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Strategia vincente attuata in Aspromonte

Incendi evitabili al 90%. Ma il Lazio ignora il metodo già sperimentato altrove

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Carmelo Tulumello - Direttore della Protezione civile del Lazio
Carmelo Tulumello - Direttore della Protezione civile del Lazio
Antonio Perna - Ideatore e pioniere dei contratti di responsabilità
Antonio Perna - Ideatore e pioniere dei contratti di responsabilità

C'è un modo per stroncare gli incendi, che ogni anno divorano natura e risorse. La prevenzione, da tutti invocata. “Prevenire gli incendi è meglio che affrontare l’emergenza”, ricorda ad esempio il PEFC Italia, il  Programme for Endorsement of Forest Certification Schemes, che valuta gli schemi di certificazione per decidere se la gestione forestale al livello nazionale e regionale è sostenibile. Proprio per prevenire questa specialità nazionale delle emergenze mangiasoldi, il made in Italy vanta un “prodotto” tanto eccellente quanto insabbiato: i contratti di responsabilità territoriale. Un metodo capace di abbattere gli incendi in modo drastico, grazie alla sorveglianza dei boschi affidata ad associazioni ambientaliste, agricole e di protezione civile, a cooperative sociali, ma pure a singoli contadini e pastori, da giugno a ottobre. Un metodo che piacerebbe anche ai Vigili del fuoco, puntualmente spremuti come limoni,  stremati tra emergenze prevedibili ed evitabili e risorse carenti. Eppure nel Lazio, tra i territori più devastati dalle fiamme, questo sistema non viene utilizzato. 

90% DI INCENDI IN MENO
Sperimentato nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, in Calabria, dal 2000 al 2007, ha visto crollare del 90% i roghi, mentre nel Parco Nazionale del Pollino tra Calabria e Basilicata e in vari Parchi regionali, ha ridotto mediamente dell’80% la superficie bruciata rispetto alla media degli anni precedenti. «Il soggetto che firma il contratto con l’Ente Parco riceverà il 50% del valore del contratto (calcolato in base agli ettari da proteggere) agli inizi dell’attività e l’altro 50% se la superficie bruciata non supera l’1% della superficie data in “adozione”», ha spiegato lo stesso ideatore e pioniere dei contratti di responsabilità, il prof Tonino Perna, economista e sociologo. Ha messo a punto questa strategia quando era direttore del Parco dell'Aspromonte. In una lettera aperta ai parlamentari l'anno scorso con altri ricercatori e intellettuali chiedeva di applicare tale sistema efficacissimo e capace di far risparmiare un sacco di denaro pubblico.  «Prevenire un incendio costa in media 8 volte in meno che spegnerlo», sottolinea Maria Cristina D’Orlando, presidente italiano del Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. In base ai dati del Dipartimento della Protezione civile – raccontava la scorsa estate il quotidiano Il Tirreno -, “il costo orario di un canadair si aggira attorno ai 14mila euro, mentre un elicottero della Marina militare o della Capitaneria di Porto, quando si alza in volo, costa 5mila euro. Il servizio svolto dall'elicottero dell'Aib, infine, ha un costo di 3mila euro”.

L’APPELLO AL PARLAMENTO 
«A livello nazionale, il costo totale dell’operazione di pronto intervento ammonterebbe a 80 milioni di euro l’anno. Una cifra nettamente inferiore a quello che spendono le Regioni con l’affitto di canadair ed elicotteri (che oltre tutto usano spesso l’acqua del mare, con gravi danni all’agricoltura ed alla fertilità della terra)», cercava di spiegare al Parlamento il prof Perna alla fine della tremenda estate 2017, invocando l'attuazione dei contratti di responsabilità territoriale. A tale scopo in una lettera aperta, con Officine dei Saperi, chiedeva un disegno di legge a tutti i gruppi parlamentari. Tra questi, si rivolgeva in special modo agli ex Verdi - ex Pci, ex Pds, Ds, Pd, poi SEL, come ad esempio l'allora deputato dei Castelli Romani, Filiberto Zaratti, nel frattempo passato nel gruppo Art. 1 MDP. Nulla di fatto. «Il contrasto agli incendi – notava ancora il prof Perna - avviene efficacemente nei territori non abbandonati e sono gli abitanti, ancor prima dei vigili del fuoco o dei canadair, che intervenendo subito riducono notevolmente il danno. Il successo nella lotta agli incendi sta proprio nella rapidità dell’intervento di spegnimento». Rapidità ottenibile se hai sentinelle in loco. Cosa che gli addetti ai lavori più accorti sanno e apprezzano, come spiegano i Vigili del fuoco (vedi articoletto in basso). 

