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Latina/Nettuno: omicidio Pompili

Gloria uccisa a botte dai parenti, in aula parla la madre: l'ultima telefonata

“Vedevo che mia figlia non stava bene e i bambini tanto spaventati. Le facevano fare cose che lei non voleva fare, ma non sapevo che si prostituisse. L’ho vista picchiare dal marito e una volta, solo per essermi venuta a trovare, è stata pestata”. Queste alcune delle dichiarazioni fatte, nel corso di una lunghissima deposizione davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina, da Carmela Del Prete, madre di Gloria Pompili, la 23enne di Frosinone che sarebbe stata costretta dai parenti a vendere il proprio corpo, bastonata ogni volta che provava a ribellarsi e alla fine uccisa con una scarica di botte sotto gli occhi dei suoi bambini di 3 e 5 anni. Un esame in cui la donna, senza tradire alcuna particolare emozione, ha risposto a tutte le domande del pm Carlo Lasperanza e delle difese, ripercorrendo la storia di quella giovane sfortunata, che dopo tante sofferenze si è spenta, a causa dell’ennesima aggressione, su una piazzola di sosta della statale dei Monti Lepini, il 23 agosto 2017.

Per il pestaggio finito in tragedia e sfruttamento della prostituzione, sono stati mandati a giudizio Loide Del Prete, 40 anni, cugina della vittima, e il compagno della 40enne, Saad Mohammed Elesh Salem, di 24 anni, di nazionalità egiziana, entrambi arrestati a distanza di un mese dal delitto. Solo per maltrattamenti e sfruttamento della prostituzione è stato inoltre mandato a giudizio il marito di Gloria Pompili, fratello di Elesh, Mohamed Mohamed Hady Saad, 29 anni, mentre è stato ritenuto del tutto estraneo ai fatti l’ex compagno, padre dei due bambini, al quale dopo l’accaduto è stata anche tolta la patria potestà e non si è potuto costituire parte civile. Gloria Pompili, dal mese di febbraio 2006, sarebbe stata fatta prostituire dai parenti nella sua abitazione, sull’asse attrezzato di Frosinone e a Nettuno, sulla Nettunense. E proprio rientrando a Frosinone dal litorale romano, giunta nel territorio del Comune di Prossedi, la giovane ha perso la vita.

“Ero stata lasciata da mio marito quando Gloria venne inserita in una casa famiglia – ha dichiarato ai giudici la madre. Sapevo poi che lavorava in una frutteria. I figli sono stati con me ma, alla fine del 2015, quando mia figlia è andata a vivere con la cugina, li ha portati con sé. Prima la mantenevo io, facendo le pulizie. Dei bambini si occupavano anche gli assistenti sociali”. Un controllo che non ha evitato il dramma vissuto dalla donna e dai figli prima dell’omicidio. Tanto che prima di Carmela Del Prete a testimoniare è stata la ex padrona di casa di Gloria, che ha raccontato di aver visto un giorno i due piccoli chiusi in una gabbia penzolare dal balcone, legati con una fune. “A me – ha precisato la madre della vittima – non hanno mai fatto sapere niente. Gli zii non volevano che i bambini mi si avvicinassero. Non ho saputo nulla neppure del matrimonio di Gloria”. Poi una telefonata, tre-quattro giorni prima dell’omicidio: “Gloria mi chiamò da una cabina telefonica. Era spaventata. Mi disse però di non raggiungerla, che voleva solo sentirmi”. Un contesto di profondo degrado. La stessa Carmela Del Prete ha ammesso di essere stata spinta dai parenti a recarsi in Egitto, a spese loro, per delle cure odontoiatriche, per poi scoprire che tutto serviva a farle sposare un egiziano e far così ottenere a quest’ultimo la cittadinanza. Si tornerà in aula il prossimo 5 febbraio. E a parlare saranno gli investigatori.

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