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Latina, esami universitari a rischio

Prof in sciopero, studenti in crisi. I disagi riscontrati a Roma e Latina FOTO

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Antonio Lodise - Presidente di Sapienza in Movimento e membro del consiglio di amministrazione della Sapienza
Antonio Lodise - Presidente di Sapienza in Movimento e membro del consiglio di amministrazione della Sapienza

Lo sciopero dei docenti universitari, previsto per il primo appello della sessione autunnale, sta mandando in tilt gli studenti. La motivazione principale è che i professori che scelgono di aderire (o di revocare la propria adesione) per chiedere lo sblocco degli scatti degli stipendi, non sono tenuti a comunicarlo. Per questo il primo elenco dei 5.444 aderenti a livello nazionale, pubblicato sul manifesto che circola su internet da inizio luglio, ha valore fino ad un certo punto. 

LE RICHIESTE INASCOLTATE DEGLI STUDENTI
Per fare chiarezza i rappresentanti degli studenti delle varie facoltà hanno chiesto ai presidenti dei corsi di laurea di chiedere ai docenti la propria adesione. Qualcuno ha segnalato nelle note del primo appello, su Infostud e sulla propria pagina istituzionale, la decisione di partecipare allo sciopero. Ma, forti delle regole a livello nazionali, non tutti hanno fatto uno strappo alla regola. 
Morale della favola: a sessione autunnale iniziata, gli studenti non sanno se potranno o meno sostenere l'esame. Inoltre, sebbene fosse stato consigliato ai prof di convocare assemblee per spiegare motivazioni e modalità, non sempre è stato fatto. In questo modo gli studenti sono costretti a rincorrere informazioni qua e là su internet. Disagi per laureandi e lavoratori, che dovrebbero essere ammessi alla data dell'esame in cui il prof sceglie di scioperare ma che stanno incontrando problemi.

COSA CHIEDONO I PROF
Il blocco degli esami non si vedeva nelle università dagli anni '70. Quello che chiedono i prof, coordinati dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria” è che gli scatti di stipendio, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal primo gennaio del 2015 anziché dal primo gennaio 2016. In termini spicci vuol dire che nei cinque anni di blocco degli scatti, hanno perso circa 200 euro al mese, 2.600 euro l'anno e 13.500 in cinque anni. «Chi ha davanti ancora 25 anni di carriera – scrivono i docenti del movimento – perderà circa 80mila euro se il blocco cesserà al 2015, altrimenti la perdita annua aumenterà. In questo modo il governo considera l'università, l'istruzione e la cultura secondari e accessori». Contestano, inoltre, il fatto che ad altri professionisti come magistrati, medici, avvocati, diplomatici, personale della carriera prefettizia, insegnanti delle scuole e polizia siano stati sbloccati gli scatti di stipendio. La decisione di scioperare viene dopo tre anni di silenziose battaglie fatte di lettere da 10mila firme al Presidente del Consiglio, manifestazioni e “sciopero bianco” che non arriva all'astenzione dalle mansioni lavorative. 

