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‘in privato’ gli accordi ci sono

Rifiuti, va in scena il teatrino di Raggi e Zingaretti

A Roma tutte le decisioni che contano, almeno nel settore rifiuti, vengono prese nelle stanze del potere, in Campidoglio e Regione Lazio, senza passare per i luoghi istituzionali deputati ad affrontare pubblicamente discussioni che riguardano la salute dei cittadini e il rispetto dell’ambiente, ossia in aula Giulio Cesare e in Consiglio regionale. Prova ne è il commissariamento della gestione del ciclo dei rifiuti romani, proposto dalla Giunta regionale Zingaretti con una ordinanza del 27 novembre, per evitare che la Capitale venga sommersa di spazzatura. Commissarimento proposto senza che sia stato ancora discusso in Consiglio il nuovo Piano rifiuti regionale, documento destinato a disciplinare l’intero settore. La Giunta Raggi, per tutta risposta, non ha messo ai voti la decisione di ricorrere al Tar del Lazio contro tale ordinanza nel corso del consiglio comunale del 6 dicembre dedicato proprio al rischio di commissarimento e l’11 dicembre ha annunciato a mezzo stampa una presunta opposizione giudiziaria.

I SITI SONO GIÀ DECISI ‘IN SEGRETO’

Tutto ciò sembra poco più che un teatrino messo in scena dalle Giunte Raggi e Zingaretti, ad uso e consumo delle rispettive ‘tifoserie politiche’. Difatti, dietro le quinte, il 3 dicembre scorso i siti destinati a ricevere i rifiuti di Roma e dei romani sono stati individuati e inseriti in un documento redatto e sottoscritto da tre fedelissime dirigenti del Campidoglio e della Pisana: Laura D’Aprile, dirigente dell’Area rifiuti di Roma; Flaminia Tosini, responsabile dell’Area Rifiuti regionale; e Paola Camuccio, responsabile dell’Area Rifiuti della Città Metropolitana. Senza che i cittadini siano stati adeguatamente informati o chiamati in causa. Ma le brutte notizie, per Roma e i romani, purtroppo non finiscono qui.

MALE IL PORTA A PORTA

Il Porta a porta, la modalità di raccolta domiciliare della spazzatura urbana - ma soprattutto l’unica vera alternativa al business mortale delle discariche e degli inceneritori - a Roma resta una chimera irragiungibile, mortificata dalla Giunta Raggi da 3 anni e mezzo a questa parte. Lo certifica l’Ispra, l’Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale, costola del Ministero dell’Ambiente, secondo cui la raccolta differenziata nel Lazio è salita dal 35,9% del 2016 al 53,2% del 2018, con la sola eccezione negativa del Comune di Roma fermo al 42,9%. È quanto riporta l’ultimo report ministeriale pubblicato il 10 dicembre scorso e relativo ai dati aggiornati al 31 dicembre 2018.

COSTA STRONCA LA RAGGI

I dati del Ministero - guidato tra l’altro da un grande supporter della sindaca, il generale grillino  Sergio Costa -  parlano chiaro. Nel 2016, anno di arrivo della Raggi in Campidoglio, il Porta a porta toccava la percentuale del 42%. Oggi, dopo la ‘cura grillina’, è cresciuto solo dello 0,9%. Al contrario, dopo anni di decrescita, i rifiuti indifferenziati prodotti dalla città eterna hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 1 milione e 728mila tonnellate annui, in costante e preoccupante aumento. Non è forse un caso che nel corso del Consiglio comunale di Roma del 6 dicembre, interamente dedicato all’emergenza rifiuti della Capitale, la sindaca e il nuovo Amministratore Unico di Ama, Stefano Zaghis, non hanno mai nemmeno nominato il Porta a porta. Differenziare, evidentemente, non rappresenta più una priorità per la maggioranza grillina alla guida dell’Urbe, nonostante rappresenti uno dei punti qualificanti degli obiettivi programmatici del M5S. Il primo a nominare il Porta a porta, in aula Giulio Cesare, è stato Giulio Pelonzi, capogruppo Pd: “La cosa più triste – ha attaccato Pelonzi - è sentire il sindaco di Roma inveire contro tutto e tutti, ma senza parlare mai di quelle che possono essere le azioni e gli obiettivi per far entrare la Capitale nell’economia circolare dei rifiuti. Le fa paura parlare, sindaca, di riciclo o nominare il Porta a porta?”

ZAGHIS VUOLE DISCARICA E INCENERITORE

Inoltre, il nuovo Piano industriale dell’Ama, ossia il documento che contiene gli obiettivi che la società conta di raggiungere nei prossimi 5 anni, non è stato annunciato da Zaghis in Commissione capitolina ‘Controllo e Trasparenza’, che lo aveva convocato proprio con questo scopo il 21 novembre. “Il nuovo Piano industriale di Ama – attacca Simona Ficcardi, consigliera comunale grillina, nonché vice presidente della Commissione Ambiente sul suo profilo social il 9 dicembre  – non è stato visionato  nemmeno dalla Commissione Ambiente”, che pure attendeva di conoscerlo. Ma rivelato da Zaghis su un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano il 9 dicembre, sul quale si preannuncia la necessità di una discarica di servizio per la Capitale che dovrebbe sorgere – il condizionale è d’obbligo, in località Tragliatella, a nord di Roma, a due passi dalla Casaccia, che ospita rifiuti radioattivi.

UN ALTRO INCENERITORE

Zaghis – sempre tramite stampa – ha annunciato anche la necessità di costruire un inceneritore da realizzare presumibilmente in zona Roma sud, in una ex area militare situata a Pomezia. Da far costruire a Manlio Cerroni, l’ex monopolista del settore rifiuti di Roma nonché proprietario della discarica di Malagrotta, la più grande e vecchia d’Europa. Discarica dentro cui si trova un inceneritore del Gruppo Cerroni nuovo di zecca avviato nel 2009, ma immediatamente posto sotto sequestro dai Carabinieri del Nucleo Ecologico di Roma, su mandato della Procura di Roma. Inceneritore che non è “mai stato in grado di funzionare (…) ed è a rischio esplosione”, cosi scriveva Stefano Vignaroli, dal 2013 deputato M5S e poi dal 2018 Presidente della Commissione parlamentare bicamerale sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, in una interrogazione del 12 maggio 2014. Da 2014, il parlamentare grillino ha smesso di occuparsi di tale vicenda.

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