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Scontro tra la Raggi e Zingaretti

Mala depurazione delle fogne, è guerra tra la Città Metropolitana e la Regione

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Depuratori del lazio - Impianti in affanno, secondo Legambiente
Depuratori del lazio - Impianti in affanno, secondo Legambiente

La Città Metropolitana di Roma ha dichiarato guerra alla Regione Lazio sul tema scottante della depurazione delle acque di fogna. Parliamo dei liquami fognari, civili e industriali, che troppo spesso finiscono in mare senza essere stati sottoposti ad un adeguato processo di depurazione ed igienizzazione. Proprio mentre l'Unione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia per il mancato adeguamento dei depuratori alle norme comunitarie, la Città Metropolitana di Roma ha presentato un ricorso giudiziario al Tribunale Amministrativo del Lazio contro la Regione. Il ricorso è stato depositato il 15 febbraio. L'ex provincia ha chiesto ai magistrati di annullare le modifiche varate a dicembre scorso dalla Regione al Piano di Tutela delle Acque, la legge regionale che disciplina l'intero settore idrico e che ricomprende anche il sotto-settore della depurazione delle acque di fogna. La Città Metropolitana ha presentato ai togati anche una istanza cautelare, così si chiama in gergo tecnico. Vale a dire che ha chiesto di sospendere, sin da subito, la validità delle nuove disposizioni di legge, senza attendere la sentenza di primo grado. La prima udienza è attesa per il mese di maggio. La Città Metropolitana di Roma ha notificato il ricorso anche a: Ministero dell'Ambiente; Arpa Lazio (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale; Acea Ato 2; Provincie di: Roma, Latina, Frosinone, Viterbo; ed ai Comuni di Ardea e Ciampino (tra quelli in cui viene distribuito il Caffè, oltre ad altri 7 Municipi).

«ESCAMOTAGE PER INQUINARE»
Le acque poco cristalline del litorale laziale costituiscono un problema igienico-sanitario ed ambientale che ha ricadute dirette anche sui settori turismo e ittica, come rilevato anche da associazioni ambientaliste di rango nazionale, tra le quali Legambiente. «Le 'nuove' norme regionali – riferiscono a il Caffè fonti istituzionali qualificate della Città Metropolitana di Roma – finiranno per peggiorare ancora di più la situazione. Sembrano difatti un escamotage fatto apposta per permettere alle società che gestiscono i depuratori di aggirare i controlli sulle sostanze pericolose che scaricano a mare. Affossare i problemi di qualche impianto industriale di depurazione, sia vecchio che nuovo, che non funziona a dovere. E infine dribblare le sanzioni a carico dei gestori quando vengono beccati a scaricare in mare reflui fognari non adeguatamente depurati». Ma è davvero così? Cerchiamo di capirlo insieme.

COME 'TOMBARE' I PROBLEMI DEI DEPURATORI
Le recenti modifiche al Piano di tutela delle Acque regionale in materia di depurazione dei reflui fognari– contro cui la Città Metropolitana ha depositato il ricorso al Tar del Lazio - sono state varate dalla Commissione regionale Agricoltura e Ambiente, presiedute dal consigliere 5Stelle Valerio Novelli, a ottobre scorso. Poi votate dall'intero Consiglio regionale, guidato dal 2013 dal Governatore PD Nicola Zingaretti, a novembre. Infine pubblicate sul Burl, il Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, n.103 (Supplemento n.3) del 20 dicembre ed entrate in vigore il giorno successivo. Parliamo in particolare dell'articolo 32, comma 2 e 3, delle Norme Tecniche del Piano. L'articolo nella sua 'nuova' formulazione permetterà in sostanza di effettuare i controlli sulla qualità della acque in uscita dai depuratori, ma solo “nell'unico punto finale di scarico dell'impianto” e solo con “campionamenti istantanei”, così si legge nelle nuove disposizioni regionali. Una decisione che alla Città Metropolitana proprio non va giù:. Lo scrivono e spiegano nel ricorso giudiziario i due avvocati che rappresentano la Città Metropolitana, Giovanna De Maio e Massimiliano Seni. 

