi si aggiudicherà l’appalto. Ma intanto, in attesa dell'esito del terzo tentativo, il Comune sta già pagando 150 euro alla stessa Acea Ambiente e ad una società in provincia di Ascoli Piceno. Qui sta il secondo gigantesco paradosso.

A QUALCUNO CONVIENE NON DIFFERENZIARE
A conti fatti lo smaltimento di una tonnellata di umido proveniente da raccolta differenziata costerà di più che smaltire la stessa tonnellata attraverso i cassonetti stradali della raccolta indifferenziata. Vale a dire che ai Comuni e ai loro gestori del servizio risulterà più conveniente smaltire l’organico come indifferenziato che come differenziato. Questo sistema va a tutto vantaggio dei proprietari degli impianti di Trattamento Meccanico cosiddetto Biologico (TMB) i quali ringraziano commossi per il ripetersi di una situazione del genere che, sempre guardando il caso, si verifica sistematicamente soprattutto d’estate. E questi sono il terzo e quarto paradosso di questo strano mercato. Li spiegheremo in dettaglio prossimamente.

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