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Bilancio fortemente in utile, ma...

Acqualatina: casse piene, rubinetti a secco. Si disperde il 70% dell'acqua

L'AD BESSON E IL PRESIDENTE LAURIOLA 
Presentano il nuovo bilancio di Acqualatina
L'AD BESSON E IL PRESIDENTE LAURIOLA Presentano il nuovo bilancio di Acqualatina

Casse piene con un portentoso utile di esercizio dell’anno 2016 - il quarto consecutivo ottenuto grazie al solito 'aiutino' reagalato tre anni fa dalla Conferenza dei Sindaci - e rubinetti a secco per tutta la stagione estiva che ancora deve cominciare. Questo è in estrema sintesi il quadro che ci consegna l’ultimo bilancio approvato dal Consiglio di Amministrazione di Acqualatina SpA e che dovrà essere sottoposto prossimamente all’approvazione dei soci. Un’approvazione che, malgrado le apparenze e alla luce dei dati indicati dalla stessa società, non appare affatto scontata. 

PROFESSIONISTI DEL RINCARO
Cerchiamo intanto di capire da cosa è stato determinato l’utile di esercizio (17,8 milioni di euro) certificato dall’attuale Presidente del CdA di Acqualatina, Michele Lauriola, e dall’Amministratore Delegato, Luigi Raimondo Besson. Unico “sopravvissuto”, quest’ultimo, al CdA iniziale nominato quindici anni fa, in rappresentanza del socio privato, dopo esser stato l’artefice della legge regionale che ha dettato le procedure di affidamento del servizio idrico integrato in tutta la Regione Lazio. Date le caratteristiche dell’affidamento del servizio gestito da Acqualatina, che in gergo tecnico si definisce monopolio naturale, gli utili di bilancio si possono ottenere solo in due modi: 1) Rendere sempre più efficiente il servizio; 2) Far aumentare le bollette dai politici di turno. La prima ipotesi deve essere scartata in partenza con la lettura del Rapporto informativo per l’anno 2016, che risulta regolarmente presente sul sito internet della stessa società: non è una cortesia fornita dall’azienda ma un obbligo legale derivante dal D.Lgs. n. 33/2013. 

70% DI PERDITE, COME ALL’ARRIVO DI ACQUALATINA. E L’EFFICIENZA?
Nello scorso anno Acqualatina ha dichiarato che la dispersione idrica è stata del 70%, mentre nel 2015 era stata del 71%, sotanzialmente uguale a quando la Spa è arrivata: significa circa 86 miliardi di litri di acqua potabile immessi in rete e ma mai mai arrivati ai nostri rubinetti. Nel dettaglio, il 45% di questo enorme spreco è imputabile a “perdite nell’adduzione e nella distribuzione” mentre il restante 25% della dispersione complessiva viene genericamente attribuita a “perdite amministrative”. Leggasi: allacci abusivi. Alla faccia di quei vituperati utenti che da sempre si oppongono alla gestione privatizzata e additati genericamente come “morosi”. 
Gente che in realtà ha sistematicamente contestato i dati gestionali della società, grazie ai Comitati locali per l’acqua pubblica, e che ora è ad un passo dal vedersi riconosciute le proprie istanze con la probabile ri-pubblicizzazione del servizio: un caso che entrerà di diritto nella storia democratica del nostro Paese. 

SALASSI DAL PASSATO FINO AL 2021
Scartata quindi l’ipotesi che l’utile di esercizio del 2016 derivi dal miglioramento del servizio e dall’adeguamento degli impegni gestionali assunti all’atto di gara (anno 2002), da dove deriva l’introito che ha risollevato un resoconto contrassegnato in passato da un rosso permanente? È istruttivo il comunicato ufficiale emesso la settimana scorsa da  di Acqualatina: l’Amministratore delegato, ing. Luigi Raimondo Besson, dichiara che il risultato è stato ottenuto (le lettere maiuscole non sono nostre) “… grazie anche al riconoscimento dei Ricavi della Partite Pregresse e dei Costi Aggiuntivi di Morosità, sulla base di quanto stabilito dall’Autorità AEEGSI”. Aeegsi è l'Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, il presunto, cosiddetto Garante insomma. 
Per capire questo passaggio occorre risalire al 7 agosto 2014 quando l’allora Conferenza dei Sindaci (presenti solo gli esponenti del centro-destra) regalò ad Acqualatina la bellezza di 44 milioni di euro per le cosiddette partite pregresse: crediti vantati dalla società sugli investimenti realizzati in passato, i costi di gestione, i mutui pendenti, i ricavi di esercizio e le cosiddette “morosità”. Soldi che verranno fatti pagare ai cittadini fino al 2021. 

IL PRIVATO GODE...
Un’autentica beffa, che andrà a tutto vantaggio del socio privato di Acqualatina sotto forma di dividendi nella prospettiva della cessione delle sue quote, alla quale si aggiunge il danno della crisi idrica in corso. 
Una crisi già scoppiata prepotentemente lo scorso anno, soprattutto nel sud pontino e nella fascia dei Monti Lepini, e che si prospetta drammatica per quest’estate a cominciare da Latina, dove stanno razionando l’acqua per poter far irrigare le colture agricole. Si continua in sostanza a razzolar male là dove si era predicato bene. Nel suo Rapporto informativo del 2015 (documento ben diverso dal bilancio societario) la società aveva dichiarato: “Nell’ambito del progetto recupero dispersioni fisiche del Sud Pontino, è stata già conclusa ed assegnata la gara relativa all’attività di sostituzione, ottimizzazione ed ammodernamento delle reti idriche. L’ambizioso progetto di recuperare a fine lavori circa 240 l/sec, ci permetterebbe oltre ad un netto miglioramento dei livelli di servizio, di ridurre gli emungimenti di falda. I lavori dovrebbero iniziare già a partire dal mese di Marzo 2016”. 

... UTENTI E AGRICOLTORI PENANO
Se questi lavori sono stati eseguiti di certo i risultati non si sono visti. Nei giorni scorsi sono apparsi i comunicati con cui Acqualatina annunzia le interruzioni e il razionamento del servizio in diversi Comuni, con la seguente promessa: “I tecnici Acqualatina sono già al lavoro per risolvere il problema”. In che modo? Grazie alla classica danza per la pioggia? 
O al balletto dei politici? Quei politici che in passato – nella solita Conferenza dei Sindaci – hanno garantito ingiustamente oltre 273 milioni di euro ad Acqualatina. Come? 
Condonandogli 52,7 milioni di penali per le inefficienze ed  approvando la gonfiatura delle tariffe (come riconosciuto dal Tribunale di Latina in decine di cause) che ha prodotto un surplus furbetto di 220 milioni negli anni. 

Francesco Buda

14,7 MILIONI DI EURO PER RIDURRE LE PERDITE...
La dispersione idrica è sostanzialmente immutata dall’inizio della gestione di Acqualatina su tutto il territorio da essa gestito, anche se già dal 2005 era iniziata un’apposita “campagna recupero dispersioni” che mirava a ridurre sensibilmente il numero di perdite fisiche, anche al fine di ridurre la pesante perdita di esercizio registrata in quell’anno. Una campagna che inizialmente doveva durare fino al 2010 e che poi è stata prorogata fino al 2015 con l’esito che abbiamo appena visto. Il relativo costo di 14,7 milioni di euro è finito nelle bollette fatte pagare agli utenti. 
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