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L'appello della Camera di Commercio

'La priorità: sburocratizziamo il sistema e diamo subito liquidità alle imprese'

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LORENZO TAGLIAVANTI - Presidente Camera di Commercio di Roma e Unioncamere Lazio
LORENZO TAGLIAVANTI - Presidente Camera di Commercio di Roma e Unioncamere Lazio

Con Lorenzo Tagliavanti, alla guida della Camera di Commercio di Roma e anche di Unioncamere Lazio, abbiamo parlato nel mese di dicembre, quando la parola coronavirus era un lontanissimo servizio in fondo ai telegiornali. Ora, in un’emergenza che il nostro paese forse ha vissuto solo durante il conflitto mondiale, ha il difficile compito di dare sostegno al tessuto produttivo del territorio, messo in ginocchio da un blocco che dura ormai da più di un mese.

Presidente, il mondo delle imprese è arrivato al limite?
“Sì, è chiaro che ogni giorno che passa appesantisce ancora di più la situazione. Parliamo di circa 100mila imprese romane a rischio. La Camera di Commercio ha creato un Osservatorio ad hoc che ogni settimana raccoglie dati dai suoi iscritti e che ci diceva che la maggioranza degli imprenditori era comunque pronta, nel caso in cui si fosse decisa la riapertura dopo Pasqua. Il prolungamento del lockdown ha naturalmente aggravato il quadro:  ci troviamo di fronte soprattutto a  un drastico calo di fatturato e a una mancanza di liquidità. Stiamo intervenendo come Camera di Commercio sempre in sinergia con le istituzioni, per creare un argine a questi due problemi”.

La convincono le misure fin qui adottate da Governo e Regione? 
“Le misure vanno bene, sono state previste risorse che darebbero ossigeno a tutto il comparto purché si attivino in tempi brevi. In Italia, e il nostro territorio non è escluso, molto spesso si legifera in maniera corretta ma poi rimane  tutto bloccato nell’eccessiva burocratizzazione dei sistemi. Ora è il momento di sburocratizzare, perché dalla velocità delle azioni dipenderà la sopravvivenza o meno di tante realtà imprenditoriali. Cogliamo questo momento anche per ragionare su una riforma della macchina amministrativa di questo paese se vogliamo che le cose funzionino”.

Come Camera di Commercio avete stanziato un pacchetto da 10 milioni di euro.
“Sì, per essere più precisi, durante la Giunta del 16 aprile, è stata approvata l’erogazione di un fondo di ben 20 milioni di euro. 10 milioni li utilizzeremo subito, per dare liquidità e per aiutare chi è stato messo in ginocchio dal lockdown, mentre altri 10 milioni saranno utilizzati dopo, quando si dovrà organizzare la riapertura e la ripartenza”.

I 10 milioni di euro che utilizzerete ora in cosa consistono, prestiti agevolati o altro? 
“Abbiamo previsto cinque diverse misure e soprattutto, mi piace sottolinearlo perché noi non balliamo mai da soli, sono misure che adottiamo  in sinergia con enti e associazioni. Per prima cosa implementiamo il Fondo di Garanzia, insieme alla Regione Lazio, con 4 milioni di euro destinati alle imprese di Roma e Provincia e un altro milione di euro per le imprese della Regione Lazio. Poi abbiamo pensato di intervenire per abbattere i costi di interesse per i finanziamenti già attivi. Si tratta di un progetto che avevamo già messo in piedi alla fine del 2019 ma che ora abbiamo ampliato passando dai 3,5 milioni previsti inizialmente ai 6 milioni di euro messi a disposizione oggi per di chi ha esigenze di liquidità derivanti dall’emergenza. Tra gli interventi che abbiamo dovuto riadattare anche la prima edizione del bando per il “Sostegno alla competitività e per lo sviluppo economico del territorio 2020”, dove, tra i settori coinvolti, abbiamo inserito quello relativo all’assistenza e al supporto alle imprese del territorio per fronteggiare l’impatto dell’emergenza connessa al Covid-19. A questo nuovo settore vanno in dote 2 milioni, portando lo stanziamento complessivo a 3,25 milioni di euro e vi rientrano un’ampia fascia di attività che possono essere fornite alle imprese del territorio. Un altro intervento, da realizzare con i fondi erogati dalla Regione Lazio, è rivolto a compensare i costi relativi ai canoni di locazione sostenuti dalle imprese commerciali e artigianali nel periodo di lockdown”.

