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Allarme a Latina e Velletri

Tribunale: arretrato impossibile da smaltire. 1 processo su 2 in prescrizione

«Nell’opinione pubblica, sulla stampa, nei social vi è profonda insoddisfazione per il modo in cui è amministrata la Giustizia in Italia. È diffusa la convinzione che i tempi dei processi siano inaccettabili sia in civile che in penale e che, come si suol dire, si pesti acqua nel mortaio». Il presidente della Corte d'appello di Roma, Luciano Panzani, nella relazione di inaugurazione dell'anno giudiziario 2020, ha parlato di sfiducia dei cittadini verso l’amministrazione giudiziaria. C'è un alto tasso di prescrizione, che «colpisce maggiormente nei processi per cui c’è condanna in primo grado e quindi quasi uno su due a Roma. Questo però è il risultato del collo di bottiglia a cui si è ridotto l’ Appello». La causa principale è «il notevole ritardo nell'arrivo del fascicolo dopo la proposizione dell'atto di Appello». La soluzione ci sarebbe: potenziare adeguatamente le corti di appello «per fare fronte all’arretrato che si è accumulato, per i reati minori, con un’amnistia mirata. Sospendere la prescrizione non serve a nulla. Significa soltanto accumulare i processi senza che ci siano le risorse per farli». Ed è anche una violazione dei diritti processuali.

LA PRESCRIZIONE
La prescrizione colpisce maggiormente nei processi per cui c’è condanna in primo grado e quindi «quasi uno su due a Roma». Un problema che può essere risolto: «Il Ministero ha finalmente previsto l’aumento delle piante organiche delle Corti di appello: + 9 consiglieri a Roma e a Napoli. Per Roma significa 2.000 sentenze penali in più all’anno». Si tratta, per Panzani, di «un progresso, non la soluzione del problema, anche se Roma in pochi anni è passata dalle 10.000 sentenze penali all’anno del 2014-2015 alle 16.000 del 2019, con un aumento, al netto delle sentenze di prescrizione, di 3.000 sentenze penali all’anno». Per quanto riguarda il penale i processi pendenti in Tribunale in tutta Italia sono 1.168.000, procure escluse. Sono 264.000 nelle corti di appello, il 23% dei tribunali. Ma mentre dal 2003 in tribunale la crescita è stata del 3%, in corte di appello è stata del 103%. «In altri termini i processi si fermano e si prescrivono in corte di appello», sostiene Panzani, e deriva dal mancato adeguamento degli organici.

LATINA E VELLETRI IN AFFANNO
«È evidente comunque che l’amministrazione della giustizia, almeno nel Lazio, è gravata da una massa di procedimenti che quantomeno causano una gravosa attività amministrativa senza risultati concreti in termini di repressione della criminalità e della devianza, per tacere del danno che gli indagati ricevono dall’iscrizione della notitia criminis senza risultato». 
Tutti i tribunali, Roma in qualche misura di meno, non riescono a pareggiare i flussi in entrata ed in uscita. Le pendenze sono elevate soprattutto a Roma, Latina e Velletri. Il tasso di prescrizioni è, a livello distrettuale, significativo. Ne deriva, come conclusione, che il blocco della prescrizione dopo il primo grado non può che determinare in pochi anni una crescita esponenziale dell’arretrato, salvo che, come ho già accennato, si realizzino interventi importanti di carattere strutturale, relativi agli organici dei magistrati, del personale ed alle strutture, che consentano di far fronte ai flussi.
«Il risultato è la prescrizione di tanti processi», aggiunge il presidente della Corte d'appello e fornisce i dati: «L’appello penale è il collo di bottiglia del processo. Nel 2017 i processi definiti totali erano 1.435.000 ed i prescritti 125.000, pari al 9%. Nel distretto del Lazio nel 2019 i prescritti erano 19.500 su un totale di 125.000, pari al 15%. Di questi 48% in appello ( 7.500) e 10% al GIP-GUP ( 7.300), 12% al dibattimento monocratico ( 4.300), 118 al collegiale ( 5%)».

