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Confisca: 170 milioni a presunto mafioso

La Finanza stronca il boss del deposito nucleare di Latina, fatto male

Borgo Sabotino - Il cantiere del deposito radioattivo, aprile 2009
Borgo Sabotino - Il cantiere del deposito radioattivo, aprile 2009

Una reazione a catena quella innescata dalle indagini della Guardia di Finanza sul presunto boss siciliano degli appalti pubblici, Pietro Tindaro Mollica, già arrestato nel 2015: il Consorzio Aedars con i suoi lunghi e potenti tentacoli è finito nella rete del del Gico di Roma, il Gruppo investigazione criminalità organizzata comandato dal colonnello Gerardo Mastrodomenico. Dopo lunghe e complesse indagini, il 22 giugno gli hanno confiscato nei giorni scorsi un tesoro di 170 milioni, su ordine della Procura della Repubblica capitolina. Cioè se li prende lo Stato. 

L’INVITO NUCLEARE
È lo stesso 'giro' che - in nome e per conto proprio della capofila FRACLA Srl, nonché della CEA Elettric Srl di Montalto Uffugo, Cosenza, della VI.CAR. Srl di San Giuseppe Vesuviano, Napoli - aveva vinto nel 2010 la gara d'appalto per la costruzione del deposito 'provvisorio' di scorie radioattive a Borgo Sabotino, Latina. E lo vinsero nella procedura negoziata – ossia riservata ad una ristretta cerchia di aziende - a seguito di invito della Sogin Spa, la società statale incaricata di smantellare e mettere in sicurezza i vecchi siti nucleari italiani. I lavori furono poi subappaltati ad altri soggetti del casertano, tra un fallimento e qualche triangolazione societaria. Il delicatissimo incarico preso a Latina è solo uno dei tantissimi appalti sui quali aveva messo le mani Mollica coi suoi, ben collegato – secondo gli investigatori – alla criminalità organizzata. Il Consorzio Aedars, scrive la Guardia di Finanza sarebbe “una struttura delinquenziale, gerarchicamente organizzata e capeggiata da Mollica Pietro Tindaro, classe 1961, conosciutissimo imprenditore di origini siciliane il quale, dietro lo “schermo” di numerose società formalmente amministrate da una vasta platea di “prestanome”, è riuscito, nell’ultimo ventennio, ad assicurarsi un elevato numero di commesse pubbliche in tutta Italia”. 

“RAPPORTI MAFIOSI”
Gli specialisti del Gico parlano di “documentati stretti rapporti – personali e d’affari – intercorsi tra il Mollica Pietro ed alcuni soggetti legati a diverse consorterie malavitose, anche di matrice mafiosa, tra i quali, in particolare, spiccano gli imprenditori: Scirocco Francesco, classe 1965, ritenuto intraneo al clan messinese di Cosa Nostra detto dei Barcellonesi, tra i soci fondatori dello stesso Consorzio Aedars, e D’Oriano Vincenzo, classe 1965, pregiudicato mafioso e presunto affiliato al clan camorristico dei Cesarano, amministratore di fatto di una delle consorziate dell’ente”. Chissà come mai il deposito nucleare costato oltre 4 milioni di euro non fu ultimato e nel 2012 la Sogin ha dovuto effettuare un nuovo bando per completare l’opera per “sigillatura di microfessure e finitura interna” del bunker nucleare. Chiaro? Quella struttura era tutt’altro che sicura e per tale motivo è servito un altro appalto da 560 mila euro, aggiudicato con un ribasso del 33%. 

L’APPALTO A LATINA: NESSUNO VEDEVA
Il magazzino di scorie radioattive è stato inaugurato il 14 aprile 2014 alla presenza di parlamentari, del Prefetto e dell'allora Vicesindaco di Latina. Quelli del Gico non c'erano: erano impegnati ad indagare sul Consorzio Aedars. Solo un mese prima il Tar aveva annullato l'interdittiva antimafia che aveva stoppato il Consorzio Aedars. Forse non accorgendosi che una delle aziende alle quali Aedars aveva subappaltato i lavori del deposito provvisorio delle scorie nucleari a Latina, la Green Impresit Srl di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Cioè ad una socia dell'Aedars, coinvolta nel 2013 nello scandalo del CUB (Consorzio Unico di Bacino) per lo smaltimento dei rifiuti nelle province di Caserta e Napoli. Secondo i magistrati inquirenti campani, i dirigenti del CUB permettevano una truffa che consisteva sostanzialmente nel creare false emergenze, assegnando così i lavori senza alcuna gara d’appalto, in fretta e furia, e sempre alle solite ditte, Edil Eco Sud Srl e Green Impresit Srl. A settembre 2013 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ordinò il sequestro preventivo nei confronti di entrambe queste società. Ma la sentenza del Tar di Roma che ha annullò l’interdittiva antimafia nei confronti del Consorzio Aedars, non faceva menzione alcuna di tutta questa storia. Né sembra essersene alcuno in occasione dell'appaltone per il deposito nucleare a Latina, costruito appunto dalla Green Impresit...

LA RIVINCITA DEGLI INVESTIGATORI
Inoltre, nello scandalo CUB gli appalti venivano frazionati in modo da portarne l'importo sotto la soglia che fa scattare l'obbligo del bando europeo: qualcosa che ricorda la gestione di appalti e contratti ultimamente censurati dall'Autorità nazionale anticorruzione alla Latina Ambiente Spa. Il deposito nucleare è stato inaugurato e sta lì, con le sue scorie e i suoi segreti. 
Ora i Finanzieri del Gico tagliano il loro nastro, quello della confisca di un patrimonio stimato in 170 milioni di euro:  10 società con sede a Roma; quote societarie di 4 società, con sede a Roma, Venezia e in provincia di Messina; 40 unità immobiliari (11 fabbricati e 29 terreni) a Roma, Varese e in provincia di Messina; 11 tra automobili e moto; rapporti bancari – postali – assicurativi – azioni. 
Un colpaccio: non solo resta confermato l’impianto accusatorio che nel 2015 portò al sequestro preventivo di circa 135 milioni a Mollica & co. Ma ora lo Stato dopo averli congelati, se li prende quei beni che nel frattempo sono cresciuti. Il presunto boss può comunque fare ricorso fino alla Cassazione. 

E l’appalto a Latina Scalo?
Altro appalto pontino vinto dallo stesso consorzio Aedars ritenuto mafioso ed ora stroncato dalla Finanza, è quello del centro polivalente di Latina Scalo, i cui lavori furono abbandonati e mai più ripresi: resta solo un fantasma di ferro e cemento incompiuto. Anche in questo caso, nessuno si accorse di nulla. 
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