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20 minuti per visite oncologiche

Sanità, ora visite mediche a cronometro: Zingaretti impone il "minutaggio"

I medici della Regione Lazio saranno costretti ad eseguire visite specialistiche ed esami diagnostici con un cronometro in mano, alla pari di un centometrista. Con il decreto n. 239 del 28 giugno il Commissario alla Sanità Laziale, il Governatore Nicola Zingaretti, ha introdotto un ‘tempario di riferimento delle prestazioni specialistiche ambulatoriali individuate come critiche’. In sostanza, il manuale della durata massima per 63 prestazioni sanitarie. Una iniziativa adottata per “implementare la produttività e l'efficienza nell'erogazione delle visite specialistiche” ed elaborata – così si legge nel decreto -  con il supporto del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria (Sumai). 

DOTTORI O CRONOMETRISTI?
Non sono previste sanzioni per chi sfora, ma ai camici bianchi che lavorano negli ospedali e ambulatori del Lazio si chiede di sbrigarsi quanto più possibile indipendentemente dalla gravità del caso. 20 minuti e non un secondo di più: è questo il tempo massimo che il Governatore concede d’ora in avanti, anche per le visite oncologiche, neurologiche, ginecologiche, gastroenterologiche, urologiche, pneumologiche, otorinolaringoiatriche, ortopediche, fisiatriche e dermatologiche. Appena poco di più, 30 minuti, per una visita dell'endocrinologo. 15 minuti spaccati per un elettrocardiogramma. Sotto la scure anche molti esami diagnostici: tomografie, spirometrie, mammografie, risonanze magnetiche con e senza contrasto, ecografie, biopsie, sigmoidoscopie, colonscopie, polipectomie, tac, esofagogastroduodenoscopia, elettromiografia, etc.  

TEMPI D’ATTESA BIBLICI
Il provvedimento mira a ridurre anche le code e i tempi di attesa biblici, storiche piaghe della sanità laziale. L’impegno della Task Force (gruppo di lavoro) nominata dalla Regione Lazio nel 2014 non è stato sufficiente a smaltire l’ingorgo di visite ambulatoriali, specialistiche e diagnostiche. Tanto è vero che appena tre mesi fa Zingaretti ha varato il nuovo Piano Regionale 2016-2018 che introduce una garanzia dei tempi massimi di attesa dei pazienti. In molti casi è servono ancora oltre sei mesi per una Tac, una Pet o un esame radiografico.

I MEDICI: «NON SIAMO OPERAI»
Si tratta del primo decreto regionale che prevede una cronometrizzazione delle prestazioni sanitarie, anche se a settembre 2010 già la Asl RomaA introdusse un primo ‘tempario unico aziendale’ con cui ha imposto ai propri medici l’uso della clessidra. Le Regioni Sardegna e Lombardia stanno pensando di adottare soluzioni simili, ma per loro il percorso burocratico necessario per la definizione di un decreto sui tempi massimi entro cui concludere le prestazioni sanitarie è ancora lungo. «In questo modo – riferiscono a Il Caffè alcuni medici della Asl Roma 6 che preferiscono non comparire – la Regione Lazio ci sta chiedendo di ridurre drasticamente il tempo che dedichiamo ai nostri pazienti. Si tratta di una follia, una pazzia. Cerchiamo di fare quanto possibile per velocizzare il nostro lavoro, ma – sottolineano - siamo pur sempre medici, ogni giorno ci confrontiamo con il dolore e la sofferenza dei cittadini, e non certo operai di un autolavaggio o di una lavanderia. I costi della spesa sanitaria – concludono - si abbattono tagliando sulla pioggia di fondi che il sistema pubblico elargisce copiosamente da decenni a favore di certi operatori privati».

FERMARE IL CRONOMETRO ANCORA SI PUÒ
Il decreto del presidente della Regione Lazio “sarà oggetto di un successivo monitoraggio al fine di valutarne lì applicazione – così riporta il nuovo provvedimento - anche con il contributo delle Società Scientifiche di riferimento, delle Aziende sanitarie e delle Associazioni dei Medici”. D‘ora in avanti, dopo aver atteso a lungo di incontrare uno specialista o di effettuare un esame diagnostico, i cittadini del Lazio dovranno avere anche la cortesia di capire che il medico ha pochi minuti da dedicargli? Speriamo che Zingaretti ci ripensi: non è questa la sanità che aveva promesso ai cittadini. Più tempo il medico dedica ai propri pazienti e più cresce l’efficacia delle cure che prescrive. Lo rivela una analisi del dottor John Kelley del Massachusetts General Hospital e pubblicata su Plos One e Scientific American, due accreditate rivista scientifiche internazionali, e poi in Italia da Le Scienze.

Medici contrari
La salute del cittadino non va a tempo. Lo sostengono l’Alleanza per la Professione Medica, o APM, e il Cimo, il sindacato dei medici del Servizio Sanitario Nazionale. «Sono irrealizzabili e pericolosi per la salute dei pazienti i tempi previsti dal nuovo decreto regionale, perché in così poco tempo è impossibile svolgere una analisi accurata e attenta del paziente – sostengono i due sindacati – basta ai 5 minuti per una elettromiografia. Come si fa a comunicare ad un paziente che ha un tumore coi secondi contati? Lo mandiamo via perché stanno per scadere i minuti? Il rapporto tra medico e paziente non può essere cronometrato. La professione medica – sottolineano - non può essere trasformata in una catena di montaggio dell’industria metalmeccanica». Il decreto è stato adottato «senza consultare i rappresentanti dei medici”, è quanto sostiene invece il Consiglio Nazionale di Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Chirurghi e degli Odontoiatri, chiedendo che “vengano ritirate le disposizioni sui tempari nelle Regioni nelle quali sono stati approvati o sono in corso di approvazione, ma senza la consultazione della professione».
 

Daniele Castri



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