Basteranno queste misure per far ripartire un’economia completamente ferma? 
“Guardi, per noi l’unica soluzione, anche per far ripartire l’economia, si chiama vaccino. Quando avremo davvero trovato un vaccino in grado di debellare questo maledetto virus allora potremo anche pensare a tutto il resto. Non a caso abbiamo voluto inserire tra le nostre misure anche un contributo di un  milione di euro per l’Ospedale Spallanzani, per sostenere la ricerca, la sperimentazione di nuove terapie, l’acquisto di apparecchiature clinico-diagnostiche e di presidi medico-sanitari”. 

Un fine lockdown al 4 maggio la convince? Cosa si aspetta? 
“In questo momento mi aspetto solo una grande collaborazione tra imprese, cittadini e istituzioni e poi vediamo cosa decideranno per questa fase 2, è certo però che non potremo ripartire come prima, ci saranno delle modifiche da fare, per tutti, e sono sicuro che anche questa volta il mondo delle imprese si farà trovare pronto. Ora diamo prima il credito e la liquidità che servono a far sopravvivere il tessuto imprenditoriale del territorio e poi pensiamo a progettare la fase della riapertura, su cui già abbiamo messo a disposizione altri 10 milioni di euro”.

Uno dei settori più devastati è il turismo, c’è qualcosa in cantiere? 
“Il 2020 ormai per il turismo è andato. Ancora non sappiamo quali saranno le modalità e i tempi precisi della riapertura del mondo produttivo, ma mi pare evidente che il settore turistico dovrà pensare a come ripartire nel 2021 perché ormai quest’anno è praticamente sfumato. Questa sarà un’estate anni ’60, che ci farà riscoprire una Roma come era 50 anni fa, con poche code e soprattutto pochi stranieri. Bisogna sfruttare queste occasioni per valorizzare il nostro territorio, visto che le vacanze si faranno in loco, in Italia se non nella nostra stessa regione, dove bisognerà riscoprire tanti luoghi meravigliosi e poco conosciuti”.

Quale altro settore è in così ginocchio e chi si sta salvando? 
“Perdite pari a quelle del settore turistico e, in alcuni casi anche più gravi, si registrano tra i negozi di abbigliamento, quelli di piccolo arredamento, di elettronica e in genere i negozi di quartiere non legati ai beni alimentari o al settore farmaceutico, piccole realtà già messe a dura prova dalla concorrenza della grande distribuzione e soprattutto dell’e-commerce. Dall’altro lato c’è sicuramente la riscoperta del piccolo alimentari di quartiere e poi c’è la creatività e la tenacia: alcuni ristoratori, per esempio, si stanno dando da fare con la distribuzione a domicilio, magari con l’aiuto di qualche nuova app. Tra i fatti positivi ci metto  l’esplosione dei servizi digitali, su cui abbiamo fatto un salto pari almeno a quello fatto negli ultimi 3 anni”.

È preoccupato per il contraccolpo sul versante del lavoro? 
“Prendendo alcuni dati dal nostro Osservatorio, nella rilevazione di qualche settimana fa già quasi la metà degli imprenditori ci ha detto che purtroppo sarà costretta a ridurre il personale. È  un problema reale e non ne conosciamo la portata perché se per esempio i ristoranti potranno riaprire,  non sarà uguale a prima ma con una serie di misure di sicurezza, ad esempio con i tavoli distanziati e un numero limitato di coperti da servire e meno coperti da servire significa meno personale necessario. I 10 milioni che abbiamo stanziato per la fase 2 saranno un contributo anche in questa direzione, per dare supporto alle imprese che, ne sono sicuro, ce la metteranno tutta per ripartire”. 

Luca Rossi

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