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Modificata la legge sui depuratori

Depurazione, il Lazio si volta dall’altra parte

IL Depuratore di Ardea - Uno dei depuratori regionali che ha problemi di funzionamento e che godrà dei nuovi benefici di legge
IL Depuratore di Ardea - Uno dei depuratori regionali che ha problemi di funzionamento e che godrà dei nuovi benefici di legge

Un escamotage per aggirare i controlli sulle sostanze pericolose che finiscono in mare, affossare i problemi di qualche impianto industriale di depurazione che non funziona a dovere e infine dribblare le sanzioni a carico dei gestori.

Le modifiche apportate al Piano di Tutela delle Acque, la legge regionale del 2016 che disciplina l'intero settore idrico, sembrano fatte apposta per evitare che i depuratori funzionino bene e che l'acqua dei 360 chilometri di costa laziale sia pulita. Prima di Natale, la Commissione regionale Agricoltura e Ambiente ha introdotto una importante modifica al settore della depurazione . D'ora in avanti, l'articolo 32 comma 2, lettera C e D, permetterà di effettuare i controlli sulla qualità dell'acqua in uscita dai depuratori, ma solo “nell'unico punto finale di scarico dell'impianto” e solo con “campionamenti istantanei”. Secondo tecnici del settore ambientale con cui il Caffè si è consultato, tale modifica costituisce «un grosso problema per la qualità delle acque in uscita dai depuratori che finiscono prima nei fossi e poi a mare e che inciderà negativamente sui settori pesca e turismo». La modifica del Piano di Tutela delle Acque e stata elaborata e votata a novembre in Commissione, ha ricevuto l'ok definitivo a dicembre in Consiglio regionale e infine pubblicata sul Burl, il Bollettino Ufficiale della Regione Lazio n.103 (Supplemento n.3) del 20 dicembre. Ma cerchiamo di capire bene di cosa stiamo parlando. 

Come 'tombare' i problemi dei depuratori
A fine 2018, vari Enti pubblici e società private hanno presentato in Regione Lazio una lunga lista di osservazioni tecniche con le quali chiedevano alla Commissione regionale di chiarire un aspetto controverso del Piano di Tutela delle Acque. Ovvero se le analisi di controllo delle acque in uscita dai depuratori potevano essere eseguite solo con campionamenti mobili ed istantanei, quindi effettuati di rado e solo nel corso di un controllo spot. Oppure anche attraverso l'installazione di campionatori fissi in grado di svolgere un'analisi media degli inquinanti presenti nei liquami effettuata con modalità no-stop nell'arco delle 24 ore, in modo da poter operare un controllo più approfondito degli scarichi. I campionatori fissi sono degli apparecchi elettronici che permettono di verificare con più efficacia i processi di depurazione dell'acqua e di identificare le caratteristiche delle acque in arrivo ed in uscita nei depuratori. Con i campionatori fissi, ogni più piccola emissione di inquinanti sarebbe stata immediatamente  rilevata e registrata senza possibilità di alcun inganno. Una opzione, quest’ultima, evidentemente non gradita dai politici regionali visto che è stata sonoramente bocciata in Commissione e cassata dal testo di legge. In soldoni, anzichè stringere le maglie dei controlli sui depuratori per cercare di migliorare la qualità delle acque che finiscono a mare, i politici regionali hanno preferito lasciare campo libero ai gestori degli impianti di chiarificazione delle acque di fogna. 

Depuratori vecchi e nuovi
Le modifiche introdotte a fine dicembre al Piano di Tutela delle Acque saranno valide per tutti i depuratori, sia quelli vecchi già in funzione, che per quelli nuovi che verranno costruiti ed avviati in futuro. Come se non bastasse, “per la verifica della qualità delle acque di scarico degli impianti di depurazione – recita la nuova legge regionale - cui affluiscono reti di fognatura mista (ovvero  di acque piovane e di acque-nere, ndr) non devono essere presi in considerazione valori estremi se essi sono il risultato di situazioni eccezionali come quelle dovute a piogge abbondanti, che determinano portate superiori a quella massima autorizzata nell'impianto”. Insomma, le società che gestiscono i depuratori del Lazio avranno davvero poco di cui preoccuparsi d’ora in avanti.

Il Lazio si volta dall'altra parte
“La cattiva depurazione dei reflui fognari dell’entroterra - secondo Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - "è evidente dai risultati del monitoraggio da noi condotti nell'estate 2018, che ha rilevato forti criticità soprattutto in provincia di Roma, dove ogni punto monitorato risulta inquinato, peraltro in continuità rispetto agli scorsi anni”. E le analisi delle acque di scarico fatte nel corso dell'estate 2018 hanno infatti evidenziato il superamento dei limiti  previsti dal Codice sull’ambiente, per i parametri biologici e chimico fisici. “Chiediamo a tutti uno sforzo per prendere questi risultati – aggiunge Scacchi - non certo come un affronto alla bellezza indiscutibile della costa del Lazio, ma stimolo per costruire le azioni in grado di far diventare il mare più pulito". La Commissione Ambiente della Regione Lazio, presieduta da Valerio Novelli, ha preferito voltarsi dall'altra parte”. 


La Commissione Agricoltura e Ambiente
I membri della Commissione Agricoltura e Ambiente della Regione Lazio. Presieduta da Valerio Novelli (5 Stelle). Due i vicepresidenti: Daniele Ognibene (Liberi e Uguali) e Laura Cartaginese (Forza Italia). Della commissione fanno parte anche i consiglieri regionali Silvia Blasi (5Stelle), Giuseppe Cangemi (Gruppo Misto), Eugenio Patanè (PD) e Gianluca Quadrana (Civica Zingaretti).


Lazio, inquinato il 71% delle coste monitorate da Legambiente - Goletta Verde
Su 24 prelievi di acque lungo la costa laziale, 17 presentano valori di inquinamento elevati, cioè il 71%, con la provincia di Roma. Con situazioni che mostrano un inquinamento ormai cronico: è il caso ad esempio della foce del Fosso Grande, ad Ardea che per il nono anno consecutivo ricevono un giudizio di “fortemente inquinato”. E' quanto sostiene l'associazione Legambiente che ha portato avanti la scorsa estate una campagna, denominata Goletta Verde, dedicata allo stato di salute delle coste e delle acque laziali. Non va meglio sul fronte dell'informazione ai cittadini. La cartellonistica informativa, obbligatoria da anni per i comuni e che dovrebbe avere la funzione di divulgare al pubblico la classe di qualità del mare, è praticamente assente: i tecnici di Goletta Verde che hanno avvistato nel Lazio soltanto un cartello rispetto ai 24 punti analizzati. Nella provincia di Roma, tra gli 11 punti monitorati che presentano valori di inquinanti elevati vi sono: foce del Rio Torto (Torvajanica, Pomezia); foce del fosso Grande (Ardea); foce del fosso Cavallo morto (Anzio); foce del porto canale Loricina (Nettuno). 


 

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