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Dal fiume metà dell'acqua potabile

Tevere da bere: Acea pronta per un 2° potabilizzatore con il 1° è ancora fermo

XV Municipio, Roma nord, località Grottarossa - Nella zona segnalata dalla linea rossa i filtri a carboni attivi del 1°impianto con cui Acea vuole potabilizzare l'acqua del Tevere
XV Municipio, Roma nord, località Grottarossa - Nella zona segnalata dalla linea rossa i filtri a carboni attivi del 1°impianto con cui Acea vuole potabilizzare l'acqua del Tevere

Roma come Città del Capo: il piano segreto di Acea per garantire acqua potabile alla città eterna non sembra molto diverso da quello varato nella capitale del Sud Africa, che si disseta grazie a fonti idriche di origine ‘discutibile’. Saranno due i ‘potabilizzatori’ con cui Acea tenterà di depurare il Tevere e portare 3000 litri di acqua al secondo da uno dei fiumi più inquinati d’Italia nei rubinetti dei romani, oltre che dei cittadini residenti nell’intera provincia di Roma, ossia nel bacino Acea-Ato 2, l’Ambito Territoriale Ottimale più grande d’Italia. La sua superficie è di oltre 5mila km quadrati ed è composto dalla Capitale più altri 110 comuni in cui vivono quasi 4 milioni di persone, compresi tutti quelli dei Castelli Romani, più Ardea e Pomezia. In sostanza, se il progetto dei due potabilizzatori Acea andrà in porto, l’acqua prelevata dal Tevere per scopi idro potabili sarà pari a 259mila metri cubi al giorno, il 49% della quantità totale distribuita a Roma quotidianamente che è pari a 525mila metri cubi (fonte Comune di Roma, acqua fatturata ad uso civile, report 2015, l’ultimo disponibile). 

ACEA RADDOPPIA
Dopo il primo ‘potabilizzatore’ del Tevere da 500 litri al secondo ultimato a fine 2018 e ancora mai avviato, Acea Elabori - l’area tecnica di Acea - ha ricevuto l’incarico di progettare un secondo impianto industriale di potabilizzazione del Tevere, ma stavolta cinque volte più grande del primo, ossia capace di succhiare 2500 litri di acqua al secondo. Il progetto, almeno a livello tecnico, è pressoché ultimato. In passato, Acea ha provato a sostenere la tesi secondo cui l’acqua del Tevere sarebbe stata distribuita solo nell’area di Roma-nord e ad un numero limitato di utenze, ora le informazioni che il Caffè di Roma è in grado di rendere pubbliche forniscono un quadro di ben altra portata. La Capitale a trazione grillina, insomma, si sta preparando ad affrontare un’altra estate segnata da una più che probabile grave carenza di acqua potabile, a maggior ragione visto che la primavera in corso è segnata da una diminuzione delle piogge pari al 59% rispetto alle medie stagionali (fonte Coldiretti Lazio), un dato in linea con il trend dell’ultimo decennio.

ACEA ELABORI  E LA MISSION IMPOSSIBLE
Il compito affidato agli ingegneri di Acea Elabori dalla società madre – ossia quello di provare a depurare l’acqua del Tevere - rappresenta una vera e propria ‘mission impossibile’, almeno secondo la scienza. Nel ‘biondo Tevere’ difatti galleggiano metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche, ossia sostanze chimiche molto pericolose per la salute umana e per l’ambiente che, secondo gli esperti che abbiamo contattato, nessun filtro industriale è in grado di eliminare. Il luogo preciso in cui sorgerà il nuovo e secondo impianto di potabilizzazione è ancora top secret. Alcuni dipendenti di Acea sostengono che uno dei terreni più comodi per la municipalizzata dell’acqua romana si troverebbe nel XV Municipio, sui terreni del circolo della Guardia di Finanza di Villa Spada, poco distante dal primo ‘potabilizzatore’ Acea, ma soprattutto a poche centinaia di metri dalla condotta idrica di collegamento alla dorsale idrica principale di Roma-nord.

