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Il governo cambia le tasse

Piano cartelloni, tutto da rifare

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Andrea Coia,
Presidente della Commissione capitolina Commercio 
e consigliere di Roma Capitale
Andrea Coia, Presidente della Commissione capitolina Commercio e consigliere di Roma Capitale

Lo stop definitivo alle affissioni selvagge, grazie al nuovo ‘Piano cartelloni’, sembrava finalmente realtà. Ma la cosiddetta ‘riforma della pubblicità’ del Comune di Roma, ovvero le regole che disciplinano il settore della cartellonistica stradale, si è infranta contro le nuove disposizioni in materia fiscale contenute nella Finanziaria 2020 appena varata dal Governo. Dunque tutto il lavoro fatto fino ad ora è da rifare, o quasi. Parliamo del Piano che prescrive per ognuno dei 15 municipi numero, dimensioni ed esatta posizione degli impianti pubblicitari. Regole più chiare e stringenti da cui far partire nuovi bandi per la concessione degli spazi. Regole destinate da un lato a ridurre di oltre il 50% i metri quadri di spot che tappezzano le vie della città. E, dall’altro, a rimpinguare le casse del Campidoglio, grazie ad un canone decennale che i concessionari dovranno pagare in aggiunta agli oneri tributari.

COIA: “LA FINANZIARIA 2020 HA SPARIGLIATO LE CARTE”

«Purtroppo, con sommo sconforto, abbiamo appreso che la Finanziaria 2020 ha sparigliato le carte in tavola», commenta al Caffè di Roma Andrea Coia, consigliere capitolino del M5s che presiede la commissione Commercio, organo consiliare che si è riunito il 17 gennaio per affrontare proprio questo problema. In pratica, l’esecutivo giallorosso ha introdotto un canone unico per le “concessioni, autorizzazioni ed esposizioni pubblicitarie”. Accorpando in un un’unica mega-tassa una manciata di imposte (Tosap, Cosap, Icp, Dpa, Cimp). In soldoni – ci spiega l’esponente dei 5stelle - «bisognerà riapprovare ‘a cascata’, e con le opportune modifiche sulla parte tributaria, tutti gli atti approvati finora».

DA ‘CARTELLOPOLI’ ALLA RIFORMA

Tali modifiche investiranno, prima di tutto, quello che viene chiamato il Piano Regolatore degli impianti pubblicitari (Prip), approvato nel 2014 a seguito di una mobilitazione popolare. Erano gli anni della Roma di ‘Cartellopoli’, dell’esercito di cartelloni abusivi sorti in ogni dove, anche dove non era permesso. O con una metratura spropositata, fino a sei metri per tre. Bastava dichiarare le installazioni esistenti e pagare un canone. E così i cartelloni si sono moltiplicati, andando a tappezzare strade e incroci, compromettendo anche la visibilità e la sicurezza. All’inizio del mandato di Ignazio Marino, nel 2013, i metri quadrati complessivi erano oltre 230mila. Così un gruppo di cittadini, riunitosi in un comitato chiamato “Basta Cartelloni”, avanzò una proposta per regolamentare le affissioni, ossia un piano regolatore della pubblicità. Che trovò sponda nell’allora assessore al Commercio della giunta Marino, la dem Marta Leonori. E dal piano regolatore si passò ad un regolamento, e poi al via libera ai Piani dei Cartelloni – i cosiddetti Piani di localizzazione degli impianti pubblicitari (Plip) –, approvati in via definitiva nel novembre del 2017 dopo un iter durato due anni.

NUOVI BANDI E NUOVE REGOLE

Il terzo passo sarebbe stato, ora, la pubblicazione dei bandi con le nuove regole. Che ridurrebbero il numero degli impianti pubblicitari dagli attuali 27mila circa a poco meno di 15 mila. Per la precisione 14.391 divisi in sei circuiti: 3.47 cartelloni del Comune con lo stemma Spqr, 2.734 per le pubbliche affissioni, 415 per circuito cultura e spettacolo, 4.226 privati su suolo pubblico, 1.844 per il pubblico servizio, 360 per servizi municipali e infine 1.341 per bike sharing e servizi igienici. Stop, inoltre, agli impianti 6x3 e 4x3: la metratura massima consentita è 3,20x2,40. Un combinato disposto che andrebbe a dare una sforbiciata a una superficie totale di cartellonipubblicitari che deturpa Roma che si attesta, oggi, sui 137mila mq: con le nuove concessioni scenderebbero infatti ad appena 61mila. Questo in concomitanza, ovviamente, con la rimozione dei cartelloni non a norma, non compatibili con i criteri previsti dal nuovo bagaglio di prescrizioni.

BATTUTA D’ARRESTO SUI TEMPI

Attività, quest’ultima, iniziata nel corso degli anni. E che ha eliminato quasi 100mila mq di affissioni. Dopo un paio di avvisi pubblici andati deserti lo scorso luglio, il giro di vite sui cartelloni è stato rilanciato anche dall’amministrazione guidata da Virginia Raggi, ma questo giro di vite ora rischia di subire uno stop. Per dare una sterzata decisiva alla lotta contro le affissioni abusive, ed arrivare alla cifra in metri quadrati prevista dal Piano regolatore del 2014, è necessario mettere nuovamente a gara le postazioni. Prima, però, si dovrà mettere mano agli atti licenziati finora, iter da completare entro la fine del 2020. Fino ad allora i bandi resteranno al palo. «Continueremo il percorso iniziato nel 2016 per regolamentare definitivamente il tema delle affissioni a Roma», ci ribadisce Andrea Coia. Anche se il dover riallacciare il nastro amministrativo degli atti è un imprevisto che proprio non ci voleva per la riforma della pubblicità in salsa romana, ad oggi ancora monca. I tempi per la predisposizione del nuovo Piano cartelloni, a questo punto, sono davvero un mistero. Con gran gioia degli abusivi

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