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Da Roma Sud a Latina

Controllo del vicinato un anno dopo: «Così ci siamo auto-organizzati» FOTO

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Stefano Leprini - Uno dei fondatori, oggi vicepresidente dell'associazione Controllo del vicinato
Stefano Leprini - Uno dei fondatori, oggi vicepresidente dell'associazione Controllo del vicinato
Il vicesindaco di latina Paola Briganti - Durante la presentazione del Controllo del vicinato a Latina Scalo
Il vicesindaco di latina Paola Briganti - Durante la presentazione del Controllo del vicinato a Latina Scalo
La mappa (non aggiornata)
La mappa (non aggiornata)

«Le persone avevano paura, temevano per la propria sicurezza. E così ci siamo autorganizzati». Sono le parole che, quasi automaticamente, intonano quando gli si chiede il motivo dell’iniziativa. È la storia di gruppi Whatsapp, di cittadini esasperati dai furti e di un’associazione che ha messo in contatto diverse comunità che si sentivano (e si sentono ancora) abbandonate. “Zona di Controllo di Vicinato”, c’è scritto sugli adesivi con cui tappezzano le loro zone di competenza, che aumentano quasi esponenzialmente. In un’Italia in cui – stando all’ultimo rapporto Censis – i reati predatori diminuiscono ma al contrario aumenta la percezione di insicurezza c’è chi appunto decide di fare da sé. Non ‘giustizia fai-da-te’, ma controllo. «Ma non vogliamo, e non dobbiamo, sostituirci alla forze dell’ordine, a cui inviamo le nostre segnalazioni: non siamo sceriffi e non facciamo ronde», sottolineano. E soprattutto «non abbiamo connotazioni politiche», aggiungono allontanando qualsiasi tentativo di strumentalizzazione della loro attività. Si tratta semplicemente di cittadini esasperati, di situazioni maledettamente reali e che accompagnano il quotidiano vivere di apparentemente tranquille zone di periferia, scandite da villette a schiera con giardino e normali palazzine, alcune dei veri e propri ‘quartieri-dormitorio’ dove tutto sembra scorrere più lentamente e al contempo la percezione di sicurezza appare un po’ sbiadita. Di questi fazzoletti di tessuto urbano in parte dimenticati – colpa anche di una cementificazione selvaggia che non è andata di pari passo con opere di urbanizzazione e servizi –, in quel lembo di territorio cha va da Roma sud a Latina ce ne sono tanti, forse troppi.  Fare un bilancio di come stanno andando le cose non è semplice, dal momento che ad oggi i comitati non hanno nessun riscontro delle loro segnalazioni perché le forze dell’ordine non sono tenute a darglielo. Non sanno, dunque, se effettivamente hanno sventato potenziali situazioni criminose oppure no.

«CONTROLLO RECIPROCO CON METODI DI UNA VOLTA»
Siamo nel 2013 e dal comitato Le Colline Laurentina nasce il primo gruppo dell’Area Metropolitana. Tra i fondatori c’era Stefano Leprini, oggi vicepresidente dell’associazione nazionale Ancdv. «In queste zone sentivamo forte la pressione di tutte le componenti della piccola criminalità organizzata», ci racconta riallacciando il nastro. Dalla nascita della chat delle Cinque Colline, il numero dei gruppi nella provincia di Roma è lievitato: «Su Roma e l’Area metropolitana ce ne sono circa 120 che hanno chiesto il nostro supporto», è il dato fornito da Leprini. «Nei Castelli i gruppi stanno crescendo: penso ai gruppi di Cave, Ciampino, Falcognana, Divino Amore, Frascati». Ancora niente ad Anzio e Nettuno. Il numero di aderenti sta aumentando anche a Latina, ci racconta invece Antimo Di Blasio, coordinatore del gruppo di Latina Scalo, l’ultimo dei gruppi (nato a fine 2018) messi in piedi nel Basso Lazio, il primo nel capoluogo pontino. «Una terra di frontiera», ci aveva descritto Latina Scalo in una chiacchierata di qualche mese fa. Da allora, a seguito di un protocollo d’intesa firmato con la Prefettura, i gruppi nella periferia est della città da uno sono diventati tre, con oltre 100 famiglie in contatto. Poi è venuto il turno dei quartieri Q4-Q5 e presto verrà quello di Sermoneta, confinante con Latina Scalo. 

CONTROINDICAZIONI
Le controindicazioni di una così rapida espansione del ‘fenomeno’ potrebbero essere, a ben vedere, molteplici: dall’invasione della altrui privacy fino al rischio ‘psicosi’. E si arriva inevitabilmente a parlare di legittima difesa: «La linea comune dei nostri gruppi è chiara: una pistola è sicuramente meglio non averla, perché si corre il rischio di usarla», dice a chiare lettere Di Biasio. Dello stesso avviso è Massimiliano Villani, tra i fondatori nel 2014 del gruppo di Campo Jemini a Pomezia, dove attualmente di chat di Controllo di Vicinato ce ne sono cinque e contano oltre 250 famiglie. «Non stiamo di certo giocando a guardie e ladri – puntualizza –, Non abbiamo la facoltà di intervenire, ma solamente di segnalare». E un fatto sembra essere, dal loro punto di vista, oggettivo e trasversale, e ce lo spiega Ermanno Patrizio, referente del gruppo di Fossignano, periferia abbandonata a sé stessa tra Aprilia e Ardea. «Certo, alcuni episodi ci sono ancora. Ma la situazione è nettamente migliorata e gli abitanti si sentono più sicuri», afferma. ‘Chi fa da sé fa per tre’ non è un detto sempre vero, soprattutto quando si parla di sicurezza. «Ma in queste zone – chiosa il vicepresidente di Ancdv Leprini – abbiamo dovuto far fronte a uno scollamento tra cittadini e forze dell’ordine. E con questi gruppi abbiamo ripristinato quel rapporto di sinergia e di fiducia». Morale: la sicurezza è una cosa seria, e dove lo Stato non riesce ad arrivare, arrivano i cittadini. Proprio come in questi casi. 


«ABBIAMO RISCOPERTO IL SENSO DI COMUNITA'»
«Oltre agli incontri di formazione – racconta Antimo di Biasio, coordinatore dei vari gruppi di Latina – ho organizzato delle riunioni per conoscerci meglio. Ecco, banalmente i residenti si sentono più sicuri anche perché ora conoscono i propri vicini, il proprio dirimpettaio. Questo prima non accadeva: abbiamo riscoperto quel senso di comunità che era venuto a mancare negli anni»


PRESTO UN’APP PER LE SEGNALAZIONI
«Ad oggi, dal momento che non abbiamo un riscontro puntuale da parte delle forze dell’ordine, non abbiamo ancora dati certi sugli sviluppi delle nostre segnalazioni», spiega Stefano Leprini. «Ma – continua – abbiamo messo a punto un sistema di monitoraggio, oggi attivo solo in via sperimentale. E preso ci sarà una vera e propria app per effettuare le segnalazioni»


 

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