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La ditta dei rifiuti esclusa dall’affare

ABC, dopo il Tar la De Vizia impugna pure la sentenza del Consiglio di Stato

Nuovo colpo di scena per l'affarone dei rifiuti a Latina: la De Vizia Transfer Spa ora contesta la decisione d'appello che il 21 febbraio gli ha dato in piccola parte ragione. 
La nuova mossa si chiama “ricorso per revocazione”: in pratica, la potente ditta campana chiede allo stesso Consiglio di Stato di eliminare la sentenza e di pronunciarsi su tutti i punti che aveva contestato. 

7 PUNTI SU 8 IGNORATI 
De Vizia contesta con forza ai massimi giudici amministrativi di non essersi pronunciati su 7 degli otto punti del suo ricorso in Appello. Ricorso con cui punta a sgretolare la decisione del Tar che dà ragione al Comune riconoscendo la legittimità e la bontà dell’operazione ABC. In definitiva, De Vizia vuole fare fuori l'ABC, l'azienda speciale comunale nata dalle ceneri della fallita Latina Ambiente, ma con tutt'altri auspici e senza più i vecchi e giovani-vecchi capibastone che hanno portato ai risultati sotto gli occhi di tutti (Procura della Repubblica compresa). L'obiettivo è ripristinare la gara d'appalto per il servizio rifiuti che l'Amministrazione del Sindaco Coletta ha annullato, a luglio 2017, anche sulla scorta del parere dell'Autorità nazionale anticorruzione, l'Anac. Altissima la posta in gioco: oltre 18 milioni di euro. L’unico punto su cui il Consiglio di Stato si è espresso riguarda un paio di aspetti formali. 

CAVILLI SPARATI A SALVE
E così la sentenza d’appello sembra essersi trasformata per la De Vizia in una sorta di iattura. Anzi una beffa, visto che il Comune di Latina ha tirato dritto e non ci pensa nemmeno a riavviare la defunta gara d'appalto. Il nodo cruciale è che il Comune invece di azzerare l'intero iter che ha fatto nascere l’azienda speciale ABC – come chiede la De Vizia -, ha semplicemente sanato i due cavilli formali rilevati in Appello dai massimi giudici amministrativi. In soldoni, il Comune doveva dare più tempo alle due società che avevano partecipato alla gara d’appalto (De Vizia Transfer Spa e Sangalli Giancarlo & c. Srl) per rispondere all'avviso di revoca della gara stessa. Soprattuto il Comune – ha detto il Consiglio di Stato il 21 febbraio scorso - doveva comunicare con notifica singola a ciascun partecipante l’avvio di quella revoca. 
Ora nel ricorso con cui il 15 aprile ora impugna pure la sentenza d’appello, De Vizia invoa l’effetto domino: sostiene che le censure mosse dal Consiglio di Stato devono far decadere tutto il percorso che ha portato all’ABC. Cioè: siccome la determinazione di annullamento firmata dal dirigente del Servizio gare e contratti è sbagliata – tuona De Vizia – deve per forza di cose svanire pure l'atto di nascita dell'ABC poi votato dal Consiglio comunale. 

LE NOTIFICHE SANATE
Ecco cosa hanno deciso su questo aspetto i massimi giudici amministrativi ai quali De Vizia si è appellata: il Comune doveva avvisare con comunicazione individuale ciascuna delle due ditte in gara con distinte notifiche. Inoltre, i termini dovevano decorrere dalla data di quella notifica e non dalla data di pubblicazione sull’Albo Pretorio. Infine, il Comune doveva comunicare il provvedimento di annullamento e non l’avviso di avvio della revoca. Fermo restando, sottolinea il Consiglio di Stato, che la determina con cui il Comune ha revocato quella gara è legittima anche se adottata da un dirigente diverso da quello che aveva indetto la gara d'appalto (il responsabile del Servizio ambiente). De Vizia sostiene il contrario. 

IL COMUNE NON FA UNA PIEGA
ABC continua a svolgere il servizio, ad un costo minore rispetto a quello dell'ultimo anno in cui l'igiene urbana era in mano alla morente Latina Ambiente. Non risulta che l'Amministrazione Coletta abbia intenzione di fare dietrofront. Anche perché nessun giudice e nessuna norma glielo impongono. Dopo la sentenza del 21 febbraio,  con formale diffida De Vizia  aveva intimato al Comune di dare esecuzione alla sentenza. 
E il Comune ha risposto dicendo che aveva già ottemperato notificando l'avvio della procedura di annullamento degli atti di gara, singolarmente a ciascuno dei due partecipanti alla gara abortita, dando 15 giorni per replicare. Dopodiché la gara risulterebbe sepolta definitivamente. Ma, ricapitolando, De Vizia chiede ora al Consiglio di Stato di cancellare la sua stessa sentenza e di pronunciarsi punto su punto sulle 7 censure che con cui aveva impugnato la sentenza del Tar. 
Nel frattempo, chiede in via cautelare di sospenderla quella sentenza. Giova ricordare che l’agognata gara d'appalto prevedeva di continuare a usare i cassonetti stradali, nemico numero uno della vera raccolta differenziata. Cosa riconosciuta dall'Anac il 29 marzo 2017, quando l’Anticorruzione ha anche detto che il Comune non è obbligato a scegliere la gara d'appalto, ma può anche optare per la gestione in proprio del servizio. Se vince il Comune, si apre una possibile strada nuova per gli altri Comuni d’Italia. 


Quella strana gara d’appalto
La causa De Vizia contro Comune di Latina e ABC è scattata con un ricorso al Tar di Latina. La società legittimamente invoca libera concorrenza in libero mercato. Giusta aspirazione che appare destinata ad essere frustrata se si guardano certi fatti: da come era congegnato il bando di gara e dai suoi primi esiti, pare proprio che l'affare se lo sarebbe potuto aggiudicare uno solo: la De Vizia stessa. Ecco perché. Alla gara, avviata dal Commissario Barbato durante il commissariamento del Comune, oltre a De Vizia ha partecipato l'associazione temporanea di imprese AVR Spa - Sangalli Giancarlo & c. Srl. La De Vizia Transfer è nota da anni alla politica e alle cronache locali per alcuni incidenti giudiziari e precedenti di polizia riportati dall'ex Prefetto di Latina Bruno Frattasi nella sua relazione sul condizionamento mafioso al Comune di Fondi. La Sangalli è nota soprattutto per i lavori stradali, più che come realtà industriale di peso nel settore rifiuti. A Frosinone si è vista togliere l'affidamento dell'appalto da oltre 26 milioni di euro proprio su ricorso della De Vizia: il Tar e poi il Consiglio di Stato l’hanno fatta fuori per assenza dei requisiti morali prescritti: vari membri della famiglia Sangalli sono stati condannati in via definitiva con patteggiamento a 4 anni (ridotti a tre con l'indulto) per corruzione in appalti nel settore rifiuti. Anche a Maenza la Sangalli è stata esclusa per analoga carenza di requisiti di moralità professionale (è poi rientrata all’ultimo minuto finendo seconda). Se dunque questa gara d'appalto fosse andata avanti e se avessero vinto AVR – Sangalli, la De Vizia con un semplice ricorso, come avvenuto altrove, avrebbe potuto scalzarli. L'Anticorruzione ha inoltre precisato che la gara aveva “criteri irragionevolmente restrittivi”. 


 

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