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Tar boccia la discarica sulle falde di Carano: respinto ricorso della Ecoparco

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I cittadini ancora senza risposte sulla qualità dell'acqua in zona Lazzaria
I cittadini ancora senza risposte sulla qualità dell'acqua in zona Lazzaria
Residenti e agricoltori nel sito dove Ecoparco Srl voleva fare la megadiscarica
Residenti e agricoltori nel sito dove Ecoparco Srl voleva fare la megadiscarica
Scavi ordinati dalla Procura di Velletri a caccia di rifiuti illegali nell'ex cava a maggio 2015
Scavi ordinati dalla Procura di Velletri a caccia di rifiuti illegali nell'ex cava a maggio 2015

Nuova bocciatura per il gigantesco polo dei rifiuti previsto sulle falde idriche che danno acqua ad Aprilia, Anzio, Nettuno e in parte a Latina nord e Cisterna, oltre che a molti pozzi privati, abitazioni rurali e coltivazioni anche pregiate: per il Tar il polo Ecoparco non s'ha da fare. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha respinto il ricorso della società Ecoparco Srl che chiedeva di annullare il No della Regione Lazio al progetto. “Il ricorso si rivela palesemente infondato”, si legge nella sentenza n. 5076 della Sezione prima quater pubblicata oggi 8 maggio, che tra l'altro condanna la società ricorrente a rifondere mille euro per le spese di lite alla Regione. L'operazione in discorso prevedeva una sorta di Malagrotta bis ai piedi di Velletri, al km 8,100 della Cisternense, praticamente al confine con Aprilia e Cisterna. In particolare: una megadiscarica da due milioni di metri cubi, ampia come 11 campi di calcio e profonda 33 metri in un sito dove – rammenta il Tar – la falda acquifera sta a 45 metri di profondità; un impianto TMB per dividere e sminuzzare 100mila tonnellate all’anno di spazzatura indifferenziata da impaccehttare e spedire agli inceneritori; un impianto a cosiddetto “bio” gas estratto da 40mila tonnellate all'anno di rifiuti e un centro per trattare 30mila metri cubi di rifiuti speciali liquidi l’anno (percolati).

AREA GIÀ AMMORBATA

Il tutto in un'area già pesantemente da una vecchia cava di pozzolana trasformata in discarica illegale, ma pure dall'ex discaricata comunale di Velletri mai bonificata che continua a produrre milioni di litri di percolato. La Regione Lazio con determinazione numero G09619 del 3 agosto 2015 ha espresso parere negativo di valutazione d'impatto ambientale sull'imponente progetto Ecoparco. E la Ecoparco Srl ha impugnato l'atto. Tra le contestazioni, spicca quella secondo cui il no regionale sarebbe illegittimo perché l'Ente non aveva comunicato subito che nell'area presa di mira dai manager dell'immondizia vi sono diversi pozzi di acqua potabile e perciò non sarebbero stati messi in condizione di illustrare le opere per non interferire con la risorsa idrica. La società contestava inoltre la mancata convocazione del tavolo tecnico tra istituzioni (Conferenza dei servizi) per vagliare e discutere il progetto. Infine, sosteneva la ditta, il provvedimento regionale andava annullato perché non valutava specificamente le osservazioni con cui la ditta stessa replicava al diniego della Regione. Scoperta e resa nota dal giornale il Caffè nell'agosto 2014 (certi affari e certi progetti spuntano di solito in piena estate o nelle vacanze natalizie) l'iniziativa ha scatenato una civile ma determinata reazione dei residenti e agricoltori della zona. I giudici del Tar Salvatore Mezzacapo, Anna Bottiglieri e Fabio Mattei, sottolineano anche certe pericolose eredità che ammorbano l'area: “il provvedimento (con cui la Regione ha respinto il progetto Ecoparco, ndr) riferisce che l’area interessata dal progetto risulta sottoposta ad accertamenti giudiziari per violazioni al Codice dell’ambiente che hanno reso necessario il sequestro, tuttora in essere, dell’area stessa, e che all’interno delle aree di cava risulta essere stata individuata anche un’area di smaltimento di rifiuti di varia natura, oggetto di ulteriore accertamento”.

RIFIUTI ILLEGALI E ALLARME ACQUA

I lettori ricorderanno che l’ex gestore della cava dove si voleva fare la nuova megadiscarica, Fabrizio Masella, si era autodenunciato davanti ai magistrati sostenendo vi erano stati sepolti, illegalmente, rifiuti tossici ospedalieri. L’area al confine tra i Comuni di Velletri, Cisterna, Aprilia e Lanuvio, per un totale di oltre 18 ettari, è stata sequestrata dalla Procura di Velletri a causa del rinvenimento di fanghi tossici, scarti di demolizione edile e ordigni bellici. I giudici hanno sottolineato inoltre diversi aspetti ambientali segnalati dai cittadini e recepiti dalla Regione: “nel sottosuolo dell’area interessata dal progetto scorrono le falde acquifere che alimentano i campi pozzo di Carano e Giannottola, che contribuiscono al fabbisogno potabile dei Comuni di Aprilia, Anzio e Nettuno. Il sito di progetto ricade all’interno del piano regionale di tutela delle acque (P.R.T.A.). L’area rientra tra quattro siti ad alto impatto ambientale: Colleferro, Latina, Aprilia, Roma”.

CASE TROPPO VICINE

“L’area di localizzazione – prosegue la sentenza - è contornata da singole abitazioni (a circa 500 metri dall’area impiantistica), di derivazione agricola, ed è allo stato destinata ad attività agricola (vigneti e frutteti) e ad attività artigianale. La continuità del paesaggio è assicurata da porzioni di terreno con elevato valore di naturalità, sebbene parzialmente edificate. A Nord del sito impiantistico, sul confine Ovest, è presente una fascia vincolata, quale area boscata protetta, mentre, su un’area situata all’ingresso del sito è presente un vincolo da protezione dei corsi acquei pubblici (Fosso del Carano). L’area ricade, altresì, nell’ambito di protezione delle attività venatorie e dei beni lineari (ferrovia). A 350 m. dal perimetro del polo impiantistico è posta la casa circondariale di Velletri, che ospita circa 640 detenuti. La zona è già coperta da altri poli impiantistici”. Contro il progetto si sono fatti sentire i Comuni di Velletri (che del resto punta a farsi un proprio impianto da 30mila tonnellate l'anno proprio a Lazzaria, accanto all'ex discarica comunale, insieme ad Albano e Latina), ma pure quello di Aprilia e Anzio. Mute sono rimaste le allora Amministrazioni di Latina e Nettuno, città che pure sono servite dalle acque provenienti da quella zona. Sui rischi originati dai percolati della vecchia discarica veliterna e sull'ex cava usata per interrare illegalmente rifiuti, continua a restare un cono d'ombra. Da anni i cittadini e gli agricoltori chiedono verità sulla qualità dell'acqua in quella zona, ma non arrivano risposte chiare, complete e convincenti. Perché? L'Asl Roma 6 l'Arpa Lazio si sono limitate a rispondere al Caffè che "è in corso un'indagine giudiziaria". Quanto durerà? Quando si potrà avere la dovuta e trasparente informazione?

 



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