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Lo strano appalto sui fanghi di fogna

Acqualatina, progetto da 43,8 milioni (mai votato dai Sindaci) passa in Regione

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Latina - La sede centrale di Acqualatina in Viale Nervi
Latina - La sede centrale di Acqualatina in Viale Nervi
Ing. Ennio Cima Direttore tecnico di Acqualatina: «Occorre chiarire che 
non si tratta di fertilizzanti»
Ing. Ennio Cima Direttore tecnico di Acqualatina: «Occorre chiarire che non si tratta di fertilizzanti»
Ing. Flaminia Tosini Capo Area rifiuti Regione Lazio: «Il trattamento dei fanghi proposto genera un prodotto 
fertilizzante per l'agricoltura 
di elevata qualità»
Ing. Flaminia Tosini Capo Area rifiuti Regione Lazio: «Il trattamento dei fanghi proposto genera un prodotto fertilizzante per l'agricoltura di elevata qualità»

Lo stabilimento per lavorare e smaltire gli scarti di tutte le fogne gestite da Acqualatina è compatibile con l'ambiente. Lo ha deciso la Regione Lazio lo scorso 16 aprile. 

La Direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti ha chiuso così, con parere positivo, la procedura VIA, di Valutazione d'impatto ambientale sull'impianto previsto sotto Sermoneta a ridosso di Latina Scalo. Entro 60 giorni i soggetti interessati, a cominciare dai Comuni e dalla Provincia, possono fare ricorso amministrativo al Tar o in via straordinaria al Presidente della Repubblica. Qualche Comune di peso è già intenzionato a fare ricorso. 
Parliamo dell'appaltone scoperto dal giornale Il Caffè nel 2014 e aggiudicato a maggio 2015. Il caso sollevato dalla nostra inchiesta era già finito in Parlamento il 30 giugno 2016, con una interrogazione urgente dell'allora Senatore di Latina Giuseppe Vacciano, firmata da altri 6 Senatori. Tra i vari dubbi che pendono sull'operazione, due sono davvero enormi: il progetto non risulta mai realmente discusso e approvato dai Sindaci. 
In qualità di rappresentanti del socio di maggioranza, sarebbe una loro precisa prerogtiva. Altra pesante ombra riguarda il “prodotto” finito che uscirà dall'impianto. Infine, la convenienza economica. Vediamo perché. 

MAI DISCUSSO E MAI VOTATO DAI SINDACI
L'impianto è previsto in via Fontana Murata, sotto Sermoneta, a due passi da Latina Scalo. Il bando di gara prevede una spesa di oltre 43,7 milioni di euro Iva esclusa. La sola progettazione, affidata alla Idrafanghi srl, società controllata dalla solita Veolia socio privato di Acqualatina, è costata 481.000 euro. Tutto caricato sulle bollette. Ebbene, su un appaltone così costoso e strategico visto che deve risolvere il grosso problema di tutti i fanghi di tutti i 63 depuratori gestiti da Acqualatina, manca l'atto di nascita votato dai Sindaci. 

Il gestore dice che i Sindaci hanno approvato il progetto. Ma in tutte le carte dell'iter non si trova un riscontro pieno e convincente. Lo scriviamo dal febbraio 2015 e nessun sindaco ha mai smentito.  Addirittura nel 2016 l'allora primo cittadino di Cori, Tommaso Conti che è pure avvocato, ci ha riferito che «quel progetto né in forma preliminare, né in forma esecutiva o definitiva, né in forma di relazione tecnica, al vaglio della Conferenza dei Sindaci». Nessuno ha mai documentato il contrario. 

