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Piano rifiuti all’avanguardia. È sparito

Porta a porta progettato... e poi nascosto. Lo strano caso di Latina FOTO

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LATINA - Il palazzo comunale
LATINA - Il palazzo comunale
LATINA - Tipica batteria di cassonetti in strada (foto: buongiornolatina.it)
LATINA - Tipica batteria di cassonetti in strada (foto: buongiornolatina.it)

Perdere posti di lavoro, specie in un periodo di crisi come quello attuale, è sempre una sconfitta per tutti. Ma in questi casi si tratta di una sconfitta ancor più pesante, se paragonata a ciò che sta avvenendo nel resto d’Europa e nelle esperienze più virtuose del nostro Paese, perché è una perdita causata soprattutto da sciatteria, dal malgoverno e dall’ignoranza amministrativa. Parliamo delle ventilate ipotesi di crisi occupazionali per la fine della Latina Ambiente e della chiusura dell’invaso IndEco nella discarica di Borgo Montello-Bainsizza, ma l’esempio potrebbe riguardare tante altre realtà della nostra zona. Con la raccolta differenziata "porta a porta" si possono creare moltissimi posti di lavoro in più rispetto ai vecchi e nocivi sistemi delle discariche e degli inceneritori, anche ad oltre 30 volte in più (come spiega l'articolo qui sotto). Si chiama economia circolare: il ciclo si chiude senza massacrare il territorio e l'economia, rigenerando e riutilizzando di volta in volta le risorse impiegate. Come succede in politica, ma senza quei nefasti esiti. 

PIANO RIFIUTI TENUTO NEI CASSETTI 
Alla luce di queste semplici considerazioni è necessario chiedersi che fine ha fatto il rivoluzionario progetto di raccolta differenziata annunciata dall’ex Sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi e dall’allora Vicesindaco, nonché Assessore all’Ambiente Fabrizio Cirilli, circa due anni fa. Un ottimo progetto al quale, tra l’altro, aveva dato piena adesione anche il PD attraverso l’ex Consigliere comunale Giorgio De Marchis. Risulta infatti che nel marzo 2014 l’amministrazione comunale di Latina aveva dato incarico al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), che poi a sua volta aveva incaricato la cooperativa piemontese Erica di Alba, di redigere un piano relativo alla raccolta differenziata spinta con il sistema “porta a porta” in tutto il territorio del Comune. Risulta agli atti anche l’incarico conferito alla stessa Coop. Erica per il censimento di tutte le utenze che avrebbe permesso la corretta applicazione della tariffa. Entrambi i documenti sono stati regolarmente consegnati. Il fine di tali studi era quello di raggiungere gli obiettivi fissati dalle normative europee, anche se in ritardo: bisognava arrivare al 65% entro la fine del 2012.

OTTIME INTENZIONI. E POI?
Il nuovo piano andava a sostituire quello predisposto nel 2008 dalla Latina Ambiente, che pur avendo a parole lo stesso obiettivo di raccolta, nella realtà lasciava il riciclaggio ai margini; di fatto si continuava a privilegiare lo smaltimento indifferenziato e il ricorso all’invaso gestito dalla Ecoambiente (partecipata al 51% dalla stessa Latina Ambiente) presso la discarica di Borgo Montello-Bainsizza. Dunque, mentre in altre parti d’Italia, dopo aver raggiunto l’85% di riciclaggio e riuso delle varie componenti dei rifiuti (carta, plastica, metalli, vetro, organico, ecc.), ci si sta ponendo il traguardo del 96,7% entro il 2022, nel capoluogo pontino solo due anni fa l’amministrazione aveva deciso di mettersi in regola con le regole comunitarie. Ma neanche questo è bastato. 

PROGETTO SPARITO. PERCHÉ?
Il progetto è letteralmente sparito, tanto che la Dirigente del Settore Ambiente del Comune, alla vigilia dello scorso Natale, ha prodotto una determina che prevede il conferimento di rifiuti indifferenziati, per tutto il 2016, alla RIDA Ambiente di Aprilia, al prezzo record di complessivi 147,58 euro a tonnellata (quasi 15 centesimi al kg). 
Fatti due calcoli, la percentuale di raccolta differenziata resterebbe così ben al di sotto degli obiettivi di legge anche per tutto l’anno in corso. E pensare che l’anno sco
Tra le forze politiche che si presenteranno alle prossime elezioni amministrative, fino ad oggi una sola compagine, Latina Bene Comune capeggiata da Damiano Coletta, ha elaborato un programma che vuole riprendere il progetto "porta a porta" commissionato dall'amministrazione Di Giorgi e poi sparito. 

