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critiche alla Raggi

Rifiuti, M5S dimentica la strategia ‘rifiuti zero’

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La discarica
La discarica
Simona Ficcardi, consigliera capitolina e vicepresidente Commissione capitolina Ambiente
Simona Ficcardi, consigliera capitolina e vicepresidente Commissione capitolina Ambiente
Stefano Vignaroli, deputato M5S e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie.
Stefano Vignaroli, deputato M5S e presidente della Commissione parlamentare Ecomafie.

Più che una rivoluzione sembra una restaurazione. La maggioranza grillina che guida la Capitale da 3 anni e mezzo non parla più di ‘rifiuti zero’, la strategia di gestione della spazzatura urbana che punta ad azzerare la produzione di pattume non differenziato, promessa in campagna elettorale. Lo scontro politico, a palazzo Senatorio, è tutto concentrato sul luogo in cui l’Urbe sarà costretta ad ospitare una nuova discarica. Del resto a Roma la produzione di rifiuti indifferenziati anziché diminuire aumenta ed ha raggiunto la ragguardevole quantità  di 1 milione e 728mila tonnellate all’anno (dati Ministero dell’Ambiente).  

RAGGI ALLERGICA AL PORTA A PORTA

Un problema, quello dell’aumento dei rifiuti indifferenziati, che la sindaca conosce bene, visto che dalle dimissioni di febbraio 2019 dell’ex assessora all’Ambiente, Pinuccia Montanari, ha tenuto per se la delega ai Rifiuti. La sindaca sembra allergica al Porta a porta, la modalità di raccolta domiciliare dei rifiuti, ma soprattutto unica e vera alternativa al business mortale delle discariche e degli inceneritori, passata dal 42% del 2016 ad appena il 42,9% del 2018. Eppure nei pressi delle discariche si continua a morire e ad ammalarsi più che altrove. È quanto sostiene l’Eras Lazio, Epidemiologia, Rifiuti, Ambiente e Salute, l’accreditato studio epidemiologico del Sistema Sanitario Nazionale che studia la correlazione tra trattamento dei rifiuti e salute umana nel Lazio.

PARLAMENTARI A MALAGROTTA

Sembrano passati millenni dall’iniziativa ‘Parlamento a 5 Stelle a Malagrotta’, l’assemblea pubblica che si svolse il 4 aprile 2014 di fronte all’ingresso della megadiscarica romana organizzata dal M5S per festeggiare il primo anno trascorso dai parlamentari nelle massime istituzioni repubblicane. Quel giorno Beppe Grillo dichiarò: “i cittadini devono cercare di resistere: bruciare o interrare i rifiuti per i nostri nipoti sarà solo un brutto ricordo. Non ci rimane che difendere con le unghie e con i denti il nostro territorio per mantenerlo più sano possibile per le prossime generazioni”.

Il “CITTADINO CON L’ELMETTO”

L’iniziativa politica a Malagrotta era capitanata dal deputato Stefano Vignaroli, cresciuto nei comitati no-discarica, allora vicepresidente della Commissione bicamerale Ecomafie poi eletto anche ‘personaggio ambiente 2014’, con la benedizione del blog di Grillo che lo definiva un “vero cittadino con l’elmetto’. Nel 2016 Vignaroli fu travolto da uno scandalo mediatico: “C’è imbarazzo in Commissione Ecomafie – scriveva il Fatto Quotidiano l’11 settembre 2016 - dopo che la sindaca Virginia Raggi ha detto pubblicamente che a presentarle Paola Muraro (prima assessora all’Ambiente della Giunta Raggi, ndr) è stato il vicepresidente della commissione stessa e deputato 5stelle, Stefano Vignaroli”.

L’INCONTRO SEGRETO COL GRUPPO CERRONI

 L’allora assessora Muraro dichiarò subito alla stampa che era “stato un errore chiudere Malagrotta, serve una nuova discarica per Roma”. “L’imbarazzo – puntualizzava il Fatto Quotidiano appena qualche giorno dopo - deriva dal fatto che Vignaroli sarebbe stato presente il 30 giugno 2016 a un incontro segreto con il Gruppo Cerroni e la stessa Muraro”, prima ancora che la Muraro venisse nominata assessore, il 7 luglio successivo. L’incontro, da quanto è emerso successivamente, sarebbe servito a trattare con il Gruppo Cerroni, storico monopolista romano del settore, alcuni problemi relativi al ciclo dei rifiuti indifferenziati di Roma. Di Porta a porta nessuno parlava nella Giunta Raggi, ieri come oggi. La Commissione Ecomafie cercò di interrogare Vignaroli per questa interferenza, ma i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, non concessero il via libera ed alla fine Vignaroli si salvò dalle domande dei colleghi.

LA PROMOZIONE DI VIGNAROLI

Forse per questi meriti, dopo il successo elettorale alle elezioni politiche nazionali del 2018, l’M5S ha promosso Vignaroli a capo della Commissione Ecomafie, che presiede ancora oggi: nella Commissione è passato da ‘inquisito’ a ‘Presidente’. L’eco delle sue gesta, almeno per quanto riguarda i rifiuti di Roma, è scomparso dalle cronache mediatiche, almeno fino a sabato 11 gennaio, in cui si è rivisto in un corteo per esprimere la propria assoluta contrarietà all’ipotesi di una nuova discarica a Monte Carnevale, proprio affianco a Malagrotta. Una presenza che ha spinto la vice-presidente della Commissione capitolina Ambiente, Simona Ficcardi (M5S), a dichiarare sempre al Fatto Quotidiano: “Certo, anche i parlamentari potevano fare qualcosa in più”, riferendosi nemmeno troppo velatamente a Vignaroli”. Simona Ficcardi è l’unica tra i ‘big’ del M5S di Roma a chiedere  l’incremento del Porta a porta.

FONDI EXTRA PER IL PORTA A PORTA?

Dopo le dimissioni della Muraro di dicembre 2016, a gennaio 2017 la Raggi ha nominato assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari, la quale sostiene di essere stata ‘fatta fuori’ e costretta a dimettersi a febbraio 2019 per la sua contrarietà al business delle discariche e degli inceneritori e per la volontà di incrementare il Porta a porta. Il quesito sorge spontaneo: ma perché il presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli, e i vertici nazionali del M5S non aiutano la Giunta Raggi a chiedere ed ottenere fondi da Governo e Regione Lazio per incrementare il Porta a porta e portarlo almeno al limite del 65% (imposto dalla legge) in questi 14 mesi prima delle prossime elezioni amministrative? In tanti comuni d’Italia, d’Europa e del mondo è possibile, ma a Roma, con l’M5S al governo, per il momento ancora no. Intanto il Tar del Lazio ha ordinato alla Regione di provvedere, entro il termine di 6 mesi, ad “individuare una “rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento rifiuti in ambito regionale”. È quanto prevede la sentenza n. 426 del 14 gennaio scorso. I giudici amministrativi hanno chiesto anche alla Regione, entro lo stesso termine, di individuare “le discariche per lo smaltimento dei rifiuti speciali urbani, con messa a disposizione delle relative capacità si smaltimento agli operatori laziali interessati in condizione di parità e non discriminazione nonché di compatibilità economica”. Una sentenza del tutto analoga era già stata emessa dal Tar nei confronti della Regione nel 2016, ma la stessa richiesta non era mai stata portata a compimento, visto che il Piano rifiuti regionale, il documento che disciplina l’intero settore, non è mai stato approvato.

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