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Il Piano rifiuti sbarca in Consiglio

La Regione Lazio ‘ordina’ due discariche per Roma e provincia

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Compostiera di comunità - In 3 mesi, l'umido si trasforma in vero fertilizzante
Compostiera di comunità - In 3 mesi, l'umido si trasforma in vero fertilizzante

Tre nuove discariche in vista, due a Roma città e provincia e una a Latina e provincia, oltre ad una pioggia di 'bio'metano su tutto il territorio laziale in località ancora imprecisate. Dopo 7 anni di attesa la Giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti ha varato il nuovo Piano dei rifiuti del Lazio. Il documento è stato approvato in Giunta, almeno in via preliminare, il 31 gennaio e presentato in Consiglio nella seduta straordinaria del 5 febbraio: verrà approvato in via definitiva presumibilmente entro il prossimo mese di luglio. Parliamo del documento che dovrebbe guidare in modo ordinato e razionale, nel rispetto della salute umana, dell’ambiente e dell'agricoltura, il proliferare di impianti dedicati al trattamento e smaltimento della spazzatura urbana. Il suo obiettivo è altresì quello di agevolare la massima diffusione della raccolta domestica dei rifiuti, anche detta porta a porta, oltre al radicamento dei sistemi di riciclo e riuso delle materie prime che rappresentano l’unica vera alternativa al business mortale e nocivo delle discariche e degli inceneritori. Dovrebbe, infine, limitare le mire monopolistiche di certe lobby del settore che aleggiano nel Lazio, come dimostrano i processi giudiziari che hanno travolto l'intero settore dei rifiuti regionale a partire dai primi mesi del 2012, oggi ancora in corso di svolgimento. 

IN 1 ANNO DISCARICHE PIENE
“Si evidenzia che in base alle volumetrie attualmente disponibili (ovvero di spazio nelle discariche per seppellire i rifiuti non differenziati, ndr) - si legge nel documento regionale - già dall'anno 2020 ci sarà emergenza nell'intera regione in caso di mancata autorizzazione di nuove volumetrie e nuovi impianti”. In sostanza, secondo la Regione Lazio dovranno essere ingrandite le discariche preesistenti e/o costruite nuove discariche entro pochissimo tempo. In caso contrario, vi saranno gravi conseguenze igienico-sanitarie e ambientali per i cittadini. Nei prossimi tre anni, difatti, la Regione continuerà a produrre oltre “1,6 milioni di tonnellate all'anno di rifiuti indifferenziati” - si legge sempre tra le carte - da spedire in discarica e “la configurazione impiantistica attuale non consente la chiusura del ciclo”. Lo spazio residuo disponibile nelle discariche laziali è pari a “670mila metri cubi”, che equivale ad un anno ancora di tempo prima di restare senza spazio.

OGNUNO SI TERRÀ LA PROPRIA IMMONDIZIA
Le discariche attive al momento nel Lazio sono solo 4 situate a Colleferro, Civitavecchia, Roccasecca e Viterbo. D'ora in avanti però ognuno dei 5 Ato dei rifiuti regionali, Ambiti Territoriali Ottimali, dovrà essere completamente autosufficiente  dal punto di vista impiantistico. Gli Ato istituiti dal nuovo Piano sono: Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo, con l'unica eccezione dell'Ambito di Roma, suddiviso in due sub-ambiti, quello di Roma città e quello della Provincia di Roma. L'autosufficienza servirà per rispettare il principio di prossimità imposto dalla legge, vale a dire che i rifiuti vanno smaltiti quanto più vicino possibile al luogo di produzione. Tradotto, questo significa che se il nuovo Piano rifiuti verrà votato in via definitiva dal Consiglio regionale, nei prossimi anni la spazzatura urbana non potrà più essere spedita a Chieti, Ferrara, Lodi, Bergamo o addirittura in Slovenia e Repubblica Ceca,  ma andrà sotterrata esclusivamente nelle discariche degli Ato che li ha prodotti. Al momento, gli Ambiti Territoriali privi di una discarica sono tre: il sub-ambito della Città di Roma, il sub-ambito della Provincia di Roma e l'Ato di Latina e provincia.

