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Il Piano Acea: acqua del fiume da bere

Tevere da bere: non uno, ma due ‘potabilizzatori’? Sul progetto è omertà totale

L'AREA DELL'INTERVENTO - Grottarossa 
Presso il controverso depuratore Roma Nord. Qui già stanno costruendo un potabilizzatore
L'AREA DELL'INTERVENTO - Grottarossa Presso il controverso depuratore Roma Nord. Qui già stanno costruendo un potabilizzatore

Non uno, ma due mega-impianti per dare da bere alla gente l'acqua del Tevere? La domanda sorge leggendo alcuni documenti ufficiali. A luglio scorso con un'inchiesta Il Caffè ha svelato il 'potabilizzatore' su un'ansa del fiume romano per trattare 500 litri al secondo e spedirla nelle case dei romani e di quasi tutti gli abitanti che vivono nel territorio gestito da Acea Ato2. Cioè 43mila metri cubi al giorno, di cui circa la metà comunque sarebbe destinata a disperdersi nelle reti se non vengono seriamente riparate. Il cantiere è partito e le uniche immagini pubblicate sono quelle immortalate dal nostro drone e pubblicate sul Caffè. Il 'potabilizzatore' in cantiere è stato concepito infatti per fronteggiare emergenze idriche come quella dell'estate 2017. Proprio alcune carte relative a tale emergenza indicano un “nuovo potabilizzatore sul fiume Tevere” da mille litri al secondo “e condotte di collegamento al sistema di adduzione esistente”. Il doppio dei volumi idrici trattati rispetto a quello attualmente in cantiere a Roma Nord - Grottarossa. Lo riferisce il 2° Rapporto semestrale 2017 del Garante idrico del Lazio, a pagina 36. Il documento, datato 15 dicembre 2017, riporta anche questo progetto tra i 35 interventi previsti da Acea Ato2 Spa per “il superamento dell'emergenza idrica dell'Ato2”, con costi che complessivamente sfiorano un miliardo e 200milioni di euro. Il presunto 'potabilizzatore' da mille litri al secondo, dice il documento, costerebbe 40 milioni di euro.

È SUL REPORT UFFICIALE
In quella lista di interventi anti-emergenza il “nuovo potabilizzatore del Tevere” da mille litri al secondo è inserito come opera a sé. E sempre in località Grottarossa, in altra casella la lista degli interventi Acea a Roma e dintorni riporta un altro intervento: “Adeguamento impianto di trattamento Grottarossa al decreto lgs. 31/2001 e condotta di collegamento alla rete esistente (+ 500 litri al secondo)”. Ciò lascia sorgere il dubbio che possa esserci in ballo un secondo e più grande 'potabilizzatore' per dare da bere il Tevere alla gente. Lo abbiamo scritto sullo scorso numero e nessuno ha smentito. Oppure, viene da chiedersi, quello che stanno già realizzando arriverà a trattare mille litri al secondo? Vogliono usare una parte dell'acqua depurata dal grande depuratore Roma Nord, attaccato a Grottarossa? Così riferisce qualche addetto ai lavori. C'è una cappa di omertà. Queste domande le scriviamo e le indirizziamo pubblicamente a chi sa e alle autorità coinvolte: Regione Lazio, Garante del servizi idrico integrato della Regione Lazio, al Comune di Roma, alla Città Metropolitana e a tutti i Sindaci e amministratori comunali dei Comuni serviti da Acea Ato2.

TUTTO IN DEROGA
Certi dubbi e domande sono alimentati anche da un altro aspetto: questi progetti sono stati proposti in virtù dell'ordinanza emanata dal Capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, numero 474 del 2017 per “contrastare la crisi di approvvigionamento idrico ad uso idropotabile” nel Lazio. Il provvedimento offre corsie preferenziali straordinarie: massimo 180 giorni dal 7 agosto 2018 (data di dichiarazione dello stato di emergenza) per approvare e avviare gli interventi saltando 171 articoli di 12 diverse leggi ed “altre disposizioni regionali strettamente connesse alle attività previste dalla presente ordinanza”. Tra gli innumerevoli strappi alle regole, si possono aggiudicare lavori e forniture senza gara pubblica d'appalto come di solito si deve fare per garantire la scelta della migliore offerta tra quelle proposte da varie ditte concorrenti. Tempi ultraveloci: 180 giorni “per tutte le autorizzazioni necessarie all’approvazione ed alla cantierabilità degli interventi”.

PERCHÉ TANTI SEGRETI?
Gli interventi per 'potabilizzare' l'acqua del Tevere e portarla ai rubinetti sono stati individuati, dice il report del Garante, “al solo fine di poter utilizzare le disposizioni e le deroghe normative previste dall'Ordinanza” del capo della protezione civile. Questo “in modo da poter ottenere, entro i 180 giorni di vigenza dello stato di emergenza, tutte le autorizzazioni necessarie all'approvazione ed alla cantierabilità dell'intervento, con copertura finanziaria interamente a carico della tariffa SII ed esecuzione a carico del Gestore”. Tradotto: non chiediamo soldi al Governo - faremo pagare tutto agli utenti tramite le bollette dell'acqua - ma lasciateci fare tutti questi lavori al volo, senza tante smancerie burocratiche e legali. Tra le regole derogabili, ci sarebbero pure quelle che vietano di utilizzare a scopo idropotabile le acque dei fiumi che ricevono scarichi industriali con idrocarburi metalli pesanti, microplastiche e altri pessimi contaminanti. Divieto imposto dalla legge regionale 42/2007 e ribadito nel più recente Piano di Tutela delle Acque approvato dalla Giunta Regionale con la delibera n. 819 del 28 dicembre 2016. Inoltre, l’articolo n.7 del decreto legislativo n. 152 del 1999, per poter utilizzare o destinare alla produzione di acqua potabile i fiumi, impone di classificarli in base al grado di inquinamento. Cosa mai avvenuta finora per la acque del Tevere. Non è dato sapere quali tra gli interventi riferiti nel Rapporto del Garante siano stati poi effettivamente sdoganati. Che acqua vogliono dare da bere a Roma e provincia? Nessuno parla. E questo è il dato più sconcertante: perché tutti questi silenzi nelle varie istituzioni, a cominciare dal Campidoglio?

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