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I depositi potranno aumentare del 50%

Rifiuti, l’emergenza coronavirus costringe ad ammassarli nel Lazio FOTO

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SERGIO COSTA - Ministro dell'Ambiente
SERGIO COSTA - Ministro dell'Ambiente
DANIELE LEODORI - Vice presidente della Regione Lazio
DANIELE LEODORI - Vice presidente della Regione Lazio

L’emergenza sanitaria causata dal coronavirus rischia di far riesplodere e con maggiore virulenza anche la crisi dei rifiuti del Lazio e in particolare di Roma. 
I centri di trattamento-rifiuti potranno aumentare la spazzatura ammassata nei depositi del 50% rispetto alla quantità massima annua, per un periodo di 12 mesi, salvo ulteriori proroghe. Cumuli di spazzatura extra potranno essere accumulati anche nei depositi temporanei di rifiuti (per intenderci quelli che si formano subito prima e subito dopo che la spazzatura venga trattata) per cui è previsto un aumento del 30% per una durata massima di 18 mesi, salvo proroghe. È quanto prevede la circolare del Ministero della Salute, guidato dal grillino Sergio Costa, n.22276 del 30 marzo, recepita dalla Regione Lazio con l’ordinanza a n. Z-00022 del 1° aprile, sottoscritta dal vicepresidente nonché braccio destro del governatore Nicola Zingaretti, Daniele Leodori.

IL COVID BLOCCA LA ‘TRANSUMANZA’ DEI RIFIUTI
Il ‘sistema’ dei rifiuti del Lazio è particolarmente precario dato l’esiguo numero di impianti, insufficienti a trattare tutti i rifiuti prodotti su base regionale. Per questo motivo, Regione e Comune di Roma si avvalgono dell’aiuto di discariche e inceneritori situati fuori regione, in alcuni casi anche all’estero. Tale pratica  (che viola il ‘principio di prossimità’: i rifiuti vanno smaltiti vicini al luogo in cui sono stati prodotti) è stata bloccata dal Covid-19 visto che vi sono “gravi difficoltà – così sostiene il Ministero della Salute nella circolare del 30 marzo - a portare i rifiuti in altre nazioni e regioni”, da qui la decisione di aumentare la capacità di stoccaggio dei depositi. La Capitale, in particolare, rischia di finire in ginocchio visto che all’interno del Gra vivono la metà dei residenti dell’intera regione, quasi 3 milioni di cittadini, e i rifiuti prodotti sono pari a quasi 2 milioni di tonnellate al giorno.

DISCARICHE, INCENERITORI TMB E... ISOLE ECOLOGICHE
La possibilità di accrescere i cumuli di rifiuti ammassati nei depositi, proprio le montagne di pattume che rischiano di andare in fiamme, riguarda tutti gli impianti/centri di trattamento e/o smaltimento, indipendentemente se a gestione pubblica o privata: discariche, inceneritori, impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico, dentro cui i rifiuti indifferenziati in arrivo vengono suddivisi in frazioni merceologiche minori prima di essere sotterrati in discarica o bruciati negli inceneritori), centri di stoccaggio, centri di riciclaggio, depuratori, etc.

DEPOSITI RIFIUTI PIÙ GRANDI, E GLI ANTINCENDI?
Negli ultimi anni, la Regione Lazio e il Comune di Roma sono stati colpiti da numerosi incendi che hanno distrutto vari centri rifiuti, pubblici e privati. Il centro Ama Salario, poi quello di Rocca Cencia, poi ancora il centro ‘Eco X’ di Pomezia e la discarica di Albano, etc. Dal 2014 ad oggi gli incendi nella nostra regione sono triplicati rispetto al periodo precedente, con tutti i danni igienico-sanitari e ambientali che si possono immaginare. Le inchieste della magistratura si concludono quasi sempre con l’archiviazione, come accaduto nei casi Ama, o al massimo con il rinvio a giudizio della classica ‘testa di legno’ del boss, come accaduto per Pomezia. Eppure – così riporta il nuovo decreto regionale -  il “rispetto delle disposizioni in materia di prevenzione incendi (…) di elaborazioni dei Piani di emergenza (…) la garanzia degli spazi adeguati di stoccaggio in relazione all’aumento previsto dei volumi dei rifiuti in deposito per scongiurare anche pericoli di incendi (…) il rispetto delle norme tecniche di stoccaggio (…) l’esistenza di idonei sistemi di confinamento e contenimento atti a segregare il maggior quantitativo di rifiuti stoccati rispetto al quantitativo ordinario” è stato affidato nelle mani dei soliti monopolisti del settore, che potranno autocertificare la bontà e sicurezza dei propri depositi e dei relativi impianti antincendio con una relazione redatta da un tecnico abilitato di loro fiducia. Ci sarà da fidarsi? O presto qualche altro incendio colpirà la nostra regione e in particolare il Comune di Roma? 
Di sicuro la decisione del Ministero della Salute e della Regione Lazio rischia di trasformarsi nella classica bomba ad orologeria.

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