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Tutele su 2mila ettari di campagna

Vincolo di Ardea e Pomezia: associazioni e comitati ci raccontano la vittoria FOTO

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L'AREA VINCOLATA - L'area soggetta al vincolo tra Pomezia e Ardea
L'AREA VINCOLATA - L'area soggetta al vincolo tra Pomezia e Ardea

Il vincolo di Torre Maggiore che tutela 2mila ettari di campagna tra Ardea e Pomezia è storia. Il Consiglio di Stato, secondo grado della Giustizia amministrativa, ha confermato in via definitiva la sua validità. Le sentenze sono state rese pubbliche il 6 novembre. Il vincolo era stato istituito dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo a novembre 2017, ma contro di  esso si erano schierate apertamente le due amministrazioni di Pomezia a 5Stelle, quella guidata dall’ex sindaco Fucci e poi il suo successore, Adriano Zuccalà. In sostanza, i giudici hanno sbattuto la porta in faccia ai ‘signori dei rifiuti’ che da tempo tentavano di realizzare in quella zona tre impianti destinati a trattare rifiuti umidi.Uno a Pomezia della società Cogea, e due ad Ardea, uno della Biovis srl ed uno della Suvenergy srl. Ma anche al altri ‘affaristi’ che pretendevano di costruire, costi quel che costi,. 9 capannoni destinati ad attività industriali, laddove ve ne sono una infinità abbandonati, in vendita o in affitto che aspettano solo di essere rimessi in moto.

LATIUM VETUS IN FESTA
“Si tratta – spiega con un grido di gioia Giacomo Castro, presidente dell’associazione Latium Vetus - di una vittoria storica e senza precedenti a Pomezia ed Ardea, che ci inorgoglisce. Una vittoria che  ristabilisce nei nostri territori un principio di legalità e dimostra anche come anche i singoli cittadini possano essere determinanti nella cura e nella salvaguardia del loro territorio contro affaristi e - cosa molto più grave - enti locali assenti e "sordi" alle istanze dei cittadini. Questo obiettivo è infatti ancor più eccezionale perché raggiunto grazie all'operato di cittadini ed associazioni che, per anni, si sono battuti in prima linea nella difesa del loro territorio pur essendo stati lasciati in totale solitudine dagli enti locali come il Comune di Pomezia.  A nulla sono valse le decine di migliaia di euro spesi dal Comune di Pomezia in consulenze legali per contrastare, in primo grado di giudizio, il vincolo. A nulla è valso lo studio di fattibilità commissionato dalle società ricorrenti circa le potenzialità economiche - a nostro avviso ipotetiche e tutte da dimostrare - legate alla realizzazione dell’interporto di Pomezia - Santa Palomba”.

CASTRO: “GRAZIE ALLA SOPRINTENDENZA PER L’AREA METROPOLITANA DI ROMA”
“L’Associazione Latium Vetus, da me presieduta – continua Castro -  ci ha messo tanto impegno e grande cuore, ma questo risultato straordinario lo si deve in primis a quegli enti composti da veri professionisti come la Soprintendenza per l'Area metropolitana di Roma, che quotidianamente si batte per la tutela territoriale e a quei cittadini che con grande altruismo e spirito collettivo e di civiltà, ci hanno sostenuto economicamente tramite la raccolta fondi nella copertura delle spese legali. Questa vittoria, per il territorio e l'ambiente, la si deve a tutti loro”. 

CASUBOLO: “I SIGNORI DEI RIFIUTI STOPPATI DAL PAESAGGIO”
“La vittoria al Consiglio di Stato – sottolinea invece Diego Casubolo, presidente del comitato spontaneo No Biogas Pomezia - non ci sorprende più di tanto. Ciò che ha sempre animato la nostra azione, il nostro impegno, è stata la profonda convinzione nelle nostre ragioni. Siamo soddisfatti e ringraziamo tutti quelli che hanno dato un sostegno alla causa, tutte quelle persone che hanno creduto in noi. Di contro la vittoria ha un risvolto amaro. I progetti di mega impianti di rifiuti, dei nuovi capannoni industriali sono stati fermati da ragioni paesaggistiche; la bellezza dei luoghi ha impedito la speculazione. Ma Pomezia ha perso l’ennesima occasione per interrogarsi in termini di sostenibilità, in termini di sicurezza per i suoi abitanti e tutela dell’ambiente. Costruire una mega centrale per la produzione di biogas a cinquanta metri da un deposito di oltre 60.000 tonnellate di idrocarburi, per noi, è e resta una follia; costruire un polo logistico a servizio della città di Roma in un contesto di viabilità come quello di Pomezia è e resta una follia. Eppure questi progetti hanno goduto dell’appoggio dell’amministrazione a guida Movimento 5 Stelle; Fucci prima, Zuccalà dopo, e tutti i consiglieri che li hanno sostenuti non sono mai voluti stare al nostro fianco, al fianco (oggi lo possiamo dire) di chi aveva ragione. Anzi, con piglio saccente e cocciuto, hanno speso decine di migliaia di euro per sostenere l’insostenibile, senza ascoltare (e sono quelli della democrazia diretta!) i tanti cittadini che li invitavano a ragionare in termini di sicurezza, sostenibilità e principio di precauzione. Abbiamo vinto e festeggiamo, evviva! ma Pomezia non ha fatto il salto culturale che noi auspicavamo e che abbiamo cercato in ogni modo di stimolare. Pomezia resta un territorio aperto alle speculazioni, con una classe politica poco incline a coinvolgere la popolazione nelle decisioni”.


L’avvocato: “Il Ministero ha potere di vincolo”
“Confermando le sentenze del Tar Lazio – aggiunge Stefano Rossi, l’avvocato che ha difeso le associazioni pometine -  il Consiglio di Stato ha riconosciuto in pieno la legittimità e la correttezza del vincolo paesaggistico da parte del Ministero sull'area delle tenute storiche di Torre Maggiore, Valle Caia ed altre della Campagna Romana. Come detto, il Consiglio di Stato, con sentenze complete e con ampia motivazione, ha esaminato nel merito tutti i motivi di ricorso respingendoli in quanto infondati. L'importanza di queste pronunce si coglie nell'affermazione secondo cui l'esercizio del potere di vincolo da parte del Ministero si impone sulla pianificazione del territorio da parte degli enti locali, in quanto si tratta di proteggere un valore cui la Costituzione assegna un rango prevalente: pertanto il valore paesaggistico garantito dall'art. 9 della Costituzione prevale sulle aspettative dei privati proprietari interessati ad edificare o urbanizzare le aree tutelate. Nell'affermazione di un tale principio un ruolo fondamentale è stato svolto dalle associazioni e dai cittadini da noi rappresentate in giudizio, che hanno condotto una battaglia legale al fine di lasciare intatto un valore paesaggistico, realizzatosi in millenni di storia, di cui potranno continuare a giovarsi le future generazioni, nella speranza che possa affermarsi un modello di sviluppo diverso da quello perseguito da soggetti privati interessati soltanto ad un consumo del territorio".


 

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