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Darà da bere a Roma, Castelli e litorale

Tevere da bere, Raggi fa scaricabarile: prima approva e poi fa ricorso al Tar

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VIRGINIA RAGGI - Il suo ricorso al Tar del Lazio potrebbe fermare l'avvio del potabilizzatore dell'acqua del Tevere fortemente voluto dall'Acea
VIRGINIA RAGGI - Il suo ricorso al Tar del Lazio potrebbe fermare l'avvio del potabilizzatore dell'acqua del Tevere fortemente voluto dall'Acea
LUCA LANZALONE - L'ex capo di Acea, travolto dall'inchiesta e ora dal processo sul nuovo stadio della as Roma: è ai domiciliari da 9 mesi
LUCA LANZALONE - L'ex capo di Acea, travolto dall'inchiesta e ora dal processo sul nuovo stadio della as Roma: è ai domiciliari da 9 mesi

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha scaricato sui giudici il compito di decidere se far entrare in funzione o meno il 'potabilizzatore' dell'acqua del Tevere. Parliamo dell'impianto industriale a cui l'Acea a trazione 5 Stelle ha affidato una 'mission impossibile', almeno secondo la scienza. Succhiare 500 litri di acqua al secondo da uno dei fiumi più inquinati d'Italia, provare a liberarla dai metalli pesanti, idrocarburi e microplastiche che vi galleggiano dentro, e infine dirottarla nei rubinetti di oltre 4 milioni di cittadini sui circa 6 milioni di residenti del Lazio. Dopo il trattamento di potabilizzazione, l'acqua del Tevere verrà distribuita difatti in tutto il bacino Acea Ato 2, che corrisponde a tutta la città di Roma e all'intera provincia, ovvero 112 comuni tra i quali tutti quelli dei Castelli Romani, più Ardea e Pomezia. La costruzione del 'potabilizzatore' è stata ultimata a novembre scorso, ma a quanto ci è dato sapere l'impianto non è Ma riavvolgiamo il nastro dell’intera vicenda per capire bene di cosa stiamo parlando.

IL RICORSO AL TAR 
Lo scorso 15 febbraio, la Città Metropolitana di Roma ha presentato al Tribunale Amministrativo del Lazio un corposo ricorso giudiziario con il quale ha chiesto ai magistrati di annullare le modifiche apportate dalla Regione Lazio al Piano di Tutela delle Acque, la legge regionale del 2016 che disciplina l'intero settore idrico. A novembre scorso, il Piano ha subito difatti una piccola ma importantissima modifica elaborata dalla Commissione regionale Agricoltura e Ambiente, presieduta dal pentastellato Valerio Novelli, e poi votata dall'intero Consiglio. Modifica che permetterà al 'potabilizzatore' Acea di entrare in funzione.

IGNORATI I RISCHI IGIENICO-SANITARI
Nella versione originaria del 2016, il Piano di Tutela delle Acque non permetteva di utilizzare a fini potabili le acque dei fiumi in cui finiscono reflui industriali: “Sono vietati gli scarichi di acque reflue industriali – stabiliva il vecchio articolo 12, nella versione originaria – in acque superficiali (ovvero nei fiumi, ndr) utilizzate o destinate ad essere utilizzate per la produzione di acqua potabile”. La 'nuova' versione dell'articolo 12, elaborata dalla Commissione regionale Agricoltura e Ambiente, prevede ora una piccola ma importantissima nuova postilla, ovvero che “tale divieto si applica solo nelle zone di influenza individuate con deliberazione della Giunta regionale, per ogni punto di prelievo per il quale si rilascia concessione per l'utilizzo di acque superficiali potabilizzate da destinare al consumo umano “. In altre parole, d'ora in avanti sarà “consentito lo scarico di acque reflue industriali” nei fiumi utilizzati a fini potabili, cosa che era vietata dalla legge fino ad ora – così scrive nel suo ricorso la Città Metropolitana – tra l'altro, “anche reflui derivanti da stabilimenti industriali nei quali si svolgono attività che comportano la produzione, la trasformazione  o l'utilizzo di sostanze pericolose”. In sostanza,  il divieto di potabilizzare le acque di fiume in cui finiscono reflui industriali continuerà ad applicarsi, ma solo solo nelle zone di influenza, ovvero nelle aree gradite ai politici ed ai partiti politici. Il codicillo è stato pubblicato sul Burl, Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, n.103 (Supplemento n.3) del 20 dicembre 2018 ed è entrato in vigore il giorno successivo. 

