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aumento tra lo 0% e l’1% per le spese

Sanità: commissariamento finito, ma molte restrizioni restano fino al 2021

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Alessio D'Amato, Assessore alla Sanità della Regione Lazio
Alessio D'Amato, Assessore alla Sanità della Regione Lazio
Il ministro Gualtieri all'Economia
Il ministro Gualtieri all'Economia
Il ministro Speranza alla Sanità
Il ministro Speranza alla Sanità

Il Commissariamento del settore Sanità del Lazio dopo 12 lunghi anni sta per concludersi, ma solo da un punto di vista formale. Fino al 2021 ci sarà infatti una gestione ‘parsimoniosa’, che in realtà non è molto differente da una gestione commissariale. L’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato, interpellato, conferma la volontà di cessare il Commissariamento: “Siamo in attesa della delibera del Consiglio dei Ministri. Di recente è uscita dal commissariamento la Campania, noi siamo i prossimi. Sia il sottosegretario Misiano (Ministero Economia) che il Ministro Boccia (Affari regionali) hanno confermato”. In realtà le cose sembrano essere un po’ diverse. Col decreto del 14 novembre 2019 n. U469, il Commissario ad Acta (ancora in carica) Nicola Zingaretti  ha varato il “Piano di riorganizzazione, riqualificazione e Sviluppo del Servizio sanitario regionale 2019-2021” del Lazio, con cui ha praticamente accettato i diktat imposti dai due Ministeri politicamente ‘amici’ della sua Giunta: quello della Salute, guidato da Roberto Speranza (Liberi e Uguali), e quello dell’Economia e Finanze, guidato da Roberto Gualtieri (PD), che chiedono ancora molti sacrifici ai cittadini laziali, almeno fino al 2021 incluso.

I MINISTERI VIGILANTI PREMONO PER L’AUSTERITY

La fine del periodo commissariale era stata richiesta formalmente dalla Regione Lazio al Ministero della Salute a marzo 2019. L’intera vicenda era stata resa pubblica solo 4 mesi dopo, per la precisione a luglio, nel corso di un incontro pubblico che si è tenuto nella storica e centralissima sede romana dem di via del Nazzareno a cui il Caffè era presente. A chiedere a gran voce la fine della scure commissariale erano stati Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Giunta Zingaretti, e Bruno Astorre, segretario del PD laziale.  Il 29 ottobre scorso “i Ministeri vigilanti (ossia Salute e Economia, nelle mani del centro-sinistra)  hanno formulato alcune osservazioni e richiesto alcune integrazioni” al ‘Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio Sanitario Regionale’ predisposto dal Governatore Zingaretti. In sostanza, hanno richiesto il prolungamento di una gestione di tipo commissariale. Probabilmente quindi il Commissariamento verrà concluso, ma solo dal punto di vista ‘formale’, ma rimarrà in piedi dal punto di vista sostanziale, visto che il Piano prevede diversi possibili scenari, che però hanno in comune il principio di contenere le spese per ripagare il debito, ancora almeno fino al 2021.

COSA DICONO I BILANCI DI PREVISIONE 2019-2021

Le tabelle allegate al Piano sanitario 2019-2021 sono di difficile lettura, soprattutto se non si ha tutta la documentazione che occorrerebbe per una corretta analisi dei bilanci di previsione, ma i numeri sembrano indicare delle precise linee guida. Le spese per il personale rimarranno invariate o al massimo cersceranno dell’1%: dovrebbe finalmente scomparire il blocco del turn-over, ovvero chi va in pensione sarà sostituito da nuovi assunti, ma di aumento del personale se ne vede davvero poco o niente.  Aumentano gli stanziamenti per i privati, con una forchetta che varia  dal 2,5 al 4,1%, corrispondenti a 228-387 milioni nel triennio. Secondo le previsioni, la macchina sanitaria regionale produrrà un alto margine operativo, all’incirca tra i 700 milioni e il miliardo di euro in 3 anni, ma questi soldi, verranno poi fagocitati dalla voce “Componenti finanzierie e straordinarie” dietro cui si cela molto probabilmente il debito sanitario del Lazio: insomma oggi si riescono a produrre grandi utili, utilizzati però per ripagare il vecchio debito accumulato per la maggior parte tra il 2003 e il 2008, durante i mandati di Storace e Marrazzo. Le pressioni dei ministeri hanno di fatto costretto ad una previsione quantomeno ‘oculata’ della spesa e degli investimenti. A pagare il pegno potrebbero insomma essere ancora una volta  i fruitori dei servizi sanitari, vale a dire i cittadini. Mantenere infatti in piedi una gestione di tipo commissariale, in pratica significa essere obbligati a continuare a tirare la cinghia, a spendere il meno possibile per ripagare il debito accumulato nel passato.

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