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Il nucleo operativo contro i bulli

Bullismo nelle scuole in provincia di Latina: “I nostri ragazzi non sono soli” FOTO

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Monica Sansoni - Funzionario P.O. Responsabile Territoriale del Garante dell'Infanzia Regione Lazio
Monica Sansoni - Funzionario P.O. Responsabile Territoriale del Garante dell'Infanzia Regione Lazio
Il nucleo antibullismo - Raccoglie le denunce di bullismo in provincia di Latina: 25 i casi risolti nel 2019. Il 20 febbraio il Nucleo operativo terrà un incontro con la Polizia Postale con gli studenti di 3a media dell'IC Frezzotti Corradini di La
Il nucleo antibullismo - Raccoglie le denunce di bullismo in provincia di Latina: 25 i casi risolti nel 2019. Il 20 febbraio il Nucleo operativo terrà un incontro con la Polizia Postale con gli studenti di 3a media dell'IC Frezzotti Corradini di La

Insulti, prepotenze, violenza fisica e psicologica, invasione della propria sfera intima, diffusione di fotografie e video offensivi, isolamento sociale. Sono solo alcuni dei modi in cui si manifesta il bullismo tra i giovani, specialmente a scuola, terribilmente amplificato dai social media, cassa di risonanza per i bulli che cercano di minare la serenità dei loro coetanei. I bulli attaccano l’autostima, indeboliscono la sicurezza, fanno leva sulle debolezze di ciascuno e gettano nello sconforto i ragazzi in un momento delicato della crescita personale. Secondo l’indagine realizzata dall’osservatorio di Terre des Hommes e ScuolaZoo su un campione di 8.000 ragazzi, il bullismo è al terzo posto tra le minacce più temute dai giovani, dopo le violenze sessuali e le droghe. Il cyberbullismo viene infatti percepito da 4 adolescenti su 10 (39,7%) come molto rischioso; ad essere più preoccupati sono i maschi (43,2%), rispetto alle femmine (38,2%). 4 ragazzi su 10 hanno subito atti di bullismo, 6 su 10 hanno assistito a violenza in rete e non, il 40% dei giovani intervistati teme di restare vittima di cyberbullismo. Alcune scuole si sono uniformate a quanto previsto dalle Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo del MIUR, legge 71/2017, realizzando corsi di formazione in materia di prevenzione del fenomeno del bullismo, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine, promuovendo azioni di sensibilizzazione sui fenomeni menzionati e iniziative culturali rivolte agli studenti per acquisire delle competenze necessarie per muoversi consapevolmente nel mondo digitale, nonché predisponendo regole sull’uso controllato di smartphone e apparecchi elettronici in classe durante le lezioni. Nelle scuole della provincia di Latina si stanno portando avanti progetti di sensibilizzazione che vedono protagonisti studenti, docenti e famiglie. Incontri informativi e formativi sui rischi del web, coordinati dallo Sportello di Ascolto Minori e Famiglie del Garante Infanzia e Adolescenza della Regione Lazio e dal nucleo antibullismo, nato nel 2016 all’IC Frezzotti-Corradini CTS di Latina.  “Le scuole della provincia, i docenti e i dirigenti scolastici soprattutto, contattano lo Sportello di via Costa 1 per segnalare episodi di bullismo e cyberbullismo nelle nostre scuole”, spiega Monica Sansoni, funzionario P.O. Responsabile Territoriale del Garante dell’Infanzia della Regione Lazio. “Lo sportello è a disposizione di chiunque vuole segnalare questi casi. Dal nucleo raccogliamo le testimonianze e in seguito, accompagnati da una psicologa, incontriamo i ragazzi e le famiglie per trovare una mediazione, un dialogo. Qualora venisse riconosciuto però un reato civile o penale scatterebbero le misure giudiziarie”, spiega la Sansoni. Tra le forme di bullismo più preoccupanti ci sono sicuramente quelle a sfondo sessuale, il cosiddetto sexting, l’invio di immagini o testi dal contenuto esplicitamente sessuale e il revenge porn, la diffusione di foto e video intimi su internet. Se il bullismo c’è sempre stato, con i social network si è sicuramente intensificato: il web amplifica e diffonde informazioni molto velocemente, è la piazza pubblica dove i ragazzi si scambiano video e immagini. Se da una parte dietro un nickname, un pc o uno smartphone ci si può sentire più al sicuro, dall'altra i giovani sono più esposti e attaccabili e si ritrovano in un attimo bersaglio di trolling e molestie online. Come avviene col cyberbashing: video di risse tra adolescenti, ragazze che si tirano i capelli, maltrattamenti e scherno, il tutto poi diffuso sui social.  “Molte volte i ragazzi non comprendono il dolore profondo che possono causare, i danni che arrecano all’immagine pubblica e alla serenità psicologica dei loro coetanei”, spiega la Sansoni. Il nucleo antibullismo di Latina vuole proprio contrastare e prevenire questi episodi, avviando quotidianamente un dialogo con i ragazzi, sia nelle aule di scuola che in forma privata. Ciò a cui si mira con questi interventi è far capire al bullo che, anche se solamente sul web, le offese e gli insulti colpiscono davvero e hanno delle conseguenze, anche gravi: le vittime di bullismo provano ansia, vergogna e bassa autostima, disagi che possono protrarsi anche in età adulta se non risolti tempestivamente. “Lavoriamo soprattutto con i ragazzi dai 9 ai 13 anni. Ma si può essere vittima di bullismo e carnefice anche durante il liceo. Puntiamo soprattutto a stimolare un dialogo in famiglia, invitando i genitori a parlare con i propri figli, a indagare in modo discreto sulla loro vita fuori da casa per individuare possibili segnali di malessere”, spiega la Sansoni. I genitori possono capire se qualcosa non va cogliendo piccoli segnali: solitamente le vittime di bullismo si chiudono in sé stesse, perdono peso, abbassano il loro rendimento scolastico. “Non serve violare la sfera privata del ragazzo, basta interessarsi alla sua giornata. Domandare è il primo passo per assicurarsi che il proprio figlio stia bene. Ma ovviamente ogni caso è a sé, perché ogni famiglia è diversa. In realtà i genitori hanno il diritto e il dovere per legge, fino ai 13 anni, ma anche dopo, quando si ottiene il cosiddetto "Consenso Digitale", di controllare i social network e i telefonini, ma molte volte i rapporti genitori-figli non sono così distesi da consentire questo. Ecco perché lavoriamo molto sulla prevenzione, stimolando il dialogo e invitando gli adulti a tendere la mano ai figli per proteggerli da episodi di violenza”. Bullismo non solo a scuola però. D’estate molti giovani si trovano soli e si affacciano al web per cercare nuove amicizie. Solitudine e isolamento possono portarli ad essere più facilmente vittime di bullismo e cyberbullismo. “In questi contesti può capitare di finire in chat dedicate all’anoressia ad esempio, dove vengono diffusi veri e propri metodi per dimagrire e le giovani, in cerca della loro vera identità, finiscono per seguire queste tracce” avvisa la Sansoni.  Solo nel 2019, sul territorio pontino il nucleo ha trattato e risolto 25 casi di bullismo, mentre quotidianamente raccoglie centinaia di segnalazioni via mail o telefonicamente dei dirigenti scolastici, dei docenti e spesso delle stesse vittime di bullismo. Il nucleo antibullismo, di cui Monica Sansoni fa parte, riunisce un pool di esperti e professionisti:  oltre a molti docenti  Referenti di Istituto formati in virtù della Legge 71/2017, la dirigente scolastica Roberta Venditti, la psicologa Alessia Micoli, l’avvocato Sara Teresa Mariani, il consulente diocesano della curia vescovile di Latina l’avv. Pasquale Lattari, il dott. Gianfranco Pinos Ex Ispettore Capo della Poltel di Latina, il CSM Centro di Salute Mentale di Latina con il Dr. Lino Carfagna e Dr. Pasquale Tripepi, l’Ufficio Scolastico Provinciale di Latina, Provveditorato agli Studi. Lo stesso nucleo ha poi da tempo firmato un protocollo d’intesa con il Prefetto di Latina Maria Rosa Trio, l’avvocato Jacopo Marzetti, la Questura di Latina, la Polizia Postale di Latina, la Procura della Repubblica di Latina (sezione reati contro i minori e le famiglie), la Polizia Stradale di Latina. Proprio le forze dell’ordine organizzano periodicamente incontri formativi a scuola sui rischi del web e sul cyberbullismo. Un impegno costante e concreto per educare i giovani al rispetto e all’accoglienza del prossimo, per far capire loro che isolare e denigrare i compagni è un gesto vile e sterile perché, citando Papa Francesco, “quando uno denigra l’altro è perché lui stesso non può crescere e ha bisogno che l’altro sia abbassato, per sentirsi un qualcuno”. 

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