PROCESSI CIVILI
L’analisi dei dati statistici del settore civile conferma la sostanziale stabilità nei flussi, sia lato sopravvenienze (che registrano una minima diminuzione da 292.602 a 290.963 nuove iscrizioni) sia lato definizioni (variazione percentuale nulla, da 302.372 a 301.966) già evidenziata nelle annualità precedenti. E così come avvenuto nel 2017/2018, il numero di definizioni supera quello delle iscrizioni, per cui la pendenza civile complessiva del distretto continua a diminuire (da 332.446 a 321.443, circa 11.000 fascicoli in meno, -3%).
Il settore riesce ormai stabilmente da anni a smaltire un numero di procedimenti superiore, anche se di poco, a quello dei procedimenti in ingresso. Per tutti gli uffici le variazioni sia nelle sopravvenienze che nelle definizioni sono minime. Si registrano incrementi nelle definizioni per i Tribunali di Latina (+6%) e Rieti (+7%). 

IL CONTENZIOSO CIVILE
Per il contenzioso le cause pendenti iscritte al ruolo degli affari civili ordinari passano da 153.310 a 147.551, con una diminuzione sul distretto di circa 6.000 procedimenti. La diminuzione riguarda tutti i Tribunali, in alcuni casi anche con riduzioni significative come a Civitavecchia (-13%), Latina e Viterbo (-11%), Rieti (-20%). Le definizioni, in aumento del 3% circa rispetto al 2017/2018 (75.742 contro 73.363) superano le nuove cause iscritte: il valore dell’indice di ricambio del periodo è pari a 108, praticamente ogni 100 per ogni 100 cause iscritte, ne sono state definite 108: si lavorano i fascicoli che arrivano e anche qualcosa di più.

ARRETRATI DA SMALTIRE
L’analisi dell’arretrato condotta nell’ambito dei programmi di gestione dei procedimenti civili evidenzia che la percentuale di procedimenti pendenti al 30/06/2019 da più di tre anni in tutto il distretto è del 30,2%, simile allo scorso periodo (era il 29,8%). Si riscontrano percentuali vicine o superiori al 50% a Civitavecchia e a Latina.
Il dato di questi due Tribunali è conseguenza delle situazioni particolari in cui versano i due uffici: per Civitavecchia la pianta organica è insufficiente rispetto ai carichi di lavoro del circondario, mentre a Latina, alla inadeguatezza della pianta organica, si aggiungono i problemi connessi alla presenza di una forte criminalità organizzata. Il recente provvedimento di revisione delle piante organiche ha preso atto della situazione, anche se in misura non ancora sufficiente, ed ha aumentato l’organico di un’unità per Latina e di due unità per Civitavecchia.


UFFICI GIP E GUP
I dati complessivi, relativi al registro noti, del distretto indicano una leggera diminuzione del 1,2% circa nelle sopravvenienze ed una diminuzione del 3,4% delle definizioni, che quindi continuano a diminuire. Nell’arco di un triennio si tratta di quasi 8.000 procedimenti in meno. Le pendenze al 30 giugno 2019 sono pari a 84.550 fascicoli, circa 3.300 procedimenti in più rispetto al 30 giugno 2018. Le iscrizioni diminuiscono soprattutto a Velletri (-9%) e a Viterbo (-8%). Aumentano di quasi l’9% a Cassino e Frosinone. In leggero calo (-3%) a Roma. Maggiormente diversificato nel distretto il dato sulle definizioni, per il quale risultano variazioni, sia in diminuzione che in aumento consistenti e significative. Si registrano riduzioni del 9% a Civitavecchia, del 16% a Roma, del 10% a Velletri. Viceversa i dati mostrano incrementi del 77% a Cassino, del 15% a Latina, del 53 % a Viterbo. Per quanto riguarda le definizioni per prescrizione, dai dati comunicati dagli uffici, emerge la rilevanza di tale definizione, sia rispetto al totale definizioni, sia rispetto al totale archiviazioni. Nel complesso del distretto il 10% circa delle definizioni presso gli Uffici GIP/GUP sono prescrizioni. In particolare a Latina, Roma e Velletri, le prescrizioni rappresentano rispettivamente il 20%, il 14% ed il 12% del totale definizioni. Negli altri uffici le percentuali sono estremamente ridotte, inferiori al 5%.


 

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