L’IMBARAZZO DEI 5STELLE
Senza questo codicillo, il 'potabilizzatore' Acea a trazione 5 Stelle non sarebbe mai potuto entrare in funzione, visto che nel Tevere finiscono anche reflui industriali. Ma certo che questa legge costituisce, più in generale, una sorta di cavallo di troia che permetterà l’‘avvio di altri possibili potabilizzatori anche in altri fiumi del Lazio.
Proprio contro questo nuovo codicillo, si è scagliata la Città Metropolitana con il suo ricorso giudiziario. In particolare, la ex Provincia si è scagliata contro la Regione Lazio, le Province di Rieti, Latina, Viterbo e Frosinone, ma ha chiamato in causa anche il Ministero dell'Ambiente, l'Arpa Lazio (Agenzia Regionale di Protezione Ambientale) e infine la stessa Acea Ato 2, ovvero la municipalizzata romana dell'acqua. Trascinati in giudizio, come contro interessati, anche i Comuni di: Ardea, Ciampino ed altri 6 Municipi della Provincia di Roma. La vicenda del 'potabilizzatore' Acea sta creando non pochi imbarazzi all’interno del 5Stelle di Roma, che ha fatto della qualità dell’acqua uno dei cavalli di battaglia delle proprie campagne elettorali sia a livello nazionale che a livello locale.

QUELLA VELOCITÀ SINGOLARE
Il 'potabilizzatore' dell'Acea è situato su un'ansa del Tevere, in località Roma nord –Grattarossa. È stato ideato, progettato e autorizzato in soli 127 giorni. Il progetto è stato proposto dalla multiutility  Acea il 13 dicembre 2017, quando alla guida della municipalizzata della città eterna c'era l'avvocato Luca Lanzalone. L’avvocato genovese voluto dai vertici nazionali del 5Stelle ha assunto la guida dell’Acea il 1° aprile 2017, ma il 13 giugno 2018 è stato travolto dall'inchiesta sul nuovo stadio della As Roma. Da 8 mesi è agli arresti domiciliari. Dal 5 marzo scorso è finito sotto processo con l’accusa di “associazione finalizzata alla corruzione”. Ma tornando all’impianto, il progetto del 'potabilizzatore' è stato approvato, almeno in via preliminare,  il 20 dicembre 2017 dalla Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti delle Province, ovvero dai 112 comuni serviti da Acea Ato 2. Conferenza guidata proprio dalla città eterna, visto che rappresenta la maggioranza dei cittadini che vivono tra Roma e provincia e senza che nessuno battesse ciglio. Per di più, assegnando al progetto la pubblica utilità: vale a dire una corsia preferenziale che garantisce tempi rapidi de poche scocciature burocratiche. Il 13 aprile 2018 è arrivato l'ultimo e decisivo via libera al progetto da parte della Conferenza dei Servizi, il tavolo tecnico inter-istituzionale che si è tenuto in Regione Lazio, dopo una istruttoria lampo di appena 51 giorni, una inezia per un progetto di questa portata che avrà ricadute igienico-sanitarie per milioni di persone nei prossimi decenni. Il via libera al progetto ha ricevuto anche il parere unico positivo della Regione Lazio, scritto e sottoscritto dall'ex capo del settore idrico regionale, Mauro Lasagna, spostato poi dal Governatore, Nicola Zingaretti, al Dipartimento Caccia e Pesca. Parere favorevole al progetto anche da parte di Roma Capitale, Asl Roma 2, Istituto Superiore di Sanità, Autorità di Bacino dell'Appennino Centrale, Ministero dei Beni Culturali e Autorità di Demanio. 

LA CITTÀ METROPOLITANA FUORI DAL CORO
L'unico Ente che si è chiamato fuori dal coro unanime di “sì” che ha portato al via libera al 'potabilizzatore' Acea, è stato il Dipartimento di Tutela delle acque, suolo e risorse idriche della Città Metropolitana di Roma. L'impianto è costato 12,7 milioni di euro che verranno scaricati sulle bollette degli utenti. La silenziosa e misteriosa presentazione dell'impianto industriale si è tenuta nel quartier generale di Acea, a Roma, in piazzale Ostiense, alla presenza di pochi tecnici del settore, quale politico e rappresentante istituzionale. Il giorno dopo, tutti costoro sono stati portati in gita all'impianto, a Grottarossa. La struttura industriale è situata affianco ed a valle del depuratore più grande del centro Italia, denominato Acea - Roma nord, sequetrato in passato dalla magistratura per presunto sversamento nel Tevere di sostanze illegali.


Le domande per Raggi, Fico e Daga
Come farà il 'potabilizzatore' Acea (situato a Roma nord – Grottarossa) ad eliminare metalli pesanti, microplastiche ed idrocarburi dall'acqua del fiume Tevere che verrà poi distribuita tra la città di Roma e la provincia? L'impianto quando entrerà in funzione? A proposito dei reflui industriali che finiscono nelle acque del Tevere, cosa pensa dei rilievi igienico-sanitari ed ambientali di cui parla la Città Metropolitana di Roma nel suo ricorso al Tar contro le recenti modifiche al Piano di Tutela delle Acque del Lazio? Perché il 'potabilizzatore' Acea non è stato presentato alla stampa lo scorso 12 – 13 dicembre? Sono le domande che il Caffè ha inviato a Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati; a Virginia Raggi, sindaca di Roma, e Federica Daga, deputata e sostenitrice dei movimenti che si battono per l'acqua.


 

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