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L'acqua del 'biondo' fiume nei rubinetti

Crisi idrica? Beviamoci il Tevere, la soluzione di Acea per Roma e provincia

L'area prevista per l'impianto: Nel quadrato giallo il sito previsto per il potabilizzatore, a pochi metri dal controverso depuratore Roma Nord (cerchio rosso) sequestrato nel 2011 per scarichi illegali
L'area prevista per l'impianto: Nel quadrato giallo il sito previsto per il potabilizzatore, a pochi metri dal controverso depuratore Roma Nord (cerchio rosso) sequestrato nel 2011 per scarichi illegali

Acqua da bere dal “biondo” Tevere per 3,9 dei 5,8 milioni di cittadini del Lazio, il 67% della popolazione. L’Acea depurerà l’acqua del Tevere per dissetare Roma e altri 111 Comuni della Provincia, tra cui tutti quelli dei Castelli Romani e Pomezia. Parliamo del nuovo “potabilizzatore dell’acqua del Tevere” previsto in gran segreto per servire l’Ambito Territoriale Ottimale A.T.O. 2 – Lazio Centrale – Roma, il più grande d’Italia, ampio oltre 5mila chilometri quadrati. Sarà il grande impianto di rinforzo che sostituirà il lago di Bracciano. Il potabilizzatore costerà 12 milioni e 700mila euro e avrà una portata di 500 litri di acqua al secondo, 43mila metri cubi al giorno, sufficiente a riempire 17 piscine olimpioniche in sole 24 ore. La struttura industriale sorgerà su un’ansa del fiume Tevere, nel XV Municipio di Roma, in località Grottarossa, proprio a ridosso del controverso depuratore Acea di Roma-nord (leggi box di approfondimento) e al posto di un impianto preesistente denominato ‘Tevere Grottarossa 2’ che dagli anni ’90 succhia acqua dal fiume, la chiarifica e ne ricava acqua non potabile per annaffiare parchi e ville della Città eterna e del Vaticano. Il Tevere è uno dei fiumi più inquinati d’Italia dentro cui finiscono acque di fogna e reflui civili e industriali più o meno sanificati di quattro regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio.

IL TEVERE AL POSTO DEL LAGO DI BRACCIANO

Il nuovo potabilizzatore verrà utilizzato soprattutto nei mesi estivi, giugno, luglio, agosto e settembre, per soddisfare il consumo idrico nel periodo di maggiore siccità. Ma anche per fornire un ulteriore apporto di acqua potabile a tutto il bacino Ato 2 in caso di bisogno nei restanti mesi dell’anno, in sostituzione dei prelievi dal lago di Bracciano. Prelievi che andavano avanti dal lontano 1990 e che sono stati bloccati a luglio 2017 dal Governatore del Lazio nonché Commissario dell’emergenza idrica regionale (mandato poi scaduto a febbraio scorso), Nicola Zingaretti, a causa del consistente abbassamento del livello dell’acqua nel cratere vulcanico di Bracciano determinato dalla grave crisi idrica che ha colpito il centro Italia.

PROGETTO LAMPO E TOP SECRET Il progetto è stato proposto da Acea lo scorso 13 dicembre e approvato, almeno in via preliminare, dopo appena sette giorni, il 20 dicembre, dalla Conferenza dei Sindaci e dei Presidenti delle Province, ovvero dai 112 Comuni serviti da Acea Ato 2, senza che nessuno battesse ciglio. Per di più assegnando al progetto, come richiesto dalla municipalizzata di Roma, la pubblica utilità: vale a dire una corsia preferenziale che garantisce tempi rapidi e poche scocciature burocratiche. Il 21 febbraio scorso, poi, è stata convocata la Conferenza di servizi decisoria che il 13 aprile ha dato l’ultimo e decisivo via libera al progetto, dopo una istruttoria lampo durata appena 51 giorni. Una velocità record, considerando la durata media di approvazione dei progetti pubblici e privati nel Lazio che supera ampiamente i 24 mesi, ma soprattutto tenendo conto delle innumerevoli criticità igienico-sanitarie e ambientali che incombono sul progetto. Al tavolo istituzionale hanno preso parte ed espresso parere favorevole: Comune di Roma, Asl Roma 2, Regione Lazio, Istituto Superiore di Sanità, Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, Ministero dei Beni Culturali e Autorità di Demanio. L’Unico Ente a chiamarsi fuori dal coro di “sì” ed a definirsi “non competente” è stato il Dipartimento di Tutela delle acque, suolo e risorse idriche dell’Area Metropolitana di Roma.

LIMITI LEGALI E RISCHI IGIENICO-SANITARI

La legge regionale n. 42 del 2007 stabilisce che “sono vietati gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali (quali i fiumi, ndr) utilizzate o destinate ad essere utilizzate per la produzione di acqua potabile […] gli scarichi in essere dovranno essere condottati a valle dell’opera di presa (una operazione impossibile nel caso del Tevere, vista e considerata la sua lunghezza, ndr)”. Divieto e concetto ribaditi anche nel più recente Piano di Tutela delle Acque, la legge regionale a cui è affidato il compito di salvaguardare l’intero ecosistema idrico, approvato dalla Giunta Regionale con la delibera n. 819 del 28 dicembre 2016. Da ultimo, le acque del fiume Tevere ancora non sono state classificate dalla Regione in ragione del loro grado di inquinamento, al contrario di quanto imposto dall’articolo n.7 del decreto legislativo n. 152 del 1999, e quindi non sono idonee alla potabilizzazione.

