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La Regione tace

Ambulanze agli inesperti da giugno: allarme o bufala?

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Maria Paola Corradi
Direttore generale dell'Ares 118
Maria Paola Corradi Direttore generale dell'Ares 118

Da giugno ambulanze del 118 senza personale professionale, ma solo operatori del volontariato: è il messaggio lanciato su qualche giornale da alcuni addetti ai lavori preoccupati di essere scalzati dagli operatori no profit. L'Ares 118, l'Azienda regionale emergenza sanitaria che dal 2004 gestisce il servizio per la Regione Lazio, si accinge infatti a reclutare personale di soccorso per 17 postazioni, 12 per il servizio 24 ore su 24 e 5 per mezza giornata. A far scattare l'allarme, sparato a sirene spiegate, è stata la delibera n. 241 firmata lo scorso 30 marzo dal direttore generale di Ares, Paola Maria Corradi, con i direttori amministrativo e sanitario, Guglielmo Di Balsamo e Domenico Antonio Ientile. 

LA DELIBERA NEL MIRINO
L'atto prevede di affidare a soggetti esterni – Enti, associazioni e istituzioni di volontariato a carattere associativo – il servizio per un anno, eventualmente rinnovabile per un altro anno. 7 “lotti”, cioè le postazioni con ambulanza e operatori, riguardano Roma e provincia (due a Lanuvio e Marino, per 12 ore), Rieti e Viterbo. Ma qualcuno teme che la cosa possa estendersi all'intero Lazio. Dal 1° giugno cosa succederà? Ci saranno volontari non adeguatamente preparati anziché professionisti a bordo delle ambulanze scoperte e poi magari anche su altre in tutto il Lazio? Chi garantirà il servizio e con quale qualità? Perché mandare a casa gli attuali operatori? Con queste preoccupazioni e qualche accusa pesante, diversi addetti ai lavori hanno sollevato il caso parlando di 250 lavoratori a rischio. 

SINDACATI IN ALLERTA
Hanno acceso la sirena anche i sindacati. «Regione Lazio e Ares ci devono rispondere per farci capire a cosa mira davvero la delibera 241 – avverte Roberto Chierchia, segretario regionale della Cisl Funzione Pubblica -. Niente allarmismo, senz'altro, però riteniamo che vadano mantenuti gli attuali livelli occupazionali e salariali e l'azienda ci deve fornire informazioni corrette e trasparenti. I volontari non devono creare disoccupazione né mettere a repentaglio i livelli salariali dei dipendenti. Cosa diversa se i volontari vanno a colmare e carenze di personale. Le attività devono essere coerenti con le esigenze dei cittadini… i livelli di Ares su tutto il territorio regionale sono già insufficienti e vogliamo essere messi a conoscenza dell'arrivo di volontari. Staremo attenti – conclude Chierchia – a che ci siano i giusti fabbisogni di organico, in quantità e qualità». 

REGIONE MUTA, PARLA ARES
Una delle accuse è che si punta sul volontariato per rimpiazzare a “prezzo” ridotto  i posti scoperti, visto che le realtà no profit costano meno, prendendo solo i rimborsi per le sole spese effettivamente sostenute, non stipendi. Cisl e Cgil hanno chiesto un incontro urgente alla controparte. L'Assessore regionale alla sanità, Alessio D'amato, non parla. Si fa sentire invece l'Ares 118, che attraverso l'ufficio stampa chiarisce che «non è affatto vero che dal primo giugno ci saranno solo volontari sulle nostre ambulanze». «Abbiamo l'obbligo normativo di sondare la disponibilità del mondo del volontariato, prima di provvedere ad un eventuale appalto con soggetti privati e non è vero che questa scelta sia dettata esclusivamente da motivazioni legate al risparmio di spesa», dice il direttore generale di Ares, Maria Paola Corradi, citando il decreto legislativo 117 del 2017. La manager liquida l'allarme come «un polverone mediatico». 

MEGLIO I PROFESSIONISTI?
«Stiamo sondando la disponibilità del Terzo Settore per affidargli neanche il 10% delle postazioni – sottolinea la Corradi, precisando che i 250 lavoratori “a rischio” che adesso coprono le 17 postazioni in ballo «sono dipendenti di una società privata, che ha consapevolmente accettato di svolgere il servizio per il periodo strettamente necessario a formulare una procedura comparativa aperta al mondo del volontariato». Sulla qualità del servizio reso dai volontari, spiega la Corradi che «tutti i soggetti che collaborano con ARES 118, società private o associazioni di volontariato, per stipulare contratti e convenzioni con l’Azienda devono avere tutti i requisiti professionali e tecnici previsti dalla legge». 
Abbiamo sentito un professionista fuori dalla mischia, Christian Manzi, esperto in materia e formatore di chi poi sulle ambulanze va ad operare: «La questione è molto semplice: il 118 ha bisogno di serietà, responsabilità, maturità e di personale formato ad essere serio, responsabile e maturo. Perciò se io sono un lavoratore con un contratto, con regole, diritti e doveri ben stabiliti, ho più motivazione e obblighi ben precisi a comportarmi così. Il resto è burocrazia e politica». 
La malattia cronica rimane: il servizio pubblico delle ambulanze nel Lazio ha carenze di uomini e mezzi. Abbiamo chiesto lumi all'Assessore regionale alla sanità: anestesia totale. 

Il tesoro delle barelle
Al di là di complicati atti amministrativi, piattaforme salariali, protocolli sanitari e massimi sistemi, corsi, concorsi e ricorsi, i problemi arrivano da cose terra terra: «Spesso le ambulanze sono bloccate negli ospedali perché non riescono a riavere indietro nemmeno la barella con la quale hanno portato il paziente, perché l'ospedale non ha il posto letto su cui sistemarlo! - racconta Roberto Chierchia, segretario regionale Cisl Fp - ad esempio l'altro giorno al policlinico Umberto I di Roma una decina di ambulanze erano ferme per questo problema e ciò avviene in maniera sistematica».
 
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