LA REGIONE SI VOLTA DALL'ALTRA PARTE
“Il Piano di Tutela delle Acque – spiegano nel ricorso i due legali - viene aggiornato ogni quattro anni”. A tal proposito, negli ultimi mesi Enti pubblici e società private avevano presentato in Regione una lunga lista di osservazioni tecniche. “La Città Metropolitana di Roma – spiegano i due avvocati tra le carte - aveva formulato nei termini prescritti, precise e dettagliate osservazioni (presentate alla Regione Lazio, ndr) con contestuale richiesta di emendamenti, manifestandola disponibilità ad incontri o tavoli tecnici per la definizione finale delle nuove norme”. In buona sostanza, l'ex Provincia aveva chiesto di inserire nel Piano la possibilità di effettuare le analisi di controllo delle acque in entrata ed in uscita dai depuratori non solo con campionamenti mobili ed istantanei, quindi effettuati di rado e solo nel corso di appositi controlli. Ma anche con l'ausilio di di campionatori fissi, dfa installare all'interno dei depuratori, in grado di svolgere un'analisi dei liquami in modalità no-stop, quindi nell'arco delle 24 ore. I campionatori fissi sono degli apparecchi elettronici che permettono di verificare con estrema precisione i processi di depurazione dell'acqua e di identificare le caratteristiche delle acque in arrivo ed in uscita. Rilevano e registrano qualsiasi inquinante presente nelle acque, senza possibilità di inganno. Una opzione, quest’ultima, evidentemente non gradita dai politici regionali visto che è stata sonoramente bocciata senza nemmeno che i delegati della Città Metropolitana siano stati convocati ed ascoltati. In soldoni, anziché stringere le maglie dei controlli sui depuratori per cercare di migliorare la qualità delle acque che finiscono a mare, i politici regionali hanno preferito lasciare campo libero ai gestori degli impianti di depurazione.

LA REGIONE SI TAPPA GLI OCCHI E LE ORECCHIE
“La Regione non ha mai proposto incontri o tavoli tecnici di confronto e approfondimento con gli Enti coinvolti– si legge nel ricorso giudiziario – le misure previste, oltre a violare numerose disposizioni di norma primaria, risultano in contraddizione con il principio da esse stesse espresso (ovvero di cercare di tutelare la qualità dell'acqua che finirà in mare, ndr), consentendo l'aumento  delle concentrazioni delle sostanze pericolose che sarà possibile scaricare ed impedendo ogni controllo dell'Autorità competente al rilascio delle autorizzazioni allo scarico”

IL LAZIO SI VOLTA DALL'ALTRA PARTE
“La cattiva depurazione dei reflui fognari dell’entroterra laziale - secondo Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - è evidente dai risultati del monitoraggio da noi condotti nell'estate 2018, che ha rilevato forti criticità soprattutto in provincia di Roma, dove ogni punto monitorato risulta inquinato, peraltro in continuità rispetto agli scorsi anni”. E le analisi delle acque di scarico fatte nel corso dell'estate 2018 hanno infatti evidenziato il superamento dei limiti  previsti dal Codice sull’ambiente, per i parametri biologici e chimico fisici. “Chiediamo a tutti uno sforzo per prendere questi risultati – aggiunge Scacchi - non certo come un affronto alla bellezza indiscutibile della costa del Lazio, ma stimolo per costruire le azioni in grado di far diventare il mare più pulito". La Commissione Ambiente della Regione Lazio, presieduta da Valerio Novelli, ha preferito voltarsi dall'altra parte”.


Novelli (5Stelle): “Un lavoro veramente impeccabile”
«La Commissione Agricoltura e Ambiente (… ) si presenta in aula con un altro fondamentale atto portato con grande condivisione e grande senso di responsabilità”. Parole e musica del consigliere regionale, nonché Presidente della stessa Commissione, Valerio Novelli, in quota 5 Stelle. La Commissione che presiede Novelli ha elaborato la nuova versione del Piano di Tutela delle Acque regionali e l'ha poi presentato al Consiglio. “Grazie a persone serie – ha continuato – la Commissione continua a portare atti seri all'interno dell'aula. Questo è l'ennesimo (…) voglio spendere pochi secondi per ricapitolare il grande lavoro che sta facendo questa Commissione (…) Per il Piano di Tutela delle Acque (…)  c'è stato un iter particolarmente serio, con una serie di audizioni, che hanno portato a delle osservazioni. 90 quasi gli emendamenti posti all'attenzione dell'assessore, dai vari Commissari (…) sottolineo la responsabilità e l'impegno dei Commissari nello studiare un atto che è effettivamente molto difficile, in quanto molto molto tecnico. Questi Commissari hanno dei nomi e cognomi. Ed io oggi li voglio fare tutti (...) Laura Cartaginese (Forza Italia, ndr); Daniele Ognibene (Leu, ndr); Silvia Blasi (5Stelle); Eugenio Patané; Gianluca Quadrana. A cui vanno i miei sentiti ringraziamenti. Ringrazio gli Uffici e la segreteria Amministrativa della nostra Commissione che hanno fatto un lavoro veramente impeccabile”.


 

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