IL RISCHIO DEI 'BIO'METANO
Ma non è tutto. Nei prossimi anni la produzione di rifiuti organici aumenterà di pari passo con la crescita e diffusione del porta a porta, questo è scritto nel nuovo Piano rifiuti. Per questo “sarà necessario – si legge ancora nel documento regionale – disporre di ulteriori impianti (per trattare i rifiuti organici, ndr) rispetto a quelli già autorizzati, per una capacità complessiva di 373mila tonnellate”. Tradotto in parole povere, significa che la Regione ritiene che dovranno essere presto realizzati un grosso numero di ‘bio’gas e ‘bio’metano. Si tratta degli impianti destinati a trattare i rifiuti umidi, ovvero avanzi alimentari, sfalci e potature erbacee, ma che ricevono anche fanghi di depurazione delle fogne, scorie di inceneritori e scarti di aziende e industrie di vario tipo. Un problema che riguarda, in modo particolare, i Comuni a sud di Roma come, Ardea, Pomezia, Aprilia, Anzio ecc. In questi ultimi anni, sono stati depositati i progetti e le richieste di autorizzazione per la loro costruzione, in parte già accolte, sono pendenti presso l’Area Rifiuti regionale. La Regione Lazio non indica però nel Piano quanti impianti di questo tipo dovranno essere costruiti. Così, il rischio è che non sia l’amministrazione regionale a pianificare il futuro dei cittadini, ma le solite lobby del settore, con buona pace del principio di trasparenza nella gestione della pubblica amministrazione. 

IL GRANDE INGANNO DEL ‘FINTO' FERTILIZZANTE
I fautori degli impianti a 'bio'gas e 'bio'metano sostengono che il terriccio di scarto prodotto da questi impianti alla fine del processo industriale costituirebbe un 'compost di qualità', ovvero una poltiglia che può essere utilizzata per concimare i terreni agricoli. Stimate Autorità Sanitarie sostengono al contrario che il compost in uscita da 'bio'gas e 'bio'metano contiene elementi chimici nocivi per la salute e per l’ambiente. Inoltre, 'bio'gas e 'bio'metano producono anche grosse quantità di percolati, il liquido che scola dai rifiuti umidi, oltre ai filtri per la depurazione del gas  che costituiscono rifiuti speciali da smaltire in apposite discariche. In realtà, per trattare l’umido proveniente dalla raccolta differenziata la soluzione migliore è quella delle compostiere di comunità e condominiali. Si tratta dei contenitori più o meno grandi dentro cui avviene il processo naturale di decomposizione organica dei rifiuti umidi. Dopo tre mesi, al loro interno come per magia i rifiuti umidi si trasformano in fertilizzante davvero di qualità che può essere utilizzato per l'agricoltura o nel giardino, orto e vasi di casa. 


Il Piano rifiuti passerà anche per le mani del M5S
Sui rifiuti, il Consiglio regionale riunito in seduta speciale ha approvato tre ordini del giorno, uno presentato uno dal centrosinistra, uno dal M5S e uno dal centrodestra. L’ordine del giorno della maggioranza, primo firmatario il capogruppo del Pd, Mauro Buschini, ex assessore all'Ambiente della prima Giunta Zingaretti, impegna l'Amministrazione regionale “a portare avanti il principio dell’autosufficienza su base di Ato, garantendo in prospettiva la chiusura del ciclo rifiuti all’interno di ciascuno di essi, attraverso il sostegno ai comuni nella riduzione dei rifiuti e nello sviluppo delle raccolta differenziata, e in particolare, per quanto riguarda l’Ato provinciale della Città metropolitana, impegna la Giunta a dividere il territorio in un sub-ambito per garantire un concreto e doveroso equilibrio impiantistico”. Il documento del M5S impegna la Giunta: “ad attuare i principi della gerarchia di trattamento delle “5 R” (riduzione, raccolta differenziata, riuso, riciclo, recupero energia) e dell’autosufficienza e prossimità; a privilegiare, per la chiusura del ciclo della frazione organica, impiantistica di piccola taglia, commisurata alla produzione di rifiuti delle comunità di riferimento e distribuita sul territorio; ad avviare il trattamento delle frazioni secche (plastica, metalli, vetro, carta) a livello di singolo Ato; ad impedire la realizzazione di impianti industriali di smaltimento o trattamento di rifiuti nelle vicinanze di abitazioni e zone residenziali”. Proviene dal centrodestra invece, con l'esclusione di Forza Italia, l’ordine del giorno che impegna la Giunta a portare all’esame della commissione Consiliare Agricoltura e Ambiente, presieduta dal pentastellato Valerio Novelli, e poi del Consiglio regionale, il nuovo Piano dei rifiuti del Lazio, prima che venga votato in via definitiva.


 

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