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Operazione Lucifero 2017

Da Ponte Milvio a Torpignattara: disarticolate sette piazze di spaccio romane FOTO

Dalle prime luci dell’alba la Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma sta eseguendo una vasta operazione, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 21 soggetti appartenenti a diversi gruppi criminali dediti al traffico ed alla detenzione di sostanze stupefacenti.

Tra i soggetti colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. dr. De Robbio del Tribunale di Roma, figurano elementi di spicco della criminalità romana tra i quali Fabrizio Capogna appartenente alla nota famiglia Capogna e Mazza Gaetano Giuseppe, siciliano, residente in Colombia per gestire da vicino gli illeciti traffici di droga, tuttora ricercato.

I provvedimenti restrittivi e le numerose perquisizioni hanno consentito non solo di colpire i più importanti fornitori delle piazze di spaccio romane ma anche, partendo da essi,  di arrivare alle piazze stesse e disarticolarle: in particolare sono state colpite le piazze di Torpignattara e Marranella, La Rustica, Acilia, Infernetto, Tiburtino e Fonte Nuova.

Una indagine vecchio stampo, corroborata da appostamenti e pedinamenti nonché da intercettazioni telefoniche che hanno consentito di decriptare le parole in codice utilizzate dai membri dei gruppi criminali per l’approvvigionamento, il trasporto e la successiva vendita al dettaglio di cocaina e marijuana.

L’attività di indagine trae origine da un ingente sequestro di cocaina, eseguito nel marzo 2017, che ha fatto emergere la figura di un personal trainer conosciuto negli ambienti criminali per essere in stretto contatto con la malavita albanese, in particolare con la cosiddetta "batteria di Ponte Milvio", recentemente riemersa alle cronache in seguito all’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolilk.

Il monitoraggio del personal trainer ha consentito di poter attribuire allo stesso la gestione di un autonomo circuito di spaccio nella città di Latina, nonché individuare altri soggetti gravitanti nel mondo degli stupefacenti a loro volta fornitori di altrettante piazze di spaccio, ai quali lo stesso si rivolgeva di volta in volta, a seconda della convenienza economica riferita al prezzo di vendita al kg della cocaina.

A conferma della rete capillare che nella Capitale questi soggetti avevano creato per garantirsi sostanza stupefacente a buon prezzo emerge che uno di essi aveva scelto quale fornitore ufficiale un personaggio già conosciuto negli ambienti della malavita romana per i suoi numerosi e specifici precedenti nel campo della droga e più volte colpito, in passato, da ordinanza di custodia cautelare in carcere, per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio quale referente del quartiere capitolino di Tor Bella Monaca.

Il monitoraggio degli incontri ha consentito di far emergere il “ modus operandi” di quest’ultimo il quale utilizzava utenze per lo più intestate a cittadini stranieri non rintracciabili, con i cui utilizzatori concordava gli appuntamenti senza però dare indirizzi di riferimento, lasciando intendere che i luoghi di incontro erano già prefissati in modo da eludere le attività investigative. Il metodo, inoltre, prevedeva anche un collaudato sistema utilizzato per la consegna dello stupefacente che avveniva attraverso la “staffetta” dell’auto contente lo stupefacente.

Il lungo e complesso lavoro investigativo ha consentito di delineare all’interno dei gruppi criminali i vari ruoli assegnati e svolti dagli indagati.

In particolare la piazza di spaccio della Marranella si è caratterizzata per la volontà di giovani leve pronte a egemonizzare il territorio spingendosi fino al reclutamento di armi per affermare il proprio potere. 

Diversamente organizzata la piazza di spaccio di Torpignattara. L'organizzazione criminale, che aveva come base logistica un bar situato su via di Torpignattara, gestito dalla moglie di uno dei personaggi coinvolti, era ben inserita nella zona est della capitale e, nel tempo, era riuscita a costruire una rete capillare di rapporti, molto redditizi, con gli spacciatori della periferia romana. Altresì il gruppo delinquenziale prediligeva l’uso di utenze intestate a persone di fantasia o comunque non a loro ricollegabili al fine di eludere eventuali controlli da parte delle Forze dell’Ordine, essendo già tutti noti per essere stati deferiti per reati della stessa indole. Le comunicazioni tra di loro avvenivano con l’utilizzo di nomi in codice.

Il gruppo criminale egemone nella zona di Torpignattara aveva, anche, perfezionato le tecniche per effettuare "in sicurezza" le operazioni di approvvigionamento dello stupefacente. Era stato ideato un sistema che prevedeva l’utilizzo di taxi per gli spostamenti degli spacciatori, in particolar modo quando dovevano effettuare “consegne a domicilio”.  L’intento era quello di evitare una facile individuazione dei mezzi di trasporto utilizzati e la relativa identificazione dei sodali; il taxi veniva utilizzato anche per percorrere brevissimi tratti di strada all’interno dello stesso quartiere.

Sono stati impiegati complessivamente oltre 100 agenti della Polizia di Stato coadiuvati nell’esecuzione dalle unità cinofile. Sono tutt’ora in corso le perquisizioni. A seguito di una perquisizione domiciliare è stato rinvenuto un ingegnoso apparato elettrico che consentiva di aprire un finto camino con un doppio fondo, all’interno del quale erano occultati droga e denaro.

 

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