LA CITTA' NON PUO' PIU' REGGERE ALTRE PAGLIACCIATE
Le gestione finalmente sana dei rifiuti è un punto cruciale: cosa faranno le altre cordate che si candidano alla guida della città? Non basta più dire di volere la differenziata, il riciclo e bla bla bla. Devono dire come, con un progetto serio. Uno, ad esempio, è proprio quello commissionato dall'ultimo sindaco (e pagato dai cittadini). Il Movimento 5 Stelle è strenuo sostenitore della differenziata e del riciclo. Ma non ha ancora prodotto il proprio programma perché in attesa della certificazione di una lista da parte dei vertici del moVimento, tra le quattro presentate dai relativi Meet-Up presenti a Latina. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano anche gli altri, coloro che avevano annunciato e accolto con entusiasmo la rivoluzione mancata. Se poi ci facessero anche capire perché la raccolta differenziata a Latina, in un modo o nell’altro, è sempre stata boicottata, avremo fatto bingo.

 

Come creare lavoro (sano) con i rifiuti
A parità di costo per gli utenti, per ogni 100mila tonnellate di rifiuti indifferenziati smaltiti in discarica servono al massimo 15 posti di lavoro. Allo stesso tempo, con il combustibile ricavato dalle medesime 100mila tonnellate di spazzatura bruciate in un impianto di incenerimento (non importa se camuffato come termovalorizzatore) si dà lavoro al massimo a 40 persone. Invece per la raccolta differenziata spinta, con il sistema porta a porta, di posti di lavoro ne occorrono almeno 250. In quest’ultimo caso di solito c’è anche un significativo risparmio (circa il 10%) nelle bollette pagate dai contribuenti. Questo è il riscontro ormai consolidato a livello internazionale e nei luoghi più virtuosi in Italia (consorzio Priula in Provincia di Treviso e Comune di Capannori in Toscana) per quanto riguarda l’occupazione diretta, ma il riscontro è ancora più importante per quanto riguarda l’occupazione indiretta: i posti di lavoro complessivi possono arrivare anche a 500. Solo la raccolta differenziata infatti, tra le tre soluzioni indicate, permette di recuperare le preziose risorse in fase di esaurimento a livello mondiale. Questo fattore economico-produttivo è di fondamentale importanza per una economia, come la nostra, che non dispone di materie prime per alimentare i propri cicli produttivi. Identico discorso vale per le risorse energetiche ricavate da fonti fossili. Salvaguardare e rinnovare le fonti energetiche è quindi doppiamente necessario per il nostro sistema produttivo, perché solo il tal modo si preserva e si incrementa l’occupazione, oltre a tutelare l’ambiente. Lo spreco è la principale causa della crisi attualmente in corso e contrastarlo è un atto di civiltà.

 

Gli incentivi della raccolta differenziata spesi per farla fallire
Fin dal 2006 il Comune di Latina ha ottenuto i contributi per implementare e far decollare il riciclaggio dei rifiuti nel suo territorio. I fondi sono stati elargiti dalla Provincia, ma provengono dalla “ecotassa” incamerata dalla Regione Lazio dai gestori degli impianti di smaltimento. La cifra esatta non si conosce, ma sicuramente si tratta di milioni di euro. L’ultima determina reperibile sul sito dell’amministrazione, redatta a maggio dello scorso anno, si riferisce al rendiconto di circa 1,2 milioni di euro per gli anni dal 2009 al 2011. Risultano acquistati con tale cifra anche i cassonetti per la raccolta stradale della frazione organica, che poi sono stati posizionati al fianco di quelli utilizzati per lo smaltimento indifferenziato dei rifiuti. Grazie a tale scelta, risaputamente inefficace da molto tempo, la raccolta differenziata a Latina non è mai andata oltre il 35%.
 


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