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Vitek non compra i terreni

Stadio della Roma, Campidoglio in pressing sul Gruppo Parnasi

Maximo,
il centro commerciale nel quartiere Laurentino
Maximo, il centro commerciale nel quartiere Laurentino

La strada che porta alla costruzione del nuovo stadio della Roma si è trasformata in un vicolo cieco. Lo scorso 20 febbraio l’ufficio tecnico del comune di Roma ha inviato al Gruppo Parnasi una lettera (protocollo n.27553) di fuoco con cui, in sostanza, solleva due problemi tecnici in merito a Maximo, il grosso centro commerciale situato al Laurentino 38. Un colosso immobiliare ampio 60mila metri quadrati calpestabili ultimato dall’estate del 2019, ma ancora mai collaudato né avviato. Questa struttura immobiliare dal valore di circa 300 milioni di euro costituisce, insieme allo stadio e ai terreni di Tor  di Valle, uno degli immobili principali su cui si fonda l’intera trattativa imprenditoriale tra il Gruppo Parnasi – promotore della nuova arena calcistica - e Radovan Vitek, l’imprenditore edile della Repubblica Ceca presentato  dalla stampa sportiva ma non solo della Capitale come il futuro acquirente del progetto.

I DUE NUOVI PROBLEMI TECNICI DI MAXIMO

Il primo problema sollevato dal comune: il cemento armato con cui è stata costruita una parte di Maximo sarebbe priva del via libera del Genio Civile, l’Ente statale cui spetta il compito di sovrintendere la realizzazione di tutte le opere pubbliche e private. Queste parti della struttura immobiliare, quindi, non possono essere collaudate né di conseguenza dichiarate agibili. Secondo problema: i lavori per costruire metà della piazza pubblica che dovrà essere realizzata dal Gruppo Parnasi davanti l’ingresso del centro commerciale sarebbero stati eseguiti senza prima avviare un bando pubblico europeo e quindi sarebbero del tutto irregolari. Occorre fare una premessa tecnica: il privato, invece di versare al comune i contributi per gli oneri di urbanizzazione, si può impegnare a eseguire opere pubbliche che poi vengono cedute gratuitamente al comune. Si tratta del cosiddetto ‘scomputo’. In questi casi però sul privato grava l’obbligo di indire una gara per scegliere la società che sarà chiamata a realizzare le opere pubbliche. In caso contrario si incorre in una irregolarità non solo burocratica e amministrativa, ma anche penale. Il Gruppo Parnasi – almeno così sostiene il comune di Roma – non avrebbe indetto la gara pubblica europea.

LA PRIMA LETTERA A PARNASI DEL 3 FEBBRAIO

Già il 3 febbraio scorso, in una prima lettera di fuoco, il comune di Roma aveva chiesto al Gruppo Parnasi di ultimare e collaudare, prima di avviare Maximo, tutte le opere pubbliche previste nella convenzione urbanistica. Vale a dire una pubblica piazza situata proprio davanti l’ingresso di Maximo ampia 1,5 ettari, ossia 15mila metri quadrati: fino ad ora ne è stata realizzata solo la metà. La costruzione della restante parte della piazza è bloccata da un contenzioso che appare di difficile soluzione e che contrappone il Gruppo Parnasi ad Armellini, altro importante costruttore dell’Urbe. Proprio sotto la pubblica piazza, Parnasi dovrà realizzare due piani interrati di parcheggi interrati. Infine, il Gruppo Parnasi dovrà realizzare anche la nuova sede del IX Municipio dal costo di circa 9 milioni di euro.

VITEK RINUNCIA ALL’AFFARE

Questa lunga sequela di problemi tecnici avrebbero indotto l’immobiliarista ceco Radovan Vitek a rinunciare all’acquisto di Maximo, ma anche a comprare il progetto dello stadio della Roma e dei terreni di Tor di Valle, visto che su questi ultimi si è abbattuta l’onta della trascrizione pregiudizievole presso l’Agenzia delle Entrate, su richiesta dell’ex proprietario dell’area, l’imprenditore Gaetano Papalia, secondo cui il Gruppo Parnasi ha con lui un debito di circa 20 milioni di euro.

67 MILIONI DI EURO ENTRO IL 17 APRILE

Al costruttore romano Luca Parnasi restano due settimane di tempo, per la precisione fino al prossimo 17 aprile, per trovare un altro acquirente disposto dargli i 67 milioni di euro necessari per pagare alcuni dei suoi creditori, convincere il Tribunale Civile di Roma che in futuro si potrà pagare anche tutta la restante parte dei debiti, pari a circa 250 milioni di euro, e scongiurare il rischio di fallimento che incombe su un pezzo importante del suo Gruppo edile. In caso contrario, al Tribunale Civile di Roma non resterà da fare altro che dichiarare il fallimento di Parsitalia, storica società del Gruppo Parnasi.


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