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Anna Maria Tarantino, ora in "Cambiamo"

La ex consigliera M5S: «Questo sarà l'ultimo panettone del sindaco di Ardea»

Anna Maria Tarantino (Cambiamo)
Anna Maria Tarantino (Cambiamo)

Dal Movimento 5 Stelle a Cambiamo, il soggetto politico di Giovanni Toti, ex "delfino" di Silvio Berlusconi. Vuole spiegarci in sommi capi perché ha lasciato la maggioranza e il motivo per cui ha scelto proprio questa forza politica, per continuare la sua esperienza di consigliere comunale?

«Per il Movimento 5 Stelle democrazia vuol dire che di facciata tutti contiamo uno, ma poi c’è chi vale più degli altri. Eravamo arrivati al punto che le riunioni del gruppo servivano a parlare dei massimi sistemi e le funzioni istituzionali erano completamente modificate. Come la vede lei la figura del presidente del Consiglio comunale, che invece di confrontarsi dell’attività del Consiglio partecipa, su richiesta esplicita del sindaco, a buona parte delle riunioni che il Primo cittadino fa nel suo ufficio? L’esecutivo perde potere per una figura che è diventata il “polit-bureau” del Movimento ad Ardea. E noi eravamo quelli che rispettavano le cariche di tutti. Se è così, che Lucio Zito venga ogni giorno a relazionare i gruppi consiliari di tutti gli incontri che fa. Ho scelto “Cambiamo!” perché credo di essere una persona moderata, un partito che ha alla guida una persona che in Liguria sta facendo bene».

Lei è stata anche presidente della commissione Attività produttive e responsabile del progetto Rete d'Impresa. Quali sono i risultati che oggi rivendica?

«Vorrei sia chiara una cosa: la Rete d’Impresa è totalmente autonoma ed è dotata di un suo presidente. Io ero la delegata del sindaco a seguire e sostenere le sue attività: il mio compito è stato tampinarli e aiutarli a risolvere tutta una serie di intoppi burocratici che sono stati trovati nel cammino. È sotto gli occhi di tutti quanto loro hanno fatto: il progetto è stato totalmente concluso rispettando i tempi, ed è forse l’unica cosa fatta in questo periodo per la città, con tanto di telecamere montate ma non funzionanti, perché il Comune deve ancora montare le sue. Sulla commissione le rispondo dicendo che, prima di andar via, avevo chiesto al sindaco documenti che avevo richiesto come accesso agli atti. Non me li hanno voluti mandare e il resto dei presidenti di commissione, di maggioranza, invece, mi ha detto che loro riuscivano a ottenerli senza alcuna richiesta ufficiale. Come si fa a lavorare così?»

Il sindaco Mario Savarese è stato molto duro nei suoi confronti. L'ha accusata, ad esempio, di aver tradito un impegno "morale" preso con il gruppo 5Stelle che si apprestava a presentarsi alle elezioni comunali. Il sindaco ritiene che, per onorare quell'accordo, lei (come anche Roberta Virgili) avrebbe dovuto dimettersi e non passare all'opposizione. Le risulta questo accordo e, se sì, per quale motivo non lo ha rispettato?

«Mi giunge l’obbligo di dire quali impegni morali sono stati disattesi dal Movimento 5 Stelle di Ardea. Gliene dico due: dovevamo fare i bilanci partecipati e non li abbiamo fatti. Ormai siamo al terzo. Dovevamo non fare debiti fuori bilancio e invece li abbiamo fatti. Anche il Movimento aveva preso un impegno morale: mai andare con questo o quell’altro partito. Di Maio diceva “mai con il partito di Bibbiano”… se lo ricorda? La regola morale se c’è vale per tutti. Quella è una tecnica di auto-sopravvivenza del Movimento: tu come persona non vali niente, vale l’interesse superiore. Questa cosa non mi piace, specie a livello locale dove nessun consigliere percepisce uno stipendio se non una diaria per le sedute. Per qualche complottista io avrei fatto tutto questo per 300 euro all’anno. No! Ho fatto questo perché credo a un impegno reale per la città».

La sua uscita dalla maggioranza segna un cambio di passo politico. Pubblicamente, lei è stata tra i difensori più appassionati del sindaco, eppure è stata accusata di aver portato l'amministrazione sull'orlo della crisi. Savarese fa l'esempio delle dimissioni dell'allora vicesindaco Ugo Bonaccorso, di cui lei avrebbe "voluto la testa". Può spiegarci che cosa è accaduto in quei giorni, secondo il suo punto di vista, e quale episodio - se ce ne è stato uno in particolare - l'ha spinta a smettere di sostenere il primo cittadino?

