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Indennizzi per i vicini all'ex centrale

Ristori nucleari: 46 milioni per Latina, Cisterna e Nettuno. Averli si può

La vecchia centrale nucleare di Borgo Sabotino, ferma dal 1986
La vecchia centrale nucleare di Borgo Sabotino, ferma dal 1986

Sempre più reale la possibilità di ottenere oltre 46 milioni di euro di cui la metà al Comune di Latina, circa un quarto alla Provincia di Latina e il resto in parti quasi uguali ai Comuni di Nettuno e Cisterna. Si tratta del “ristoro” previsto dal decreto Scanzano, il numero 314 del 2003 poi convertito nella legge n. 368 dello stesso anno. Risarcimenti che lo Stato dovrebbe versare alle popolazioni ammorbate dalla ex centrale nucleare di Borgo Sabotino. Ma che dal 2005 non ha mai versato. Delle somme inizialmente previste, dal 2005 in poi è arrivato finora solo il 30%. Questo perché furono tagliate del 70% dal Governo Berlusconi. 

Lo scorso 4 giugno anche la Corte d'Appello di Roma ha bocciato quel  drastico taglio, dando ragione agli 8 Comuni che avevano trascinato in Tribunale la Presidenza del Consiglio dei Ministri, vincendo anche in primo grado. Per il solo 2017, ultimo anno per il quale il Cipe ha deliberato questi importi, lo stanziamento è di un milione 744mila euro e spicci. la presenza della centrale di Borgo Sabotino genera 1.744.551,98 euro. Che però dovrebbero essere 5 milioni 815mila e rotti. Insomma, un fiume di denaro che darebbe più di una boccata d'ossigeno ai tre Comuni coinvolti e all'Ente provinciale latinense. Le somme spettanti ma mai erogate per i territori intorno all'ex reattore Magnox superano i 46 milioni di euro (vedi riquadro in pagina). 

CERTI AMMINISTRATORI NEMMENO LO SANNO...
Tra gli Enti che avevano fatto causa al Governo non ci sono Latina, né tantomeno Cisterna e Nettuno. Non pervenuta neanche la Provincia di Latina. Solo l'attuale Amministrazione del capoluogo pontino si è mossa diffidando Palazzo Chigi, nell'ottobre 2016, mantenendo aperta la partita. Le altre, alle quali in questi anni abbiamo chiesto lumi, nemmeno sapevano bene di cosa stessimo parlando quando gli abbiamo domandato cosa intendessero fare. Stendiamo un velo pietoso su ciò che non risposero le allora amministrazioni Della Penna, allora sindaco di Cisterna ma pure presidente della Provincia di Latina, e quella di Nettuno allora guidata da Angelo Casto. 

POLEMICHE A LATINA...
La sentenza d'Appello ha sollevato un polverone a Latina, dove c'è chi crede o vuol far credere che quelle somme sono perse per sempre. L'ex sindaco, vincenzo Zaccheo, ha espresso «grave rammarico perché si tratta di un danno di diversi milioni di euro di mancati introiti andati oramai irrimediabilmente perdute». Dalle opposizioni protestano i Consiglieri comunali Massimiliano Carnevale, Matteo Coluzzi, Vincenzo Valletta, Alessandro Calvi e Giovanna Mele. «La città di Latina, pur ospitando una centrale nucleare che ne ha condizionato lo sviluppo per decenni, ora si trova a vedersi attribuiti una media di 850.000 euro l'anno (l'ultimo ristoro, per il 2017, è di oltre 872mila euro, ndr) a fronte di potenziali 2.700.000 euro, oltre alle decine di milioni perso per gli arretrati». Il sindaco Coletta e i suoi, invece, ribadiscono che le cose stanno un po' diversamente. 

LA REPLICA: «PARTITA TUTTA DA GIOCARE»
«A quel giudizio contro il taglio del 70% dei ristori, avviato nel 2007, le amministrazioni politiche e quella del Commissario prefettizio Barbato non intesero partecipare e pertanto la pronuncia di primo grado del luglio 2016 non ci vide, nostro malgrado, parte in causa. La sentenza favorevole – prosegue l'Amministrazione Coletta, insediatasi meno di un mese prima da quella sentenza del Tribunale – rappresentò comunque l'occasione per valutare la situazione e attivarci, inviando la messa in mora sospensiva dei termini (decennali) di prescrizione delle maggiori somme dovute dal 2007 in poi». Tradotto: l'ente ha congelato la situazione, evitando di perdere gli importi non prescritti, in attesa dell'Appello e ora in vista del terzo grado in Cassazione. E se anche lì verrà confermata la sentenza, sarà «presupposto perché anche Latina possa legittimamente agire per il proprio diritto». 

