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1,3 miliardi con affidamento diretto

Acqua, con la scusa dell’emergenza appalti tra pochi intimi, pagati dagli utenti

Oltre un miliardo e 345 milioni di euro per appalti da autorizzare a razzo e scansando qualunque legge sia ritenuta d'impaccio, compreso il codice dell'ambiente e quello che regola i contratti pubblici. Sono gli interventi previsti nel Lazio dopo la crisi idrica dell'estate 2017, elencati nel 2° Rapporto semestrale del Garante regionale dei servizi idrici pubblicato a dicembre scorso. Dopo che il Governo ha riconosciuto l'emergenza – non calamità naturale, come impropriamente si dice, visto che per la legge è un'altra cosa – il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, ha emanato l'ordinanza n. 474 del 14 agosto 2017. Il provvedimento dà la possibilità di intervenire derogando a moltissime norme, specificando una dozzina di leggi nazionali promulgate negli ultimi 114 anni. 

CARTA BIANCA E TEMPI DA RAZZO
“Il Commissario delegato all'emergenza (il presidente del Lazio, Zingaretti, ndr)  e gli eventuali soggetti attuatori dal medesimo individuati possono provvedere, sulla base di apposita motivazione, in deroga alle seguenti disposizioni normative leggi ed altre disposizioni regionali strettamente connesse alle attività previste dalla presente ordinanza”, recita l'ordinanza 474. In particolare, possono avvalersi degli articoli 63 e 163 del codice dei contratti pubblici, cioè aggiudicare lavori e forniture senza gara pubblica d'appalto come di solito si deve fare per garantire la scelta della migliore offerta tra quelle proposte da varie ditte concorrenti. Tempi ultraveloci: 180 giorni “per tutte le autorizzazioni necessarie all’approvazione ed alla cantierabilità degli interventi”. Cioè lo stesso tempo di durata dello stato di emergenza dichiarato il 7 agosto 2017. Non è dato sapere quali interventi siano stati approvati, a parte ad esempio il caso eclatante del “potabilizzatore” da 500 litri al secondo sul Tevere. Quello che stanno realizzando a Roma nord per dare da bere l'acqua del fiume ai romani e a quasi l'intera provincia, come raccontato in esclusiva dal nostro giornale lo scorso 19 luglio. 

ACEA PIGLIATUTTO
Gli interventi proposti sono moltissimi: ricerca e riparazione perdite, nuove condotte, nuovi pozzi e sorgenti, ma anche dissalatori e “potabilizzatori”. Oltre il 97% degli importi stimati per gli interventi in deroga riguarda Acea Ato2, la società che serve oltre la Capitale e quasi l'intera provincia romana. 63 progetti in tutto, spalmati su un periodo che va dal settembre 2017 al dicembre del 2024, con costi anche stratosferici. Ad esempio: per l'acquedotto del Peschiera, 4 interventi per totali 820 milioni. 100 milioni tondi per la terza linea dell'acquedotto Marcio, 40 milioni per un altro “potabilizzatore” del Tevere da mille litri al secondo. Un dissalatore da 25 milioni di euro entro la fine di quest'anno, il nuovo serbatoio con sollevamento e condotte al centro idrico Prenestino da 27 milioni di euro entro maggio 2020, 25 milioni di euro per il nuovo Acquedotto del Pertuso entro fine dell'anno prossimo. Per il centro idrico Laurentina, che riguarda Ardea e Pomezia, il costo stimato è 10 milioni di euro. 

NEL RESTO DEL LAZIO
Tra le opere da autorizzare e appaltare in deroga, 8 sono targate Acqualatina. Tre per il sud pontino: la condotta Cellole, in Campania, pozzi “25 Ponti” a Formia e Capodacqua (sorgenti a Spigno Saturnia). Per il nuovo collegamento che passa a Cellole, nel casertano, il report del Garante parla di 5,6 milioni di euro e di 6-9 mesi per la realizzazione (senza riferimenti al calendario), ma Acqualatina parla di un milione e 273mila euro per 120 giorni di cantiere a partire dal 26 giugno scorso. “N.D.”, non disponibili i costi stimati per 25 Ponti e Capodacqua nel report del Garante. 800mila euro dice Acqualatina, la quale in ballo ha anche: attivazione di tre pozzi, due a Roccagorga e uno a Prossedi, installazione dearsenificatori presso la centrale di Sardellane a Sezze e collegamento pozzi Sardellane2, risanamento condotta adduttrice di Minturno, ricerca acqua ad Amaseno e nuovo campo pozzi e adduttrice di collegamento per totali 2.350.000 euro, finanziati dal Governo. Oltre ai progetti per l'Ambito idrico di Roma e provincia (ATO2), ci sono quelli di Acea in Ciociaria (ATO5) per oltre 32 milioni e mezzo di euro. 

TUTTO IN BOLLETTA
Questo fiume di appalti prevedono di pagarlo caricandone i costi interamente sulle bollette. Nei documenti consultati dal Caffè e riferiti dal cosiddetto Garante del servizio idrico laziale, non vi è traccia di finanziamenti da parte dei soci privati di Acea e di Acqualatina. E nessuno glielo chiede. Il Governo, nel dichiarare la cosiddetta calamità naturale, ha stanziato 19 milioni di euro. Sono serviti per pagare le autobotti e altri progetti nella prima fase di emergenza durata sei mesi. Si sa da una vita che le reti vanno sistemate, a cominciare dalle perdite. Nel 2007 il governatore Marazzo firmò un Piano per la crisi idrica. Ma abbiamo acquedotti colabrodo, nonostante i “nuovi” gestori: cos'hanno fatto in tutti questi anni? Certo il clima e le piogge sono cambiate, ma la malagestione non cambia. È questa la calamità. Ciò che non hanno fatto finora, lo si vuol fare in quattro e quattr'otto dribblando un fiume di leggi e facendolo pagare a noi. Chi controlla? 

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