«Amo le persone che sanno scegliere e non le cerchiobottiste. Invece ad Ardea sembra che questa politica sia la più gettonata. Il sindaco racconta le sue versioni dei fatti tralasciando un pezzo. Mi accusa di aver voluto la testa di Ugo Bonaccorso, quando invece fu un altro consigliere comunale a chiederlo. A quel punto io dissi a Mario che se quella persona lo aveva richiesto, per mantenere in piedi la maggioranza, forse sarebbe stato bene provvedere a un cambio della Giunta comunale. Così come per il dissesto: tre dei sei dissenzienti hanno garantito il voto in consiglio a differenza di qualcun altro, che mi pare oggi sia considerato perno della maggioranza, e non mi pare sia partito alcun provvedimento disciplinare. Ho votato contro i debiti fuori bilancio perché sono eticamente vietati dal Movimento. La maggioranza non l’ha apprezzato e mi ha osteggiata. Il presidente del Consiglio mi ha inviato le regole per rientrare, con un percorso di lacrime e pentimenti che si sono inventati per mettermi da una parte. Ma le pare normale? Le pare democratico? Le pare serio?»

L'amministrazione comunale di Ardea ha di fronte altri tre anni di governo ma ha numeri molto risicati in Consiglio comunale. Le chiediamo di provare a fare un vaticinio: la giunta Savarese quest'anno riuscirà a mangiare il panettone?

«Sono convinta che arriverà a mangiarlo, ma è l’ultimo… lo stesso sindaco lo sa, visto che lo percepisco demotivato e stanco. È per questo motivo che il Movimento ha identificato nel presidente del Consiglio questa sorta di “prosindaco”. Io se fossi un componente di maggioranza, oggi, mi chiederei se tutto questo ha ragione di esistere. Dove può andare la città senza una guida forte, senza uno che si faccia sentire con il Governo… perché questo serve. Il sindaco dice che sta costruendo le fondamenta del palazzo, diciamo che se questo è il ritmo i lavori procedono molto a rilento. E per far cosa, poi? Le stesse degli altri? Volevano la rivoluzione ma a quanto pare non c’è stata. La sentenza Cucuzza lo testimonia… lo hanno cacciato via ma ora ci troviamo davanti a nuove “rogne” legali».

Come si trova nel centrodestra? Direbbe che è questa la sua area politica di riferimento?

«In “Cambiamo!” mi trovo bene. Qui si progetta il futuro nell’ottica di un’area vasta che è quella della Regione. Guardi la differenza: nel M5S tutto vive su Telegram, anche la polemica. In “Cambiamo!” c’è il dialogo e il confronto vis à vis. Non sono di sinistra e ho criticato profondamente l’alleanza tra il Movimento e il Pd. Questo è stato uno dei motivi per il quale ho deciso di andar via. Avevo apprezzato il M5S perché aveva una forte spinta dal basso, poi è tutto cambiato. Pensi una cosa: mesi prima avevo chiamato la responsabile degli enti locali, Valentina Corrado, alla quale avevo segnalato le cose che non andavano. Da lei il silenzio. Però appena sono andata via dal Movimento mi è arrivata la convocazione dei probiviri. Opportunisti? Un pochino… non crede?»

Da ex membro della maggioranza, può identificare quali sono gli ostacoli più grossi che deve affrontare chi governa la città di Ardea per non ridursi all'immobilismo e all'inconsistenza?

«Appena arrivata quest’amministrazione ha fatto la guerra al personale e, tra pensionamenti e persone andate, la pianta organica è sempre più scesa. Le incombenze nel frattempo aumentano e l’unica soluzione che ha trovato quest’amministrazione è far gestire all’esterno la cosa pubblica. Manca totalmente il peso politico, seppure ci sia una omogeneità di colore con il governo nazionale. Non si trova soluzione per il caso Salzare, che avrebbe bisogno di una legge speciale, e non si identificano risposte per gli appalti ormai prorogati da anni, come i rifiuti. L’amministrazione è immobile perché oltre ai tempi amministrativi si aggiungono quelli politici, perché ognuno deve mettere il suo pennacchio colorato altrimenti non si fa mai giorno. Ma le pare normale?»

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