SE QUI DORMONO, DAL PIEMONTE ARRIVANO LUMI: «TUTTI POTRANNO OTTENERE IL 100%»
Ad ottobre 2016 il Sindaco di Latina, Damiano Coletta, d'intesa con l'avvocatura comunale, aveva messo in mora la Presidenza del consiglio dei ministri – che poi impugnò la sentenza di primo grado – ma pure il Ministero dell'Economia e il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica che ogni anno delibera le somme dei ristori nucleari. I vicini non hanno mosso un dito. A Cisterna, apprendiamo dal gentile ufficio stampa comunale, il Sindaco Mauro Carturan «ha delegato la questione all'Assessore Renato Campoli». Per lui, «la questione è certamente di interesse per la città di Cisterna, non fosse altro per il fatto che la sentenza sostiene che si stratta di ristori dovuti ai Comuni. L'Amministrazione comunale si attiverà – annuncia l'Ente – anche confrontandosi con altri Comuni ugualmente interessati, per capire se ci sono i termini di un intervento, in via autonoma o congiunta, per ottenere quanto dovuto». In attesa che in zona chi di dovere si metta a studiare la faccenda, delucidazione e speranze motivate ce le dà un Sindaco piemontese, Daniele Pane, di Trino Vercellese, Comune nuclearizzato che ha preso parte alla causa in Tribunale e poi in Appello.

«Anche i Comuni che non hanno fatto causa alla Presidenza del Consiglio come noi potranno senz'altro ottenere quel 70% di ristoro illegittimamente decurtato», spiega al Caffè il Sindaco piemontese, che molto gentilmente accoglie l'invito a spiegare le cose ai colleghi presso l'ex centrale di Borgo Sabotino –. Vediamo meglio.

«SENTENZA CHE FA SCUOLA PER TUTTI»
«La sentenza con cui la Corte d'Appello di Roma entra nel merito e ci dà ragione per i ristori dal 2005 al 2011, più interessi legali, ma pure per gli anni seguenti. È pienamente esecutiva, cioè potremmo pignorare i conti di Palazzo Chigi – prosegue il Sindaco di Trino –. Essa fa scuola per tutti gli altri casi analoghi, stabilisce cioè un precedente e un principio applicabile anche agli altri Enti dei territori nuclearizzati». In concreto, che fare? Esattamente quello che ha fatto l'Amministrazione di Latina ad ottobre 2016: «Intanto consigliamo a tutti di diffidare il Governo interrompendo i termini di prescrizione, per non perdere il credito. Va anche detto che è stata avviata un'altra causa come la nostra, da parte di altri Comuni». E verosimilmente vedranno riconosciute le loro richieste. Il contrario sarebbe incostituzionale per disparità di trattamento: la nostra Costituzione vieta infatti di decidere in modo diverso soggetti che si trovano in situazioni identiche. «Siamo ben consci che anche in Cassazione vinceremo. Ma al di là delle vie legali, siamo anche disposti a rinunciare a una fetta dei ristori e accetteremmo di prenderli a rate, senza andare in Cassazione e al terzo grado: chiediamo al Governo di attivare una tavolo di trattativa – precisa il Sindaco Pani – e tale trattativa andrebbe a sanare anche il futuro. Ribadisco, comunque, che anche Latina, Cisterna di Latina, Nettuno e la Provincia di Latina e tutti gli altri Enti coinvolti possono senz'altro far valere il principio e la sentenza del 4 giugno, anche sul pregresso». 


Potrebbero fare causa anche i cittadini
Contro il decreto del governo Berlusconi che tagliò del 70% i ristori nucleari, possono chiedere giustizia anche i cittadini. Sono loro, infatti, i finanziatori di questi risarcimenti ai territori nuclearizzati prelevati dalle loro tasche ma poi trattenuti dallo Stato in grossa parte. «Se non avessero fatto causa i Comuni ma i cittadini – spiega il Sindaco di Trino Vercellese, Daniele Pani, che conosce a menadito la vicenda – siccome i ristori vengono presi dalle loro bollette, tramite class action lo Stato dovrebbe ridargli quel 70% che gli ha preso con un preciso scopo e che poi però si è arbitrariamente e illegittimamente tenuto. Ma questo non solo i cittadini, ma neppure molte Amministrazioni lo sanno… ». 


 

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