ACEA RADDOPPIA
Il primo ‘potabilizzatore’ Acea - come rivelato da il Caffè di Roma a giugno 2018 - è situato a Roma-nord, località Grottarossa, nel XV Municipio, affianco alla sede di Acea Elabori, su un’ansa del fiume. Ha una portata, come anzidetto, di 500 litri d’acqua al secondo, 43mila metri cubi al giorno di acqua. Questo primo impianto industriale è stato proposto da Acea al comune di Roma il 13 dicembre 2017 e approvato, almeno in via preliminare, dopo appena sette giorni, il 20 dicembre successivo dalla Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti delle Province, ovvero dai 112 Comuni serviti da Acea Ato 2, senza che nessuno battesse ciglio. È stato poi autorizzato in via definitiva da una apposita Conferenza dei Servizi, il tavolo inter istituzionale presieduto dal comune di Roma e dalla Regione Lazio nella primavera 2018. Costruito tra maggio e novembre 2018, ma ancora mai entrato in funzione. È stato inaugurato alla presenza solo delle autorità, tra le quali la sindaca Virginia Raggi e l’Amministratore di Acea Stefano Donnarumma, e di un ristretto manipolo di tecnici e burocrati il 12 dicembre 2018, ma senza la presenza della stampa e dei cittadini.

L’AREA DI INFLUENZA
Il motivo per cui c’è tanto ritardo nell’avvio del primo ‘potabilizzatore’ è presto detto: prima che entri in funzione la Giunta regionale - guidata dal Governatore Nicola Zingaretti - sarà costretta a votare una ‘area di influenza’, vale a dire che dovrà permettere ad Acea di succhiare l’acqua di un fiume in cui finiscono anche reflui industriali, quale è quella del Tevere, e provare a depurarla per fini potabili, cosa che nella nostra regione è illegale, come previsto dal Piano di Tutela delle Acque, la legge regionale che disciplina l’intero settore idrico. Un voto che rischia di creare più di qualche imbarazzo alla Giunta Zingaretti, a quanto pare poco favorevole al progetto dei potabilizzatori del Tevere di Acea.

I 2 BANDI ACEA DA 3 MILIONI DI EURO
E che l’Acea - nonostante le molte difficoltà tecniche, igienico-sanitarie, ambientali e legali - non abbia alcuna intenzione di rinunciare al suo primo ‘potabilizzatore’ lo dimostrano due recenti bandi per l’acquisto dei ‘carboni granulari’, ossia i filtri che dovrebbero almeno tentare di ripulire l’acqua del Tevere da metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche. Il primo, da 1 milione di euro, si è concluso lo scorso 31 marzo. Il secondo, da 2 milioni di euro più iva e oneri vari, pubblicato il 1° aprile, si concluderà il prossimo 25 maggio.

LA RETE COLABRODO
Per reperire l’acqua necessaria a dissetare Roma e provincia, il Campidoglio a trazione grillina e Acea non sembrano voler puntare sulla necessaria e improcrastinabile risistemazione della rete idrica: un colabrodo che nel Lazio si perde per strada circa il 44% dell’acqua immessa in conduttura (dati Regione Lazio). Ma continua a puntare su impianti di che presentano numerose problematiche igienico-sanitarie e ambientali, come quello che punta a dare acqua non potabile a ville, giardini e fontane di Roma, ma prosciugando il fiume Arrone e lasciando a secco 160 aziende agricole: un vero scandalo. Speriamo che ci ripensino dato che una opzione senza rischi igienico-sanitarie e ambientali ancora c’è, ossia per l’appunto quella di riparare e subito le perdite, almeno quelle più consistenti.


LE DOMANDE PER RAGGI, ZINGARETTI E DONNARUMMA
Il Caffè ha inviato alcune domande sui due potabilizzatori a Comune di Roma (sindaca Virginia Raggi), Regione Lazio (Governatore Nicola Zingaretti e assessore all’Ambiente Enrica Onorati e Acea (Amministratore Stefano Donnarumma), restiamo in attesa di una cortese risposta. • L'approvazione del secondo ‘potabilizzatore’ del Tevere da 2mila e 500 metri cubi al secondo passerà, come già avvenuto per il primo, per il voto della Conferenza dei sindaci Ato2 e della Conferenza dei servizi regionali? • In caso contrario, quali iter autorizzativo pensate di adottare? • La Giunta regionale quando voterà l’area di influenza necessaria per l’avvio del primo ‘potabilizzatore’ Acea di Grottarossa?  • Il primo bando Acea per l’acquisto del granulato di carboni attivi si è concluso, da chi è stato vinto?


 

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