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Manca il Piano, Tar nomina Prefetto

Rifiuti: Lazio a rischio commissariamento. Nuova emergenza fatta a tavolino

Borgo Montello - La megadiscarica che ha inquinato 
le falde e il fiume Astura, 
in pieno Agro coltivato
Borgo Montello - La megadiscarica che ha inquinato le falde e il fiume Astura, in pieno Agro coltivato

La Regione Lazio a un passo dall’essere commissariata sui rifiuti: le saranno tolti i poteri in materia per affidarli ad un Commissario, se non individua la “rete integrata e adeguata di impianti per la gestione dei rifiuti necessari a conseguire l’obiettivo dell’autosufficienza su scala regionale”. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo del Lazio, sezione prima ter, con la sentenza 4524 del 28 aprile scorso. Zingaretti & co. hanno “l'obbligo di dare esecuzione entro 60 giorni” dalla notifica, scrivono i giudici Alessandro Tomassetti, Rita Tricarico e Francesca Petrucciani. L’ultimaum arriva dopo che l'Ente non ha eseguito l'ordine impartito dallo stesso Tar il 7 marzo 2016 con la sentenza 2092, passata in giudicato perché non impugnata da nessuno. Le due decisioni danno seguito al ricorso della Rida Ambiente, autorizzata dalla Regione stessa a smaltire ben 409mila tonnellate annue di indifferenziato (li separa e ne fa balle da bruciare negli inceneritori), e lasciata dalla stessa Regione senza un sito dove interrare gli scarti. 

‘EMERGENZA’ 2000, CON LA SCUSA DEL  GIUBILEO... 2018: COLPA DI CHI?
Nel febbraio 1999, fu proclamato lo stato di emergenza nella provincia di Roma, poi esteso alle altre 4 province del Lazio.  La colpa del commissariamento fu data al Giubileo del 2000. Si disse che la Capitale sarebbe stata invasa dai pellegrini e quindi non si sapeva dove smaltire i rifiuti in più: una “bufala” pazzesca, che però ha messo d’accordo tutti. Uno stato di emergenza prorogato fino al 30 giugno 2008 con ben otto decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Una marea di atti commissariali autorizzarono gran parte dell’impiantistica attuale nel Lazio: impianti che si occupano di tutto tranne che di permettere la raccolta differenziata così come previsto dalla legge. Adesso la scusa per la 'nuova' emergenza e il conseguente commissariamento potrebbe essere servita su un cassonetto d'argento dall'autorità giudiziaria. A dicembre scorso è scaduto il Piano Regionale dei Rifiuti approvato a inizio 2012 dalla Giunta Polverini (poi aggiornato un paio di volte dalla Giunta Zingaretti). La Regione Lazio dovrà elaborare e approvare urgentemente un nuovo “scenario di controllo” indicando dove realizzare ulteriori discariche a servizio dei TM e TMB, impianti che trattano rifiuti indifferenziati per smaltire i cosiddetti sovvalli, cioè tutto ciò che non viene spedito agli inceneritori. 

POLITICA FASULLA, DECIDONO I GIUDICI
Se la Regione continua a non adempiere, scatta automaticamente un Commissario ad acta, individuato già nel Prefetto di Roma o in un suo delegato, che dovrà adottare il medesimo provvedimento entro 60 giorni. La sentenza specifica inoltre che il nuovo scenario oggetto dell’ottemperanza non riguarda le “discariche attualmente esistenti ed operanti nel territorio regionale”. In sostanza il Commissario, con poteri straordinari, potrà decidere da solo dove costruire i nuovi invasi. Un film già visto troppe volte: politici-pubblici amministratori non decidono cosìcché si crea l’emergenza, magari nel valer dei contenziosi. 

BACCHETTATA DELLA ECOMAFIE
L'arrivo imminente di un Commissario ai rifiuti nel Lazio salverebbe la faccia a certi pubblici amministratori, preservando il far west monnezzaro in cui i lobbisti dettano legge. 
I politici della Regione potranno dire: colpa dell'emergenza, non abbiamo scelto noi, ci hanno tolto i poteri. Si perpetua quello che ha ribadito l'ultima relazione della Commisione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: “una realtà costantemente esposta al rischio di quella che, impropriamente, verrebbe definita emergenza”, in cui “l’intero territorio regionale risultano condizionati da “eventi assolutamente prevedibili”, che tuttavia diventano “subito ingovernabili”. E indovinate chi li 'governerà'? 
I soliti noti. Chissà perché l’Area Metropolitana presieduta dalla Sindaca capitolina Raggi e le Province (eccetto Latina) non approvano il piano provinciale dei rifiuti e chissà perché il Consiglio regionale non approva un nuovo piano regionale rifiuti. Da oltre due anni, invece, la Regione ha approvato (vedi riquadro in basso) la necessità di continuare a scaricare rifiuti nelle discariche esistenti. 

 

L'ASSIST DI ZINGARETTI

L’Allegato al Piano per il fabbisogno di smaltimento approvato con Delibera di Giunta Regionale n.199/2016, prevede: “È pertanto necessario prevedere da subito la possibilità di effettuare ampliamenti e/o sopraelevazioni degli impianti esistenti ed in esercizio, secondo le normative vigente”. Un chiaro assist alla nuova emergenza futura. Ma l’esito non è scontato.

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