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Il sito di Albano a due passi da Ardea

Roncigliano, colpo di scena sulla riapertura della discarica: da Tmb a 'bio'gas?

Roncigliano - Foto aerea scattata nel mese di novembre scorso. Gli invasi appaiono allagati
Roncigliano - Foto aerea scattata nel mese di novembre scorso. Gli invasi appaiono allagati

Non più un impianto industriale Tmb (Trattamento Meccanico Biologico) per ricevere e sminuzzare 185mila tonnellate all’anno di rifiuti indifferenziati di Roma. Ma probabilmente un altro genere di impianto, forse un ‘bio’gas per trattare 60mila tonnellate all’anno di rifiuti umidi, ossia avanzi alimentari e sfalci erbacei e forse anche fanghi di fogna. Nuovo colpo di scena nella vicenda della discarica di Albano-Roncigliano, situata a due passi da Ardea e Pomezia.

Parliamo dell’immondezzaio classe 1979 chiuso dal misterioso incendio del 30 giugno 2016 dai contorni mai chiariti e riattivato alla chetichella dalla Regione Lazio il 30 ottobre scorso, senza nemmeno convocare i comuni di Albano, Ardea e Pomezia, la Asl Roma 6, l’Arpa Lazio, la Città Metropolitana di Roma e i comitati e le associazioni che da anni si battono per la chiusura e bonifica definitiva del sito.

La Colle Verde, società affittuaria di una parte della discarica, ha comunicato ai giudici del Tar lo scorso 16 dicembre la volontà di depositare in Regione una richiesta di ‘variante sostanziale’ al precedente progetto di Tmb: una sorta di cambio a 360 gradi, per trasformare il Tmb in qualcos’altro. Su tale vicenda il Caffè ha chiesto il parere al consigliere delegato ai rifiuti di Albano, Luca Andreassi.

Consigliere Andreassi, ricominciamo dall’inizio, come è andata l’udienza al Tar del Lazio del 10 gennaio contro Regione Lazio e Colle Verde? 
“Male direi. Nel senso che il TAR ha rigettato la nostra richiesta di sospensiva sostenendo si trattasse di una “mera volturazione””

Quali le prospettive giudiziarie del ricorso? 
“Il TAR si esprimerà, spero a breve, nel merito. Siamo convinti di aver addotto ottime ragioni perché venga riconosciuto il nostro diritto. Naturalmente si ricorrerà sin da subito al Consiglio di Stato”. 

La società Colle Verde ha preannunciato  la volontà di depositare in Regione una richiesta variante del progetto di ricostruzione del Tmb e tentare così di realizzare un biogas per l’umido: cosa pensa di questa ulteriore ipotesi? 
“Parto dal lontano. La Regione Lazio avviò nel 2015 la procedura di revisione/proroga dell’autorizzazione integrata dell’impianto TMB. A cui seguirono una serie di Conferenze di servizio, cui partecipò come Comune di Albano, in cui emersero decine di prescrizioni a cui la società proprietaria dell’impianto avrebbe dovuto adempiere pena la revoca dell’autorizzazione. Tali Conferenze di servizio si interruppero quando l’impianto andò a fuoco per evidenti motivi. Fino alla proroga di ufficio dell’autorizzazione avvenuta qualche settimana fa da parte della Regione Lazio. E quelle prescrizioni che fine hanno fatto? Come è possibile prorogare l’autorizzazione di un impianto che non esiste più, visto che è andato a fuoco, senza sapere quali saranno le caratteristiche del nuovo? Una lunga premessa per dire che ci sono delle cose che mi sono poco chiare. Ma, mi auguro, che se ColleVerde o chi per lei decida di proporre un nuovo impianto si avvii un chiaro e trasparente iter autorizzativo al cui interno il Comune di Albano possa far sentire la propria voce. Peraltro, mi fa sorridere questo progetto visto che la Volsca Ambiente e Servizi, società interamente pubblica e di proprietà dei comuni di Velletri, Albano e Lariano, è in attesa, da parte della Regione Lazio, di conoscere l’esito della richiesta di autorizzazione di un impianto di compostaggio a digestione aerobica da dieci anni. Dieci. Nel frattempo, il nostro umido viaggia ogni giorno per centinaia di km sulle autostrade italiane”.

Lei cosa vuole dirci a proposito della gestione dell’umido di Albano? 
“Siamo all’82% di raccolta differenziata. Abbiamo un progetto di installare delle macchine a digestione aerobica presso il centro di conferimento comunale a Cancelliera che consentano di trattare una parte della frazione organica raccolta con il porta a porta. Diminuendo così i costi per i cittadini ed aumentando la sostenibilità ambientale”.

Lei è professore universitario e si occupa di gestione dei rifiuti anche a livello scientifico e professionale. Qual è la sua opinione complessiva sulla situazione della Regione Lazio?
“Quanto accaduto sul sito industriale di Roncigliano è la conseguenza naturale della totale assenza di programmazione. Regione Lazio da una parte, Comune di Roma dall’altra sono, da anni ormai, impegnati in una inutile battaglia di retroguardia relativa all’ubicazione della discarica “per Roma”. Così dicono. Questo è esattamente quello che non ci serve. La discarica potrebbe, forse, e sicuramente in maniera parziale, essere utile a fronteggiare l’emergenza in cui versa la nostra Regione a causa della Città di Roma. Ma certamente non chiude il ciclo dei rifiuti e non rappresenta una soluzione a nulla. Va programmata, di concerto tra Enti, una soluzione che consenta a Roma di rispettare la legge e di raggiungere il 65% di raccolta differenziata. E a Comuni virtuosi come Albano di non dover gestire l’incapacità degli altri. Poi, certo, non c’è da stupirsi se i cittadini non capiscono le scelte e si oppongono ferocemente ad assurde idee. Peraltro neanche risolutive”.

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