REGIONE LAZIO: «PROGETTO NON ATTUABILE»...
Secondo l'“inventore” dei contratti di responsabilità, gli 80 milioni di euro l'anno necessari a mettere in pratica questa forma di eccellente prevenzione dovrebbero andare in parte proprio al Lazio. Siamo infatti una delle dieci regioni più colpite dagli incendi negli ultimi venti anni. E la Regione Lazio intende impiegare i contratti di responsabilità antincendio?  Se sì, come e in che tempi? Quanto ci investirebbe? Se non li attua, come mai non impiegano un dsistema rivelatosi efficae e dai costi contenuti? Glielo abbiamo chiesto ed hanno girato la questione all'Agenzia regionale di Protezione Civile regionale: «Con la Campagna AIB (antincendio boschivo, ndr) in corso, il progetto antincendio con i contratti di responsabilità non è attuabile. Ttuttavia l'ente regionale si riserva, dopo attenta analisi dei benefici del progetto stesso di poterlo magari attuare in futuro», così ha risposto al nostro giornale l’Agenzia diretta da Carmelo Tulumello, tramite il gentile ufficio stampa. E la campagna AIB non è forse di competenza regionale? Chi l'ha decisa? Se il governatore Zingaretti e la sua Giunta vorranno esprimersi, volentieri ne daremo conto. 

INTANTO L’ANTITRUST INDAGA SUL GIRO DI APPALTI PER I CANADAIR...
Perché non puntare su questa modalità? Tanto più che il “giro” degli appalti per l'emergenza incendi è finito nel mirino dell'Antitrust: si sospetta una sorta di cartello anticoncorrenziale tra aziende private del settore aerei ed elicotteri. L'ipotesi è che abbiano condizionato «in senso anticompetitivo le procedure pubbliche di affidamento». Si parla di 10 milioni di euro, solo nel 2016, nel caso del Lazio con una ditta piemontese. Sperando che questa estate le fiamme non creino calamità come l’anno scorso, per l’anno futuro l’augurio è che arrivino a concepire una campagna antincendio che consideri i contratti di responsabilità  territoriale. Ad aprile e a fine giugno il capo della Protezione Civile della Regione Lazio, Tulumello, ha scritto a tutti i Sindaci, alla Città Metropolitana di Roma, alle Province, alle Comunità Montane e alle Aree Naturali Protette del Lazio. Ha invitato tutti “a mettere in atto le necessarie misure di prevenzione degli incendi boschivi”. I Sindaci potrebbero a loro volta chiedergli: quando avvierete i contratti di responsabilità territoriale nel Lazio con le nostre comunità locali?

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I Vigili del fuoco: «Scelta politica»

«L’idea che sia la comunità a prendersi cura direttamente del territorio, ed in particolare  delle aree boschive, è un’iniziativa che permette non solo di ridurre i danni causati dai roghi - dice a Il Caffè la Direzione regionale dei Vigili del fuoco del Lazio, per bocca di Simona Pognant, responsabile delle relazioni esterne, ma fa in modo che i cittadini, attraverso dei “contratti”, sottoscritti singolarmente o tramite le associazioni di volontariato, si riapproprino dello spazio pubblico. Questa però è una scelta politica, che, come nei casi da lei citati (Aspromonte e Pollino, ndr), ha visto la collaborazione tra gli enti Parco, le Regioni, le associazioni di protezione civile e ambientaliste, i singoli contadini, i pastori… Destinare fondi a progetti di questo tipo spetta a chi governa. I Vigili del fuoco sono assolutamente disponibili a collaborare, per quanto di competenza, con gli enti che propongono attività di salvaguardia del territorio; la prevenzione infatti è uno dei pilastri su cui si fonda il lavoro quotidiano del Corpo Nazionale». 

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