LE DATE DELLE PRESUNTA APPROVAZIONE: UNA BARZELLETTA
Anche il Senatore Vacciano, nella sua interrogazione parlamentare al Ministro dell'Ambiente, spiegava che «il gestore non ha mai presentato in dettaglio il progetto e la Segreteria tecnico operativa non ha mai evidenziato queste negligenze». Quella Segreteria sarebbe l'organismo pubblico che, incardinato presso la Provincia di Latina, dovrebbe vigilare e controllare sul gestore idrico. 
Ebbene, non solo non ha mai rilevato certe carenze, ma ha coperto le spalle ad Acqualatina pure su questa faccenda. L'ex dirigente di quell'organismo, l'ing. Angelica Vagnozzi, al nostro giornale scrisse che il progetto è stato discusso e approvato dalla Conferenza dei sindaci nelle sedute del 28 giugno 2012 e del 19/4/2013. Così scrive in alcuni documenti anche Acqualatina. Ma nei verbali e nelle carte di quegli incontri non risulta citato da nessuna parte l'impianto. Dal canto suo l'ing. Ennio Cima, capo dei tecnici di Acqualatina, ci ha detto che l'approvazione piena e formale sarebbe da rinvenire nella seduta del 25 settembre 2013: in realtà il verbale della seduta si limita a dare per scontata l'approvazione del mega-progetto, senza esplicitarlo. Altre date e altre carte sono infine quelle citate dall'avvocato Eleonora Della Penna, quando era presidente della Provincia di Latina: la Conferenza dei sindaci avrebbe vagliato e votato il tutto nelle sedute del 29 luglio e 7 agosto 2014. 

LA BUFALA DEL FERTILIZZANTE
Dall'impianto dovrebbe uscire gesso di defecazione: cioè fanghi misti a calce viva e acido solforico. Cosa ben diversa e assai meno pregiata del concime di cui parla il progetto di Acqualatina e dichiarato nel progetto stesso da un diplomato agrotecnico di Fondi che si firma come dottore agronomo. Lo stesso ingegnere che ha firmato il progetto, Ennio Cima, ha dichiarato: «Occorre chiarire che non si tratta di fertilizzanti, ma di ammendanti». Ce lo aveva detto dopo che avevamo chiesto lumi ad Assofertilizzanti e pubblicammo la risposta: il gesso di defecazione non fertilizza un bel niente. Così chiarì il ramo dei produttori di fertilizzanti in seno a Confindustria, la massima associazione industriale italiana. 

Ma ancora oggi la stessa Regione sembra l'unica a crederci, scrivendo che “il trattamento dei fanghi tramite il processo tecnologico proposto, trasforma la natura stessa dei fanghi biologici e genera un prodotto fertilizzante per l'agricoltura di elevata qualità”. 
Così si legge nel provvedimento che dà l'ok ambientale all'operazione e firmato dall'ing, Flaminia Tosini, capo dell'Area rifiuti regionale, e dall'architetto Fernando Olivieri responsabile del procedimento in Regione. 

OTTO ANNI DI BUFALA
Acqualatina puntava a realizzare lo stabilimento entro il 2017, ma di fatto è ancora in alto mare. L'ideona dell'impianto è stata lanciata giusto 8 anni fa – il 30 maggio 2011 - da una società del gruppo Veolia, la multinazionale francese che di fatto controlla pure Acqualatina. Poi, il 30 gennaio 2013 il Consiglio di amministrazioe di Acqualatina ha approvato la proposta, anche lì tutto senza nemmeno uno starnuto dei Sindaci, con la copertura Forza Italia – PD. Hai voglia oggi a fare comunicati stampa e chiacchiere sulla legalità. 
A tutti i Sindaci e presidenti dei Consigli comunali abbiamo chiesto in passato di spiegarci se conoscono l'operazione, cosa ne pensano, se l'hanno mai votata. Quasi nessuno ha mai risposto. Ha ragione a invocare legalità quell'ex senatore del PD, dipinto dal Giudice per le indagini preliminari di Latina, Mara Mattioli, nell'indagine Olimpia, come uno della “triade” politica dentro Acqualatina. 


La favola dei risparmi
L'impianto per lavorare e smaltire i fanghi farà risparmiare. Così dice Acqualatina, facendo riferimento al proprio bilancio 2011 quando per smaltire 21.628 tonnellate di questi rifiuti ha speso di 2,6 milioni di euro (oltre 120 euro a tonnellata). Se dividiamo gli oltre 43,7 milioni previsti per costruire e gestire l’opera per i 15 anni di durata dell’appalto, si ottiene la cifra di 2,66 milioni l’anno. Dunque, dove sta l’economicità dell’operazione? A realizzare la fabbrica sarà la Angelo De Cesaris Srl, unica  società a presentarsi alla gara dopo quella andata deserta a marzo 2015: si è aggiudicata l’appalto il 23 maggio 2016 con uno strepitoso ribasso pari allo 0,01%. 


 

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