Gli studenti: qualcosa non ha funzionato 
Qual è il punto di vista degli studenti? Sicuramente di comprensione, facendo anche loro parte del caos dell'università pubblica. Antonio Lodise, presidente di Sapienza in Movimento e membro del consiglio di amministrazione della Sapienza, spiega che è bene che non vengano fornite informazioni sbagliate: «ci sono studenti che, aprendo le prime pagine dei giornali e trovando la notizia dello sciopero della sessione autunnale, sono convinti di dover tornare a fare gli esami a gennaio. È importante che passi il fatto che lo sciopero riguarda solo il primo appello della sessione autunnale e che i prof che non ne hanno altri in programma, sono obbligati a prevederne un altro dopo almeno quattordici giorni». Su questo punto, qualcosa che non ha funzionato nell'ingranaggio c'è: alcuni professori hanno comunicato su Infostud, il portale dove è possibile effettuare le prenotazioni degli esami, la decisione di aderire allo sciopero. Lo studente che accede per effettuare la prenotazione trova l'appello e può prenotarsi. Solo che sotto compaiono due righe in cui viene comunicato che la data è soggetta allo sciopero e sarà rimandata ad una data che verrà comunicata sullo stesso canale. Morale della favola: gli studenti si prenotano per una data ignota. «Fortunatamente non tutti i professori sono così. Abbiamo avuto disagi con i professori che creavano problemi già da prima e purtroppo nelle università pubbliche come la Sapienza nella sede centrale di Roma sono la maggior parte. Tutti i professori che prima non rispondevano ad una e-mail neanche per avere chiarimenti sul programma, sono gli stessi che si sono ben guardati dal rispondere agli studenti che gli chiedevano se aderivano o meno allo sciopero». Sembra che persino il rettore abbia invitato i docenti a comunicare la loro adesione, senza avere i risultati sperati da tutto il personale. «I problemi principali li hanno sicuramente i laureandi. Per loro dovrebbe essere consentito fare gli esami anche il giorno dello sciopero, come ha sottolineato il garante. Ma stare nell'incertezza non aiuta chi è sotto stress per la preparazione della tesi e rischia di pagare una rata in più qualora le regole non siano rispettate. La cosa su cui invito a riflettere chi sta seguendo la questione è: come mai è stato scelto lo sciopero degli esami e non delle lezioni? Perché ormai l'università viene vista come un “esamificio” ed è più importante l'esame rispetto al percorso che porta all'esame stesso. Anche noi studenti speriamo che ci siano dei miglioramenti per chi investe sulla propria cultura».
 

 

Disagi anche al Polo Pontino
In tilt anche gli studenti di Latina che frequentano le facoltà del Polo pontino, distaccamento della Sapienza. Nel primo elenco dei 5mila aderenti a livello nazionale compaiono circa una quindicina di docenti del Polo Pontino che insegnano nella facoltà di medicina, sei di ingegneria e uno di economia. Ma è solo una lista provvisoria perché, come è noto, possono scegliere di aggiungersi o ritirarsi in qualunque momento. I rappresentanti degli studenti e la senatrice accademica Chicca Bianchi, facendosi portavoce dei disagi dei ragazzi, hanno inoltrato ai presidenti di facoltà richiesta per avere l'elenco preciso di coloro che scioperano a Latina. Purtroppo, però, non tutti i prof hanno risposto alla richiesta e gli studenti, a pochi giorni dagli esami, non sanno ancora se devono prepararsi oppure no. Nella confusione inviano uno ad uno e-mail ai professori implorando di sapere se parteciperanno o meno allo sciopero. Le risposte, quando arrivano, sono anche il giorno prima dell’esame e costringono gli studenti a cambiare il programma che avevano in mente spostando le date anche degli altri esami. I problemi maggiori si hanno con gli esami integrati, composti da un presidente di commissione ed altri professori che a turno interrogano lo studente. Basta che sciopera uno dei professori per far saltare tutto: per questo gli studenti cercano di rincorrere l’uno o l’altro professore per convincerlo a sostenere lo stesso l’esame. Insomma, gli studenti di Latina si dicono penalizzati dallo sciopero del primo appello della sessione autunnale non tanto per le motivazioni espresse dai docenti, quanto per le modalità.«Se rimangono solo i secondi appelli di tutte le materie - spiega una studentessa di Latina a nome degli studenti - si sovrappongono tutti gli esami e salta la pianificazione pensata da tempo. Problemi per i laureandi a cui slittano gli ultimi esami e per chi deve fare un totale di crediti per le borse di studio per essere ammesso all’anno successivo. Gli appelli, inoltre, spesso sono presenti su Infostud e gli studenti credono che siano validi. Quando chiedono spiegazioni i prof rispondono che lo scopo dello sciopero è proprio creare disagio».
 


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