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Le ditte la pagano 1 millesimo al litro

Acque minerali pubbliche... incassi ai privati. Il caso del Lazio

Pagano quasi nulla ai titolari della “merce” e ci ricavano fiumi di denaro: 191 euro e 35 centesimi su ogni euro pagato per le concessioni ad estrarre e imbottigliare. Oltre il 19mila per cento. Per la prima volta nella storia dello Stato italiano, un suo organismo ha analizzato la situazione delle concessioni delle acque minerali di cui siamo tra i massimi produttori e i primi consumatori in Europa, e nel mondo secondi solo ai messicani. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze conferma quello che sapevamo: alle casse pubbliche non va quasi nulla dell'enorme giro d'affari dell'oro blu. Qui pubblichiamo una sintesi delle principali voci. L'analisi - curata in particolare dal dottor Cristian Campagna del Dipartimento del Tesoro - si riferisce ai dati del 2015. “Un anno d'oro per il mercato delle acque minerali in Italia”, nel quale “è molto cresciuto il consumo pro-capite, che ha superato per la prima volta la soglia dei 200 litri/anno, con un incremento del 7,9 per cento sul 2014”, spiega l'associazione di categoria degli imbottigliatori nell'ultimo rapporto Beverfood. 

ELEMOSINA ALLO STATO FESSO
L'oro in questione, quasi 16 miliardi di acqua, ha generato un fatturato di 2,7 miliardi. Ma solo lo 0,68%, cioè 18,4 milioni di euro, è finito nelle casse delle Amministrazioni concedenti. Merito delle regole vigenti. In via generale, le linee guida approvate dalla Conferenza Stato – Regioni nel 2006 invitavano ad applicare canoni minimi (non obbligatori) per ogni metro cubo (mille litri): da 50 centesimi a 2,5 euro. 
E poi 30 euro per ogni ettaro o frazione di superficie demaniale concessa. Ma in ogni regione vigono norme e importi a sé: c'è chi applica tutti e tre i canoni, comunque irrisori, e chi no. E così 6 concessioni su 10 pagano solo l’elemosina sugli ettari in concessione e nulla sui milioni di metri cubi d'acqua presa. 

LAZIO: DA 0,7 A 2,3 MILLESIMI AL LITRO
Nel Lazio, la legge regionale 15 del 2007 fa pagare tutti e tre i canoni: 68,56 euro fino a 25milioni di litri di acqua per ogni ettaro concesso e 137,11 euro per quantità superiori. A ciò si aggiungono 2,28 euro ogni mille litri imbottigliati. Ma il canone si dimezza se la bottiglia è in vetro, e crolla a 69 centesimi a metro cubo nei casi di vuoto a rendere. Risultato:  tra 0,7 e 2,3 millesimi al litro. Meno della bottiglia vuota. E così, benché siamo terzi in Italia per acque imbottigliate, il ricavo rilevato è di neanche 852mila euro in un anno… Il Lazio vanta 30 concessioni (oltre il 10% del totale nazionale) e 24 marche. Al livello nazionale, un litro di acqua, magari molto pregiata, costa in media a chi la mette in bottiglia 1,1 millesimi al litro. 

ALLERGICI ALLE GARE PUBBLICHE
Il Rapporto ministeriale rileva due gravi criticità. Una: non solo le amministrazioni pubbliche ci ricavano quasi zero, ma nemmeno verificano che i volumi idrici e gli oboli di cui si accontentano siano correttamente misurati (vedi riquadro a lato). Altra assurdità: tutte le concessioni risultano assegnate con affidamento diretto, mediante provvedimento amministrativo rilasciato su istanza delle aziende private. Nel 2015 spunta la prima e unica concessione (su 295) data tramite gara pubblica in Liguria. A decidere chi può sedersi alla tavola di questo enorme business, in un mercato di asserita libera concorrenza, sono dunque burocrati e politici: i presunti tutori del superiore interesse pubblico e dei beni comuni. Sempre più imbarazzante è dunque sentire che è tutta colpa del clima se i cittadini e le coltivazioni di Roma e dintorni, soprattutto ai Castelli Romani, ma pure nell’Agro pontino, restano a secco. 

PRIVATI NELL’ORO, COMUNI A SECCO
Qualche faccia da tubo ripeterà che mancano i soldi per ammodernare le reti, che le tariffe del servizio idrico in Italia “sono le più basse d'Europa” e occorre alzare ancora le bollette. È il tormentone dell'altra lobby idrica, quella degli acquedotti tipo Acea, Acqualatina e le multinazionali che le controllano di fatto. 
Se le sorgenti e gli impianti per alimentare abitazioni e piantagioni sono in difficoltà, è ancora più chiaro dove e come si potrebbero e dovrebbero attingere nuove risorse per sistemare e potenziare le reti pubbliche. 
Sul prossimo numero de Il Caffè seconda puntata con la classifica dei colossi privati delle acque pubbliche imbottigliate: quanto pagano di canone Nestlé, San Benedetto, Gruppo Coca Cola e gli altri “produttori”? 

Lo Stato non sa quanta acqua prendono davvero
Alla irrisorietà delle somme pagate dagli imbottigliatori si aggiunge una grave ombra, rilevata dal Dipartimento del Tesoro nel suo Rapporto: “Le Amministrazioni concedenti non conoscono il quantitativo effettivo di acqua emunta dai concessionari, in quanto la misurazione della portata effettiva non viene praticata per la mancata installazione degli strumenti idonei. […] Il quantitativo effettivo di acqua estratta può essere auto-dichiarato dai concessionari, senza che vi sia un’effettiva attività di controllo da parte dell’amministrazione concedente. In alcuni casi i concessionari, ancorché tenuti all’autodichiarazione, non comunicano periodicamente, come stabilito dai regolamenti regionali, il quantitativo di acqua emunta alle amministrazioni concedenti, le quali mancano di dare seguito agli strumenti di tutela dell’interesse pubblico di cui dispongono (come la revoca della concessione)”. Ma al pensionato che non riesce a pagare l’acqua, si stacca l’acqua...
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