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annullato il nuovo appalto

Ambulanze: cambia tutto, anzi (ancora) no

Via libera al maxi-appalto sulle ambulanze, anzi no. Dopo nemmeno due settimane dalla pubblicazione del nuovo Piano ambulanze, è arrivato il clamoroso dietrofront di Regione ed Ares118, l’azienda pubblica regionale di emergenza sanitaria, sulla gara che doveva appaltare a privati, e per tre anni, una bella fetta della gestione del “servizio in area-extra ospedaliera” sull’intero territorio del Lazio. Per Roma e provincia i mezzi di soccorso offerti alle onlus, e quindi di fatto sottratti alla gestione pubblica, erano nel bando ben 66: praticamente uno sue due e più del doppio rispetto alle unità affidate a privati nella precedente gara triennale. Ma a sorpresa la lettera d’invito per una preliminare procedura selettiva, pubblicata lo scorso 30 dicembre, è stata revocata il 14 gennaio, accogliendo sostanzialmente le proteste di lavoratori e sindacati contro quella che sarebbe stata «l’ennesima privatizzazione del 118» operata da Ares, che ha nel frattempo ammesso carenze su organico e parco mezzi.

CONTRORDINE

Il passaggio-chiave, nella delibera di revoca a firma del direttore generale dell’azienda sanitaria, non lascia spazio ad interpretazioni. Quella gara – o meglio “la durata triennale dell’affidamento”, si legge nel testo dell’atto – sarebbe stata “in contrasto con i tempi previsti per la realizzazione del piano pluriennale per la completa internalizzazione dei mezzi di soccorso attualmente esternalizzati”. Operazione messa poi nero su bianco, come ricorda la stessa delibera, anche nel cosiddetto “Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del sistema sanitario regionale 2019-2021”, firmato lo scorso novembre dal governatore (nonché commissario alla sanità) Nicola Zingaretti. Piano che, puntando su assunzioni del personale da parte del pubblico e investimenti sul parco mezzi, prescrive uno stop ad affidamenti esterni a privati e il rientro nella gestione pubblica di quei 117 lotti oggetto della gara: 38 mezzi  nel 2020, 39 nel 2021, 40 nel 2022. Partendo proprio dalle postazioni di Roma.

NUMERI SU ROMA E PROVINCIA

Tutto il contrario di quanto stabilito nell’atto per ora annullato, che, per la provincia di Roma, andava a raddoppiare i lotti – ergo, i mezzi di soccorso – a gestione privata: 66 contro i 25 del precedente bando da 30 milioni euro l’anno per il triennio 2015-2018, aggiudicato da un raggruppamento di imprese guidato da Heart Life Croce Amica. Di questi sessantasei, 37 nella Capitale, 28 nel resto della città metropolitana. Un parco mezzi costituito da 52 mezzi di soccorso di base (MSB), con equipaggio di almeno un autista ed un infermiere, 3 mezzi di soccorso avanzato (MSA), con a bordo un medico, e 11 automediche. Stando ai numeri pubblicati nell’ultimo Piano della performance approvato da Ares (quello per il triennio 2019-2021), con il nuovo bando i mezzi gestiti da privati, seppur associazioni di volontariato, sarebbero state la metà dell’intera dotazione su cui è capo la centrale operativa del 118 di Roma. L’ultimo dato è riferibile al 2018, anno in cui i mezzi di soccorso che coprivano tutta la città metropolitana erano 129 (106 mezzi infermieristici, 23 medicalizzati).

120 MILIONI ALLE ONLUS

Per ‘privati’, nel bando su cui è arrivato il semaforo rosso, s’intendeva “enti, associazioni e istituzioni di volontariato a carattere associativo”. Dunque stop alle società private, spazio alle onlus che, a differenza delle società del vecchio appalto (tuttora prestanti servizio), verrebbero pagate tramite rimborso a piè di lista. Anche se il tetto massimo dei rimborsi fissato per l’intera regione era poco meno di 42 milioni euro l’anno per tre anni. Potenzialmente il doppio rispetto al bando del 2015, costato 65 milioni per l’intero triennio e per tutte le postazioni del Lazio. La scelta di rivolgersi alle associazioni di volontariato è stata disciplinata con atti ufficiali, sperimentata già con la convenzione con la Croce Rossa e consolidata con una gara da sei milioni di euro bandita nel 2018. E mira, almeno in teoria, a tagliare quei costi nelle prestazioni che negli anni sono lievitati con l’affidamento alle società delle ambulanze private.

CARENZA DI MEZZI E PERSONALE

La mossa non è però piaciuta ai lavoratori, che da anni fanno la spola da una srl all’altra, chiedendo di venire assunti nel sistema sanitario pubblico. E che, per via del passaggio occupazionale in enti “sussidiari” come onlus e fondazioni, potrebbero ricevere dei contratti meno vantaggiosi e stipendi più bassi. Tant’è che, all’indomani della pubblicazione della missiva e del capitolato di gara, Usb Pubblico Impiego aveva tuonato contro il provvedimento, invocandone la revoca. Revoca che poi è arrivata, puntuale. Il problema di fondo è però noto. La stessa Ares non ha infatti fatto mistero di non riuscire a gestire direttamente sotto il proprio cappello l’intero servizio regionale di soccorso. “Per assicurare sull’intero territorio regionale il servizio di soccorso sanitario in emergenza in area extra ospedaliera – si leggeva nella gara congelata – data la carenza di personale ed automezzi propri, si rende necessario per Ares 118 dover integrare il proprio assetto organizzativo con risorse umane e tecnologiche facendo ricorso all’apporto di soggetti terzi”. Nel frattempo il vecchio appalto, dopo essere stato prorogato di un anno, è scaduto a novembre. Ma la carta dei privati, finanche associazioni di volontariato, resta per ora al palo.

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