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nessun rischio per il coronavirus

L'appello: “Continuate a donare, c’è il rischio dell’emergenza sangue”

“La carenza di sangue fa più morti del coronavirus”. È quanto dichiara a il Caffè di Roma il professore Massimo Massetti, direttore del reparto di cardiochirurgia del policlinico Gemelli di Roma e titolare della Cardiochirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. “L'emergenza – aggiunge lo specialista - è stata superata, ma è sempre appostata nell'angolo. In seguito all'allarme lanciato a livello nazionale su stampa e tv per la mancanza di sangue la banca di raccolta è tornata ad essere ricca. Nella Capitale migliaia di romani si sono presentati nei centri trasfusionali per donare. E finalmente, da domenica 22 marzo la raccolta ematica è stata ritenuta soddisfacente, anche perché con la pandemia si procede solo agli interventi e alle trasfusioni salvavita.

“CROLLO DELLE DONAZIONI”

Che sia necessario restare a casa per evitare di diffondere il contagio da coronavirus, infatti, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, tranne a qualche irriducibile passabile per ''cretino'' secondo la definizione bollata dalla sindaca Virginia Raggi. È altrettanto necessario, però, continuare a donare il sangue. Il sistema sanitario nazionale, infatti, oltre alla carenza di posti letto nelle terapie intensive degli ospedali nei giorni scorsi ha dovuto affrontare un'altra emergenza altrettanto grave: il crollo repentino delle donazioni. A causa di una ingiustificata paura si era chiuso all'improvviso il rubinetto che alimentava i centri trasfusionali di tutta Italia e di Roma e Lazio in particolare.

“SANGUE COME L’ARIA CHE RESPIRIAMO”

''Ci sono pazienti – ci spiega il professor Massetti - affetti da patologie acute e croniche che hanno bisogno del sangue come l'aria che respirano. I medici sono stati costretti a largo raggio a contingentare le trasfusioni proprio perché le sacche scarseggiano e se la banca del sangue non viene alimentata rischia di esaurirsi del tutto. Stesso discorso per le persone che devono sottoporsi a un intervento in urgenza come ad esempio un trapianto non rinviabile per ragioni di sopravvivenza''.

“PER IL SANGUE, IL LAZIO DIPENDE DAL NORD ITALIA”

''L'emergenza sangue uccide più della emergenza coronavirus. Donare significare salvare una vita - specifica Massetti - un po' per le restrizioni imposte alla mobilità dei cittadini, un po' per il timore di contrarre il Covid-19, la gente aveva smesso di donare. E solo in seguito ad appelli l'allarme per ora è rientrato, restando nell'angolo però a fare capolino. Il Lazio è una delle regioni più penalizzate d'Italia, perché in caso di bisogno, si approviggionava dei donatori del nord Italia. Per la carenza di sangue siamo stati costretti a rinviare interventi programmati per cardiopatici gravi. Si tratta di persone che rischiavano la vita''.

“DONARE È SICURO”

''Donare è sicuro sia per chi dona sia per chi riceve la donazione' - sottolinea lo specialista - ''le stanze dove si preleva il sangue sono separate dai pronto soccorso, e sono fuori dai percorsi dei malati. Per non creare affollamenti e code c'è poi da sempre la possibilità di prenotarsi a numeri telefonici dedicati. Le poltrone dove siedono i donatori sono distanziate. E prima di accedere viene misurata loro la temperatura e fatto uno screening di base. Poi, chi proprio vuole stare alla larga dagli ospedali può decidere di rivolgersi ai centri trasfuzionali delle associazioni dei donatori. Ovviamente non può donare chi è positivo al Covid-19 o chi sta in quarantena fiduciaria. Ma solo perché a queste persone è vietato lasciare il proprio domicilio. Tutti gli altri possono farlo. Anche perché' - precisa il professore Massetti - il coronavirus non si trasmette con il sangue, ma solo con la saliva e le gocce emesse durante la respirazione''.

“CHIEDERE L’APPUNTAMENTO TELEFONICO”

''Dall'emergenza nera siamo usciti' - chiarisce Massetti - resta utile e opportuna, però, una campagna periodica pro donazioni per evitare carenze che rischiano di paralizzare la sanità legata alle trasfuzioni'. È vero – continua - 'che non dobbiamo cadere nell'opposto. Ossia che per salvare delle vite creare assembramenti, assolutamente da escludere in questo periodo. Ma nel rispetto delle regole possiamo e dobbiamo donare sangue. Lo si può fare in tutta sicurezza per chi dona e per chi riceve. Basta rispettare le regole. Si può ad esempio telefonare ai centri di raccolta, si riceverà un appuntamento, che permetterà un afflusso scaglionato e in totale sicurezza''.

“VIA ALLA GERARCHIA DELL’EMERGENZA”

Nell'emoteca del Gemelli, cruciale per la sanità del Lazio, la raccolta sangue è ora ritenuta soddisfacente, ma per evitare carenze future il tasso di donazioni dovrebbe mantenersi per lo meno costante al post appello. ''Per ora c'è sangue a sufficienza' - dichiara Massetti - ma anche perché negli interventi viene rispettata una gerarchia dell'emergenza. In sostanza, abbiamo ridotto gli interventi dilazionabili. E col contenimento per il coronavirus ci sono meno traumi, per esempio da incidente sul lavoro, caduta, e stradali (…) ma serve – così conclude - un flusso costante così da evitare una nuova crisi. Crisi per ora scongiurata col picco di donazioni''. 

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