PERDITE, ZERO PROGRAMMAZIONE E…  SOLITE EMERGENZE

Nel progetto di Acea per portare l'acqua del Tevere ai rubinetti, non si parla della necessaria e improcrastinabile risistemazione della rete idrica. Un colabrodo che nel Lazio si perde per strada circa il 49% dell’acqua immessa in conduttura (dati Regione Lazio): Acea dichiara di distribuire 361 milioni di metri cubi l'anno in Ato2. Ma quasi la metà, 176 milioni e 890mila metri cubi vanno dispersi. Dunque basterebbe evitare di disperdere poco meno del 9% di quanto viene attualmente immesso in rete per ottenere i 43 mila metri cubi al giorno di acqua potabile (di sorgente anziché di fiume zeppo di scarichi). Un volume pari a 15 milioni e 695mila metri cubi all'anno, che ora vogliono produrre trattando le acque del Tevere. La vera risistemazione delle reti dovrebbe essere avviata di pari passo anche con una svolta nella gestione politico-culturale dell’acqua potabile che non dovrebbe essere più usata per water, autolavaggi, uffici, industrie e agricoltura e per annaffiare i giardini etc. Nel progetto Acea non si parla nemmeno di una seria programmazione in grado di aumentare la portata e il livello del lago di Bracciano: convogliamento delle acque piovane, costruzione della dorsale di collegamento con il fiume Nerina, stop ai prelievi e pozzi abusivi in tutta l’area, etc. Gli Enti che hanno dato il via libera al potabilizzatore, principalmente la Regione Lazio e il Comune di Roma, non hanno nemmeno concertato con Acea un recupero più generale del fiume Tevere, come avvenuto nel recente passato per la Senna a Parigi o per il Tamigi a Londra.

IL RISANAMENTO PUÒ ATTENDERE

Una operazione di risanamento ambientale che richiede tempo e risorse, ma che permette l’individuazione e la bonifica di tutti gli scarichi civili e industriali che sboccano nel canale per migliorare la qualità delle acque. Attività, quest’ultima, associata di solito anche alla reintroduzione di flora e fauna acquatica, alla creazione di aree verdi tutelate, al ripristino degli argini spesso oggetto di abusivismo e degrado. Operazioni che, entro certi limiti, hanno permesso di rendere di nuovo balneabili anche i fiumi che attraversano le grandi capitali europee. Ma del resto il caldo vero è iniziato e la crisi idrica incombe anche quest’anno. Per certi amministratori e lobby è più facile ricorrere alla solita emergenza che fa comodo a tutti: politici, dirigenti regionali e comunali, burocrati ministeriali, tecnici privati e aziende appaltatrici. Ma non ai cittadini. Per riparare le reti, occorrono tempi biblici. Per dare da bere il Tevere alla gente, sono supersonici: il 14 marzo Acea aveva già “chiuso le procedure di affidamento dei lavori del potabilizzatore”, dice un documento ufficiale. Cioè, prima ancora che si concludesse la Conferenza dei servizi e prima che le Autorità pubbliche avessero completato il vaglio del progetto e dato l’ok. 

Accanto al depuratore...
Il nuovo potabilizzatore di Acea si troverà a ridosso e a valle del depuratore Acea-Roma nord che riceve, grazie a tre adduttrici fognarie, i liquami di 9 quartieri: Bufalotta, Montesacro, San Basilio, Batteria Nomentana, Serpentari, Nuovo Salario, Labaro, Prima Porta, Cassia e Flaminia. Depuratore che nel 2011 è stato sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato a causa dei ripetuti e gravi malfunzionamenti con sversamenti nel Tevere di acque e fanghi non depurati.

 

Le domande per Regione, Comune di Roma e ASL
Avete già proposto o proporrete al Consiglio Regionale l’annullamento della legge del Lazio n. 42 del 2007, che vieta di usare a fini idropotabili acque di fiumi che ricevono anche scarichi industriali? Avete già proposto o proporrete al Consiglio Regionale l’annullamento del nuovo Piano di Tutela regionale delle Acque che impedirebbe di potabilizzare l'acqua del Tevere? Invocherete deroghe per il nuovo potabilizzatore delle acque del Tevere di Acea-Grottarossa? Come risolverete il problema della mancata classificazione del fiume Tevere? Sono le domande che il Caffè ha inviato a: ing. Mauro Lasagna, che il 6 aprile scorso ha sottoscritto un ‘parere unico positivo’ nei confronti del nuovo potabilizzatore Acea in veste di capo del Dipartimento regionale risorse idriche, da poche settimane passato alla guida del Dipartimento regionale Agricoltura, Caccia e Pesca; dott. Stefano Marzani, direttore del Dipartimento di prevenzione, approvazione progetti e acque potabili della Asl Roma 2; ing. Fabio Rocchi, direttore del Dipartimento opere idrauliche del Comune di Roma; Nicola Zingaretti, Governatore del Lazio; Virginia Raggi, Sindaca di Roma e dell’Area Metropolitana di Roma. 
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